Un nuovo allargamento per una nuova Europa
Guerra con la Russia e crisi del rapporto con gli Stati Uniti costringono l’UE a ragionare in termini diversi sull’allargamento verso Est. Non è per forza un male, sostengono gli analisti bulgari Ognian Minchev e Vesela Cherneva

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Alba su un ponte pedonale lungo il Dnipro a Kyiv (© Elena Suvorova/Shutterstock)
(Questo articolo è stato originariamente pubblicato, in forma più estesa, dalla testata bulgara Mediapool.)
Mentre Ucraina, Moldova e i paesi dei Balcani occidentali si avvicinano un po’ alla volta verso l’ingresso nell’Unione europea, è utile dare uno sguardo all’ultima grande ondata di allargamento dell’UE, quella del 2004-2007. Cosa ha guadagnato l’UE da quelle nuove adesioni? Dove ha commesso errori? Quali lezioni apprese plasmeranno il percorso per i futuri ingressi?
Abbiamo chiesto il parere di Ognian Minchev, professore all’Università di Sofia e direttore dell’Istituto di studi regionali e internazionali di Sofia, e di Vesela Cherneva, vicedirettrice del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR).
“L’allargamento del 2004 è stato il culmine del sogno europeo di riunificazione”, si dice convinta Vesela Cherneva. Sebbene il processo non sia stato privo di difficoltà, è stato proprio l’allargamento verso l’Europa centrale e orientale a trasformare l’UE in un attore globale dal reale peso.
“I libri di storia ricorderanno l’allargamento del 2004 come uno dei maggiori successi dell’integrazione europea: l’UE è il posto migliore al mondo in cui vivere, e questo è stato possibile dopo la riunificazione dell’Europa”, sostiene Cherneva.
Secondo Ognian Minchev, la tensione verso l’allargamento dell’UE rimane cruciale poiché stanno emergendo nuovi centri di potere internazionale: “Potrebbe sembrare che i benefici dell’allargamento siano in gran parte potenziali, mentre i suoi problemi siano molto reali. Ma da una prospettiva geopolitica l’unificazione del continente europeo sarà di immensa importanza per il suo stesso futuro”, afferma Minchev.
Problemi, lezioni e l’era Orbán
Gli allargamenti del 2004 e del 2007 oggi sono spesso visti con sentimenti contrastanti, a causa dei problemi emersi in seguito, tra cui la linea politica perseguita per molto tempo dall’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán.
“Anche Robert Fico e Janez Janša [primi ministri di Slovacchia e Slovenia, ndr] hanno periodicamente minato l’unità europea. L’allargamento ha portato all’adesione di Stati come Bulgaria e Romania, che ancora oggi, e in misura ancora maggiore rispetto a prima dell’adesione, non solo non sono riusciti a contrastare la corruzione, ma si trovano ulteriormente invischiati nel loro sistema oligarchico”, aggiunge Cherneva.
Secondo lei, le condizioni per l’adesione all’Unione sono però ora molto più stringenti rispetto al passato. Sono legate più strettamente allo stato di diritto e consentono la sospensione o addirittura la cessazione dei negoziati di adesione qualora un Paese candidato regredisca in termini di democrazia o economia di mercato. “Si discute sempre più spesso di un’ulteriore rafforzamento di questo principio. I nuovi Paesi che entreranno a far parte dell’UE potrebbero non avere più il diritto di veto sulle decisioni comuni, che invece Orbán sfruttava”, afferma Cherneva.
La vicedirettrice dell’ECFR ritiene che l’UE abbia tratto diverse lezioni importanti dai tre allargamenti avvenuti finora in questo secolo (2004, 2007 e la Croazia nel 2013).
“La prima lezione è che uno Stato membro non può minare la separazione dei poteri al proprio interno e allo stesso tempo bloccare importanti decisioni dell’UE nel tentativo di proteggersi dalle critiche”, afferma. Quando le fondamenta della democrazia iniziano a erodersi in uno Stato membro, l’UE deve avere degli strumenti per intervenire; Cherneva ritiene che ciò potrà avvenire grazie ai negoziati per il nuovo bilancio dell’UE.
“La seconda lezione fondamentale, in particolare in relazione a Orbán, riguarda il suo abuso del diritto di veto. L’allargamento in sé continuerà a richiedere l’unanimità, ma sulla maggior parte delle altre questioni l’Unione si muoverà probabilmente verso il voto a maggioranza, anche su temi chiave come la sicurezza e la difesa”, afferma Cherneva.
A suo avviso, un’altra lezione fondamentale riguarda la possibilità dell’UE di impedire il blocco di decisioni importanti tramite la costituzione di coalizioni di Stati membri disposti a collaborare. “Assisteremo sempre più spesso a coalizioni di Paesi che lavorano insieme a livello intergovernativo prima di cercare di trasformare la loro collaborazione in politiche a livello europeo”, prevede Cherneva.
L’impatto delle crisi
Secondo Ognian Minchev, ogni allargamento passato ha reso sempre più difficile per l’UE raggiungere decisioni comuni che conciliassero gli interessi dei diversi Stati membri. A suo avviso, questo spiega anche perché le persone che guidano l’UE siano spesso ritenute poco carismatiche: “non sono leader politici nel vero senso della parola. Sono dei meri mediatori incaricati di creare le condizioni più equilibrate possibili per i negoziati tra i leader nazionali”, afferma.
La rapida trasformazione del sistema internazionale nell’ultimo decennio ha avuto un profondo impatto sia sul ritmo che sulla direzione del cambiamento all’interno dell’UE. Secondo Minchev, l’Unione europea è giunta a considerarsi il prototipo dell’ordine globale immaginato dai sostenitori del consenso liberale. Il ritorno della rivalità geopolitica ha ora innescato una profonda crisi interna: “L’Europa non è più il modello di futura società globale ammirato da tutti. Ora ha potenti oppositori, avversari e nemici dichiarati”.
A questa crisi d’identità ha contributo la crescente polarizzazione delle società e delle istituzioni europee. Mentre un tempo vi era un ampio consenso sulle principali priorità europee, l’ascesa del populismo di destra e delle idee politiche conservatrici ha introdotto nuove tensioni ideologiche. “Tutto ciò si è sviluppato parallelamente alle sfide dell’allargamento. E tutto ciò influenza le prospettive per i futuri allargamenti”, afferma Minchev.
L’importanza della sicurezza
“L’UE sviluppa le sue istituzioni e i suoi strumenti rispondendo alle crisi e adattandosi ad esse. Lo abbiamo visto durante la crisi del Covid-19, dopo la quale è stato istituito il Dispositivo per la ripresa e la resilienza. Anche la prossima ondata dell’allargamento sarà principalmente una risposta a una crisi”, osserva Cherneva.
L’Europa è ora costretta a ripensare la sua concezione di sicurezza, concorda Ognian Minchev – e le preoccupazioni per la sicurezza sono ampiamente considerate una delle ragioni principali per cui l’Unione europea sta ora guardando all’Ucraina e alla Moldavia.
Secondo Cherneva, “la discussione in corso è completamente diversa dai tradizionali negoziati sui capitoli per l’adesione all’UE. Stiamo parlando di garanzie di sicurezza, ma anche del trasferimento di tecnologie militari dall’Ucraina all’Europa e, più in generale, di come l’Ucraina, che oggi possiede di fatto l’esercito più forte e più esperto d’Europa, possa entrare a far parte della più ampia architettura di sicurezza europea”, afferma la vicedirettrice dell’ECFR.
Anche Ognian Minchev ritiene che l’importanza dell’Ucraina sia enorme. “La mancanza di risorse militari sufficienti [dell’Europa, ndr] rende l’Ucraina un partner particolarmente attraente”, osserva. Tuttavia, l’integrazione dell’Ucraina sarà estremamente impegnativa, perché si tratta di un grande Paese con istituzioni deboli, alti livelli di corruzione e persistenti problemi strutturali: “l’Ucraina è stata costretta a diventare un’efficace macchina da guerra. Ma per quasi ogni altro aspetto rimane una società post-sovietica con gravi problemi,” secondo l’analista.
Priorità all’Ucraina e alla Moldavia
“La Moldova sarà anche piccola, ma è cruciale per la sicurezza del Mar Nero, che sta diventando una componente sempre più importante della sicurezza complessiva dell’Europa”, afferma Minchev. Anche secondo Cherneva, l’attuale contesto geopolitico rende l’adesione dell’Ucraina e della Moldova una priorità più urgente rispetto a quella dei Balcani occidentali, che fino a poco tempo fa dominavano l’agenda di allargamento dell’UE.
Tuttavia, sarebbe pericoloso procedere a nuove adesioni senza un’adeguata preparazione. Per questo motivo Minchev prevede che l’integrazione dei due Paesi avverrà per fasi, in modo da consentire loro di avvicinarsi agli standard dell’UE ricevendo al contempo il sostegno necessario per farlo.
Secondo Minchev, l’integrazione a più velocità sta già diventando realtà ed è probabile che diventi una delle caratteristiche distintive del futuro sviluppo dell’Unione europea. Minchev prevede inoltre una maggiore centralizzazione in settori strategicamente importanti come la difesa, la sicurezza delle frontiere, il commercio e la politica finanziaria.
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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito del progetto “EU Neighbours East”, a cui OBCT partecipa insieme ad altri undici testate europee.
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