Ucraina, fare attivismo ambientale durante l’invasione

La guerra ha messo in secondo piano i temi dell’ambiente e del clima in Ucraina e ha reso più difficile il lavoro di chi se ne occupa. Declinato in modi nuovi, l’impegno però continua

31/12/2025, Alexej Ovchinnikov
Hoverla nei Carpazi, la vetta più alta dell'Ucraina

Hoverla nei Carpazi, la vetta più alta dell’Ucraina

Hoverla nei Carpazi, la vetta più alta dell'Ucraina (© Rosliak Nataliia/Shutterstock)

(Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall’Ukraine War Environmental Consequences Working Group nell’ambito di PULSE.)

Nonostante la guerra in corso, le associazioni ambientaliste in Ucraina hanno continuato a impegnarsi per la protezione delle aree naturali del paese. Per esempio, sia a Svydovets nei Carpazi sia a Osorkorky nella regione di Kyiv, hanno contestato i tentativi di usare il conflitto come pretesto per cementificare aree naturali.

Rispetto ad altri paesi dell’Europa orientale e del Caucaso, la società civile ucraina è piuttosto forte e riesce a esercitare una certa influenza sulle autorità. Ma gli attivisti spesso raccontano che “la guerra si sta prendendo le persone migliori”: sono proprio quelle più attive e impegnate a partire volontariamente per il fronte, dove spesso muoiono. Arrivano di continuo brutte notizie, e sono perdite gravi per il movimento ambientalista e climatico ucraino.

Da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su larga scala dell’Ucraina, sono stati uccisi per esempio Roman Ratushniy, un attivista di Kyiv venticinquenne a cui ora è intitolata una riserva naturale, il giornalista ambientale Max Levin, il giovane curatore e difensore degli alberi Semen Oblomey e Viktor Ruban, a lungo attivo a difesa delle foreste suburbane di Kyiv. Anche molte persone che lavoravano nei parchi nazionali e nelle riserve hanno perso la vita nel corso dell’invasione. È stato il caso, tra gli altri, di Vitaliy Zlenko, direttore del Parco nazionale Karmeliukove Podillia, ucciso mentre si trovava in un’altra area protetta, il Parco paesaggistico regionale Vysunsko-Inhuletskyi nella regione di Mykolaiv.

Le persone che rimangono nelle retrovie sono però motivate e pronte a raddoppiare gli sforzi per far sì che l’Ucraina esca dalla guerra in condizioni migliori, e che i sacrifici non siano stati vani.

Adattarsi alle nuove circostanze

Diana Popfalushi, responsabile dell’Ukrainian Climate Network (Rete climatica ucraina), ci ha raccontato come l’invasione russa su vasta scala ha cambiato il lavoro suo e degli altri attivisti ambientali in Ucraina.

“All’inizio dell’invasione su vasta scala quasi nessuno pensava più alle questioni climatiche o ambientali, e anche noi eravamo consapevoli che in quel momento c’erano altre cose più importanti da fare”, ricorda. Ma aggiunge: “A metà del 2022 avevamo prestato al nostro paese il primo soccorso. Era ora di tornare al nostro lavoro – ma come potevamo tornare a catturare l’attenzione delle persone?”.

“Ci siamo concentrati su progetti piccoli, che potessero aiutare a risolvere alcuni dei problemi causati dalla guerra”, continua Popfalushi, “come per esempio l’installazione di pannelli solari. Era una cosa che aveva un’utilità nell’immediato, perché poteva rendere un ospedale o una scuola indipendenti dai continui blackout causati dagli attacchi missilistici. Abbiamo promosso anche la realizzazione di un orto comunitario. Il progetto ha dimostrato di rispondere ai bisogni della gente: si sono rivolte a noi molte persone sfollate, per loro era un buon modo per tenersi occupate e trovare un minimo di stabilità psicologica”.

“Abbiamo visto che alcuni progetti che erano stati concepiti prima dell’invasione potevano funzionare anche in tempo di guerra. Oggi stiamo lavorando essenzialmente sulle stesse tematiche che stavamo sviluppando prima del 2022”, spiega Popfalushi. È cambiato però l’approccio, che ora lega più esplicitamente le questioni ambientali e climatiche al conflitto e ai progetti per la ricostruzione.

Gli attivisti ambientali e climatici ucraini sottolineano, per esempio, i legami tra l’aggressione russa e l’economia dei combustibili fossili. Organizzazioni come Razom We Stand si sono battute per chiedere sanzioni su petrolio, gas e carbone, e la climatologa Svetlana Krakovska ha apertamente definito l’invasione russa come una guerra per i combustibili fossili.

L’impegno continua

Lavorare sull’agenda climatica e ambientale in Ucraina rimane difficile, visto che le priorità politiche e i finanziamenti si concentrano sul conflitto e sul ripristino delle infrastrutture danneggiate. Mentre le grandi organizzazioni riescono a stare a galla, le iniziative più piccole faticano di più. La generale riduzione dei finanziamenti internazionali alle organizzazioni della società civile si fa sentire anche in Ucraina: molti si appoggiano su progetti che durano un anno o anche meno e che richiedono un notevole dispendio di risorse per cercare i finanziamenti e redigere documenti, senza alcuna certezza sulle possibilità di prolungamento.

Gli attivisti ambientali e climatici stanno provando a portare l’attenzione su quello che sta accadendo nell’Ucraina non occupata. Per esempio, sulla cresta montuosa Polonina Runa nei Carpazi è prevista l’installazione di un gran numero di turbine eoliche e di strade che dovrebbero attraversare le foreste vergini d’alta quota.

Alla domanda su cosa le dia la forza e l’ispirazione per lavorare in condizioni così difficili, Diana Popfalushi risponde: “Come attivista, cerco di concentrarmi su ciò che posso fare, su ciò che posso cambiare. Nel corso dell’invasione abbiamo perso tutte le illusioni, quindi nel nostro lavoro ci concentriamo semplicemente sull’azione. Insieme ai problemi, ho imparato a vedere immediatamente le soluzioni. Nel nostro team ci sono anche le persone visionarie, ma per me è più facile lavorare quando ho un’idea chiara di ciò che va fatto – e lo faccio.”

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Marta Abbà nell'ambito delle reti tematiche di PULSE, un'iniziativa europea coordinata da OBCT che promuove le collaborazioni giornalistiche transnazionali.

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