Serbia, una battaglia epica per la libertà

“L’Europa non è dove sventolano le bandiere, è nei valori”. Per Srđan Milivojević, presidente del Partito democratico serbo, quella guidata dagli studenti serbi è una battaglia epica per la libertà. Nostra intervista

23/01/2026, Danijela Nenadić Belgrado
Srđan Milivojević - Foto D. Nenadić

Srđan Milivojević

Srđan Milivojević - Foto D. Nenadić

Signor Milivojević, da presidente del Partito democratico serbo (DS), come valuta l’attuale situazione politica in Serbia, soprattutto tenendo conto della sfiducia dei cittadini nelle forze di opposizione e della decisione degli studenti di distanziarsi dai partiti politici?

La Serbia sta attraversando la più grave crisi sociale, politica e di valori della sua storia recente. Vučić ha distrutto tutti i segmenti della società – la struttura e la sovrastruttura – annientando quindi anche la vita politica e il sistema politico, ed è questo l’aspetto più preoccupante.

Per tredici anni, i partiti di opposizione sono stati sistematicamente distrutti. Esiste però un principio di proporzionalità sociale e politica per cui ci deve sempre essere un’opposizione ad un governo autoritario e dittatoriale. Se non sono i partiti politici ad opporsi, allora si crea un’opposizione sociale, una forza sociale che sfugge al controllo del governo e del regime. Oggi questa forza è incarnata dagli studenti.

Quello studentesco è il movimento sociale più importante in Serbia e in questa parte d’Europa, e le azioni degli studenti serbi potrebbero essere facilmente riprodotte in altri paesi della regione e oltre.

Quando parliamo dell’attuale sistema politico in Serbia, parliamo innanzitutto di una commistione tra criminalità organizzata e leadership politica, che è una delle definizioni di mafia. Con l’aiuto dell’UE, in particolare dell’Italia, e degli Stati Uniti, nel 2003, poco prima dell’omicidio di Zoran Đinđić, il primo premier democratico, abbiamo creato il Tribunale speciale per la criminalità organizzata. Oggi, a distanza di più di ventidue anni, il regime sta cercando di abolire la Procura per la criminalità organizzata (TOK), convinto che, chiudendo la TOK, verrebbe rimossa anche la questione della criminalità organizzata.

Se escludiamo l’Ucraina e la Russia, devastate dalla guerra, la Serbia è al primo posto in Europa per livello di criminalità organizzata. Non lo dico solo io, lo confermano tutte le ricerche importanti sull’argomento. Certo, ci sono partiti politici che si oppongono all’attuale regime, ma dopo essere stati annientati e denigrati per un decennio – l’esperienza del DS è paradigmatica in questo senso – oggi questi partiti sono indeboliti.

Un regime così indaffarato nel distruggere i partiti politici non si aspettava che a farsi portavoce del malcontento dei cittadini potesse essere una forza che sfugge ad ogni controllo politico, ossia gli studenti. Il punto è che viviamo in un paese dove la società è completamente devastata.

In questo contesto, dove si colloca il Partito democratico che, dopo il ripristino del multipartitismo in Serbia, è stato un punto di riferimento per i cittadini liberi e capaci di pensare con la propria testa?

Il Partito democratico si fonda su alcuni principi valoriali, principi che coltiviamo da trentacinque anni. Il DS promuove il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Siamo un partito che ripudia la guerra, ci siamo opposti alla politica guerrafondaia di Milošević, Šešelj e Vučić.

Siamo stati i primi a promuovere l’idea di Europa in Serbia. Abbiamo introdotto, coltivato e sviluppato questa idea. Siamo stati accusati di essere traditori perché abbiamo sostenuto l’adesione della Serbia all’UE. Oggi quelle stesse persone che ci hanno bollato come traditori cercano spudoratamente di appropriarsi della nostra politica. Assistiamo al tentativo di Vučić di cambiarsi d’abito. Ha indossato un frac europeo sopra il cappotto di Šešelj, fingendo di essere un filoeuropeo.

Tuttavia, c’è ancora un buco in quel frac, nel punto in cui era appuntata una spilla con la scritta “Šešelj, eroe serbo”; nella tasca interna c’è quel cucchiaio arrugginito con cui hanno minacciato di tagliare la gola ai non serbi; c’è anche quell’ombrello calibro 7,22 millimetri con cui Vučić si aggirava tra le colline attorno a Sarajevo [recentemente, reagendo ad un video del 1993 che lo mostra con un fucile in un cimitero insieme ad altri uomini armati, Vučić ha dichiarato che quello che teneva in mano era un ombrello, ndt].

Dietro a quell’abito si celano discorsi guerrafondai e una politica che Vučić non ha mai abbandonato e che può essere riassunta in quella frase vergognosa pronunciata nel parlamento serbo: “Per ogni serbo che uccidete, noi uccideremo cento musulmani”. È triste constatare che qualcuno in Europa abbia creduto che un uomo simile potesse essere un filoeuropeo.

Considerando l’attuale contesto in cui si svolge la vita politica in Serbia, su quali principi oggi il DS fonda la sua identità e il suo lavoro?

Su quegli stessi valori degli anni Novanta. Restiamo dediti all’integrazione europea. Un altro aspetto molto importante per il DS è lo sviluppo dei rapporti di buon vicinato nella regione. Coltiviamo poi il rispetto dei diritti e delle leggi. In questo momento, i promotori di questa idea, oltre al DS, sono anche i nostri studenti. Ecco perché il DS sostiene senza riserve il movimento studentesco.

Durante gli incontri con i funzionari dell’UE e con i politici europei, mi viene spesso chiesto perché non ci siano bandiere dell’UE alle proteste studentesche [in Serbia]. L’Europa non è dove sventolano le bandiere, è nei valori. Gli studenti si battono per l’uguaglianza davanti alla legge, il rispetto della Costituzione, il perseguimento dei reati di corruzione, la tolleranza, le pari opportunità e la pace.

L’immagine che gli studenti inviano all’Europa, la loro unità, a prescindere dall’appartenenza etnica, parlano da sole. Mai nella storia recente si è vista una tale unità di persone che si oppongono alla mafia al governo. Anche ai tempi di Otpor si era instaurato un formidabile sodalizio tra persone capaci di allargare lo sguardo oltre le differenze religiose ed etniche, differenze che sono sempre state attentamente coltivate nei Balcani.

Oggi gli studenti affermano di aver superato queste differenze. L’umanità, la generosità, la solidarietà – questa è la nostra fede comune. Ci opponiamo alla disumanità e ad una politica criminale. Vučić non sopporta queste immagini, vuole tenere le persone chiuse nelle gabbie etniche e incoraggiarle a odiarsi a vicenda, per spingerle sull’orlo del sanguinoso abisso balcanico.

Abbiamo guidato le proteste negli anni Novanta, oggi le sosteniamo. Crediamo che sia necessario sostenere la lista elettorale creata dagli studenti per sconfiggere il male, per creare un clima referendario come quello del 2000 e far crollare il regime di Vučić. Qualsiasi imposizione di altre idee che possano compromettere questo clima referendario non contribuisce alla vittoria della lista studentesca.

È importante che la lista degli studenti vinca le elezioni, che venga ripristinato un ambiente democratico e poi ricostruiremo la società e incoraggeremo un chiaro impegno della Serbia sulla strada dell’integrazione europea.

Il DS è il primo partito ad aver sostenuto incondizionatamente gli studenti e ad aver deciso di boicottare il parlamento. Qual è il vostro rapporto con le altre forze di opposizione? Come commenta la decisione di altri partiti di continuare a partecipare ai lavori del parlamento?

Deve esserci un dialogo tra le forze di opposizione. Possiamo essere d’accordo su molte cose, ma non su ciò che viola i valori fondamentali coltivati dal DS. Non c’è bisogno che sediamo in un’aula che è solo una facciata, che non è un parlamento ma serve a Vučić per convincere l’Europa che qui c’è ancora una vita politica.

Di fronte a quel parlamento c’era un accampamento illegale frequentato da criminali, e il parlamento ora è diventato una parte coperta di quell’accampamento. Non c’è alcuna vita parlamentare, c’è solo una parvenza di normalità. Naturalmente, continueremo a parlare con l’opposizione, a meno che i suoi esponenti non diventino un fattore di disturbo nel creare un’atmosfera in cui i cittadini dovranno chiaramente scegliere da che parte stare.

È impossibile che, in questo clima referendario che si sta creando, qualcuno dica: “Ho una terza via, una mia strada”. Se la società ha bisogno di fare due passi avanti, se il prezzo per i partiti politici è fare due passi indietro e cedere il posto ad altri, noi siamo pronti, perché questa non è una lotta per mandati e potere. Questa è una battaglia epica per la libertà.

Alcuni vi criticano, sostenendo che il vostro sostegno incondizionato agli studenti sia solo di facciata, che non sia sincero e che il DS stia cercando di infiltrarsi tra gli studenti per influenzare il processo decisionale…

Nessuno dei funzionari del DS è nella lista creata dagli studenti. Il tentativo di screditare il nostro sincero sostegno è pura demagogia. Vogliamo liberare il paese attraverso le elezioni. Quando la Serbia sarà di nuovo libera, il DS parteciperà sicuramente alle elezioni successive. A proposito, questa non è la prima volta che il DS non partecipa le elezioni.

Abbiamo già boicottato le elezioni due volte, la prima nel 1997, per poi tornare come il partito che ha guidato la Serbia e ha avuto la massima responsabilità nel governare il paese dal 2001 al 2003. Il DS esiste da trentacinque anni e non temiamo di scomparire se non saremo finanziati dal bilancio. Al momento, abbiamo più di centoventi comitati locali, duecento consiglieri comunali in tutta la Serbia, due seggi nel parlamento della Vojvodina e nove in quello nazionale.

Un partito che esiste da trentacinque anni non può semplicemente scomparire. Siamo l’unico partito politico in Serbia e nella regione che, nei suoi trentacinque anni di attività, ha eletto otto presidenti con procedura democratica ed è sopravvissuto.

Quali sono le sue aspettative per il 2026? Crede che possa essere l’anno delle elezioni?

Se ci saranno elezioni dipenderà dalla nostra determinazione, dalla nostra tenacia e dal nostro coraggio, non dalla volontà di Vučić. Se la pressione non si placherà, se questa diventerà insopportabile per Vučić, perché lui reagisce solo alla pressione, allora si voterà. Se Vučić invece deciderà di ignorare le pressioni, non farà che allungare l’agonia. Ogni giorno che le elezioni vengono rinviate, la situazione peggiora per lui, ma anche per la Serbia. Ogni giorno di rinvio perdiamo la prospettiva europea, la possibilità di una vita normale, e molte persone lasciano la Serbia.

Quale sarà il ruolo del DS, considerando che non parteciperà alle prossime elezioni?

Saremo un correttivo sociale. Forse non parteciperemo alle elezioni parlamentari, ma dopo questa tornata e dopo il crollo del regime, ci saranno elezioni locali, e ci prepareremo anche per le elezioni politiche successive. Il DS sarà la prima forza politica alle elezioni locali. Facciamo parte della grande famiglia dei socialisti europei come membro associato e abbiamo instaurato un’ottima collaborazione con i nostri colleghi europei. Infine, mi piacerebbe vedere una sala intitolata a Zoran Đinđić al Parlamento europeo, dove esiste già una sala dedicata ad Aldo Moro.

Cosa si aspetta dalla visita della delegazione del Parlamento europeo in Serbia?

Il DS propone sanzioni ad personam contro gli esponenti di spicco del regime che hanno calpestato i diritti umani e le libertà civili, i poteri e i principi costituzionali. Crediamo che sarebbe bene insistere sulla responsabilità individuale.

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