Ucraina: un altro anno senza pace

Il 2025 è stato un altro anno di guerra per l’Ucraina: la situazione sul fronte resta difficile, mentre l’esercito russo continua a bombardare infrastrutture e aree urbane. I controversi sforzi diplomatici, guidati dal presidente USA Donald Trump, per ora non hanno dato frutti

07/01/2026, Claudia Bettiol Kyiv
Black out a Kramatorsk © KyivCityUa/Shutterstock

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Black out a Kramatorsk © KyivCityUa/Shutterstock

Il 2025 si chiude per l’Ucraina con un bilancio all’insegna di guerra e resistenza. Nonostante una serie di incontri ad alto livello, la diplomazia internazionale non è riuscita a tradurre gli sforzi in risultati concreti e la strada per la pace resta più lontana che mai.

Sul piano interno, la società ucraina si è trovata ad affrontare profonde tensioni politiche e sociali: un grave scandalo di corruzione ha scosso le istituzioni di Kyiv, mentre una nuova normativa sulla mobilitazione, sempre più contestata, ha alimentato il dissenso.

Il tutto mentre al fronte la situazione rimane sostanzialmente in stallo e, nelle città e nei villaggi di tutto il Paese, la popolazione civile continua a vivere sotto bombardamenti incessanti spesso origine di vittime innocenti e blackout diffusi.

Eppure, nonostante tutto, la resistenza ucraina persiste, sostenuta dalla fievole speranza che il 2026 possa finalmente portare, prima o poi, a quel cambiamento tanto atteso.

I negoziati di pace: tanti incontri, nessun accordo

L’anno che ci lasciamo alle spalle è stato caratterizzato da un’intensa attività diplomatica, voluta e condotta principalmente dal presidente statunitense Donald Trump, che ha preso le redini della situazione da quando si è insediato alla Casa Bianca, dichiarando di voler risolvere il conflitto tra Mosca e Kyiv nell’arco di 24 ore.

Gli incontri, i primi a marzo 2025 in Arabia Saudita tra Ucraina e Stati Uniti e i successivi a maggio a Istanbul tra la delegazione russa e quella ucraina, non hanno però portato alcun progresso nelle trattative di pace: la Russia ha mostrato una chiara riluttanza nell’accettare i termini della tregua, mentre continuavano a emergere le drammatiche conseguenze della guerra, tra cui il rapimento e la deportazione di bambini ucraini.

Dopo un’estata altalenante, negli ultimi mesi dell’anno, Stati Uniti e Russia hanno lavorato segretamente, senza coinvolgere Kyiv o l’Unione Europea, a una nuova proposta di pace. Ma alla fine, nonostante modifiche e controproposte, nessun accordo è stato raggiunto e il “modello Trump” sulla guerra in Ucraina sembra essersi rivelato come il fallimento dell’anno.

D’altronde, mentre Kyiv continua a puntare su garanzie di sicurezza e giustizia, il Cremlino mantiene una posizione inflessibile, rifiutando un cessate il fuoco e insistendo su concessioni territoriali nel Donbas.

Il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha più volte dichiarato che la parola ‘fine’ potrà essere pronunciata solo quando Mosca riterrà di aver raggiunto i suoi obiettivi.

L’Unione Europea, dal canto suo, ha confermato il suo sostegno all’Ucraina stanziando da 90 miliardi di euro per il 2026-2027, ma ha dovuto riconoscere che i negoziati internazionali sono rimasti senza esito.

Corruzione e scandali: un colpo alla credibilità

Nel 2025 l’Ucraina si è vista travolgere anche da uno dei più gravi scandali di corruzione dall’inizio dell’invasione russa su larga scala.

Il caso è esploso a novembre: l’operazione anticorruzione “Midas” condotta dall’Ufficio Nazionale Anticorruzione (Nabu) e dalla Procura Specializzata Anticorruzione (Sap), gli stessi organi che a luglio il governo aveva tentato di porre sotto maggiore controllo politico, ha coinvolto l’azienda Energoatom e collaboratori stretti del presidente Zelens’kyj, accusandoli di tangenti e operazioni finanziarie opache, comprese criptovalute.

Il presidente ha cercato di limitare i danni, determinato a combattere la corruzione nel suo Paese. “È un momento estremamente difficile per tutti in Ucraina tra interruzioni di corrente, attacchi russi e perdite”, ha dichiarato Zelens’kyj. “È assolutamente inaccettabile che, in mezzo a tutto questo, ci siano ancora complotti nel settore energetico. In questo momento, dobbiamo tutti proteggere l’Ucraina”.

Lo scandalo ha suscitato, però, un’enorme rabbia nell’opinione pubblica, soprattutto perché riguarda da vicino il settore energetico e nel momento in cui la popolazione affronta blackout continui a causa degli attacchi russi.

La percezione che funzionari corrotti stessero traendo profitto mentre il Paese è in piena guerra ha minato la fiducia nelle istituzioni e ha alimentato le proteste.

Le proteste: uniti contro corruzione e mobilitazione

Il 2025 ha visto, infatti, anche le prime grandi proteste contro il governo dall’inizio dell’invasione russa del 2022.

A luglio, migliaia di cittadini ucraini, soprattutto giovani, sono scesi in piazza per manifestare contro una legge che avrebbe eliminato l’autonomia delle agenzie anticorruzione. Le proteste sono state significative non solo per le dimensioni, ma anche per il messaggio: la popolazione ucraina, pur supportando la resistenza contro la guerra, non è disposta a rinunciare ai valori democratici e allo stato di diritto.

La piazza ne è uscita vincitrice: dopo due giorni di proteste, Zelens’kyj ha fatto marcia indietro, presentando un nuovo disegno di legge che ripristinava l’indipendenza delle agenzie anticorruzione

Episodi di resistenza si sono verificati in diverse città anche per la mobilitazione forzata, mostrando la crescente stanchezza della popolazione e il dibattito sulla legittimità delle pratiche di reclutamento. In più occasioni, madri e mogli degli uomini mobilitati, insieme ad altri manifestanti, si sono radunati per protestare contro quella che percepivano come una “tirannia” dei centri di reclutamento territoriale.

La Rada (il parlamento di Kyiv) ha prorogato più volte durante l’anno la legge marziale e la mobilitazione generale, con l’ultimo rinnovo a novembre che ha esteso le misure fino a febbraio 2026.

Ogni proroga ha sottolineato la permanenza dello stato di guerra e l’impossibilità per l’Ucraina di tornare a una condizione di normalità, alimentando il malcontento tra la popolazione sempre più stanca del conflitto.

La situazione al fronte, tra lo stallo e le perdite

Sul campo di battaglia, il 2025 non ha portato a grandi svolte. La Russia ha mantenuto l’iniziativa, avanzando lentamente e cercando di isolare le difese ucraine, soprattutto nella regione del Donbas.

Particolarmente difficile da mesi e mesi è la situazione a Pokrovs’k, dove l’accerchiamento russo si è fatto sempre più stretto. A novembre, le truppe russe hanno continuato a rivendicare progressi nella conquista della città, ma la difesa ucraina sta cercando con ogni mezzo di non far capitolare l’ultima roccaforte della regione.

Analisti occidentali e OSINT osservano che tali operazioni, pur lente, mirano a sfruttare la superiorità numerica russa e logorare le difese ucraine.

Secondo stime congiunte di agenzie di intelligence e think tank occidentali, le perdite complessive delle forze russe dall’inizio dell’invasione nel 2022 fino alla fine del 2025 sono nell’ordine di centinaia di migliaia, con alcune valutazioni che superano il milione di soldati tra morti e feriti, riflettendo l’elevato costo umano della campagna militare voluta dal Cremlino.

Le difficoltà sul campo sono aggravate dalla carenza di risorse umane. L’esercito ucraino sta fronteggiando un nemico numericamente superiore, con risorse limitate e una popolazione sempre più stanca della guerra.

Nonostante tutto, le forze ucraine resistono, impedendo sfondamenti massicci, mantenendo la coesione del fronte e conducendo operazioni offensive, come attacchi con droni contro raffinerie e infrastrutture petrolifere russe, cercando di colpire l’economia del nemico.

Un altro anno di sofferenza

Per la popolazione civile ucraina, il 2025 è stato un anno di sofferenze continue. Gli attacchi russi con missili e droni si sono intensificati, prendendo di mira sistematicamente le infrastrutture energetiche del paese.

L’obiettivo di Mosca è quello di privare la popolazione di elettricità e riscaldamento durante l’inverno, mettendo sotto pressione il governo di Kyiv e fiaccando il morale della resistenza.

A dicembre, alla vigilia di Natale, la Russia ha lanciato un attacco con 635 droni e 38 missili contro l’Ucraina, colpendo ben tredici regioni e lasciando completamente senza elettricità interi centri abitati.

I blackout programmati sono ormai divenuti parte della quotidianità. A Kyiv molti quartieri rimangono senza luce per più di dieci ore consecutive, senza riscaldamento e spesso senza acqua. Le scene di palazzi distrutti, ambulanze e vigili del fuoco al lavoro sono diventate tristemente familiari per gli ucraini e per il mondo che segue le notizie sul conflitto.

Oltre alle vittime dirette, migliaia di persone hanno subito traumi psicologici, hanno perso le loro case o sono state costrette a fuggire. Il prezzo umano della guerra, nel solo 2025, è stato altissimo.

La pace esiste davvero?

Il 2025 si chiude perciò lasciando l’Ucraina in una situazione estremamente difficile. Nonostante le difficoltà, la resistenza continua. La società civile si è dimostrata attiva e vigile, capace di protestare contro ingiustizie e di difendere i valori democratici anche nel mezzo di una guerra, le forze armate resistono al fronte e la popolazione civile mantiene vivo un barlume di speranza.

Ma il 2026 si apre con molte incertezze. I negoziati avrebbero potuto portare a un accordo, invece si ha l’impressione – se non la certezza – che questa guerra potrebbe trascinarsi ancora a lungo, per mesi o forse anni.

Mentre il mondo guarda avanti, l’Ucraina continua a lottare per il presente, con la speranza che il sacrificio di questi anni non sia stato vano e che il 2026 possa finalmente essere l’anno della pace. Quella giusta, però.