Romania, riparte l’emigrazione
Dopo gli anni del miracolo economico, in cui l’emigrazione dalla Romania era scesa considerevolmente, negli ultimi anni il numero di romeni – soprattutto giovani – che partono è tornato a salire. Tra le diverse motivazioni di una scelta spesso dolorosa, quelle economiche restano determinanti

© Cristi Dangeorge/Shutterstock
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Il fenomeno dell’emigrazione romena continua a suscitare grande interesse: sono sempre più i romeni che lasciano il paese in cerca di una vita migliore. Il 2025 è stato un anno record, con circa 55.000 di persone che hanno rinunciato definitivamente alla propria residenza in Romania. Un dato che rappresenta uno dei livelli più alti dai tempi della Rivoluzione del 1989.
Sono oltre cinque milioni i romeni che vivono e lavorano in altri paesi europei. E il loro numero continua a crescere. Il paese preferito resta la Gran Bretagna, seguita da Spagna e Italia. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica romeno (INS), l’anno scorso 54.966 persone hanno scelto di trasferire la propria residenza all’estero, mentre il numero di romeni rientrati definitivamente in patria è sceso sotto la soglia dei 20mila.
L’unico anno che ha registrato un “esodo” maggiore è stato il 1990, quando con l’apertura dei confini furono registrate 96.929 partenze, scrive G4 Media. Negli anni immediatamente successivi, il fenomeno subì un calo significativo anche per via dei visti imposti dagli stati dell’Unione europea. Nel 1991 le partenze furono 44.160, nel 1992 31.152.
Il livello più basso di emigrazione permanente degli ultimi decenni è stato registrato nel 2014, quando solo 11.251 romeni hanno trasferito la propria residenza all’estero. Era il periodo in cui la Romania veniva metaforicamente chiamata “la tigre dell’Europa”, per la sua forte crescita economica. Ma il miracolo economico non è durato a lungo: già nel 2016 sono state registrate 22.807 partenze definitive e, nel 2018, la cifra ha raggiunto quota 27.229.
L’aumento ha subito un’accelerazione dopo il 2021, anno in cui oltre 34.000 persone sono partite in modo permanente. Ma il record è stato raggiunto, appunto nel 2025 con 54.966 romeni che lasciano il paese.
Per prendere una tale decisione – spesso dolorosa – gli immigrati romeni hanno diverse motivazioni, ma quelle economiche rimangono determinanti. Sui motivi di questa scelta ha indagato anche il Barometro nazionale della gioventù con un sondaggio pubblicato lo scorso marzo, rappresentativo a livello nazionale della popolazione romena di età compresa tra i 18 e i 35 anni.
Motivi per trasferirsi all’estero
Secondo lo studio, il 64,7% dei giovani intervistati indica il desiderio di un lavoro meglio retribuito come motivo principale per trasferirsi all’estero, mentre il 10% cita la corruzione e un altro 10% il desiderio di iniziare una nuova vita.
Il 6,1% degli intervistati è in cerca di servizi pubblici migliori (sanità, istruzione, trasporti, ecc.). C’è poi un 3,2% che ha paura che la Romania smetta di essere un paese democratico e l’1,5% che teme invece la guerra.
Non facile però prendere la strada dell’emigrazione. Alla domanda “cosa sarebbe più difficile lasciare alle spalle in caso di emigrazione”, il 76,9% dei partecipanti al sondaggio ha indicato la separazione della famiglia (genitori, fratelli, nonni) l’aspetto più difficile da lasciare alle spalle qualora dovessero lasciare la Romania. Per non parlare del doloroso fenomeno degli “orfani bianchi”, una tragedia che colpisce genitori e figli.
Secondo lo stesso studio, il 10,7% dei romeni che vanno all’estero indica come difficoltà il distacco dal paese e i luoghi familiari — il senso di casa. C’è anche un 2,9% che afferma di non sentire un forte legame con la Romania e di non trovare difficile lasciarla.
I dati dell’Istituto Nazionale di Statistica mostrano che le persone con le fasce d’età tra 15-19 e tra 35-39 anni rappresentano gli emigranti definitivi più numerosi. Complessivamente, queste due categorie comprendono quasi 14mila persone.
Ma mentre le partenze definitive sono in aumento, il rientro dei romeni nel paese è in diminuzione, nota la stampa romena. Se nel 2022 oltre 54.800 persone hanno ristabilito la propria residenza in Romania, tale numero è calato drasticamente negli anni successivi, arrivando a 19.637 rientri nel 2025.
Lo studio MKOR “Diaspora Sentiment 2026” affronta tre questioni cruciali per comprendere meglio la situazione della diaspora romena: il grado di integrazione dei romeni residenti all’estero; la probabilità di un rientro definitivo entro i prossimi 12 mesi; e la natura dei loro legami economici continuativi con il paese, il loro comportamento elettorale e le loro aspettative concrete nei confronti della classe politica romena.
La conclusione principale dello studio è che la diaspora è una comunità ormai stabilita all’estero — che continua a investire e a partecipare alle elezioni — ma che pone condizioni sempre più stringenti per un rientro fisico, come salari competitivi (44%), un sistema sanitario migliore (44%), migliori opportunità lavorative (36%) e stabilità fiscale e legislativa (34%).
Il 55% dei romeni della diaspora vive all’estero da oltre un decennio e circa un terzo ha ottenuto la cittadinanza del paese di residenza.
Alla luce di ciò, il 70% ritiene improbabile un ritorno in Romania nei prossimi 12 mesi, mentre quattro su dieci escludono categoricamente tale possibilità.
Emigrazione e crisi demografica
Il fenomeno della grande emigrazione romena ha conseguenze significative per la popolazione della Romania. Negli ultimi 35 anni, il Paese ha perso oltre 4,16 milioni di abitanti, secondo un’analisi dell’Istituto Nazionale di Statistica.
La migrazione verso l’estero appare come la causa principale, rappresentando il 63% del calo demografico, mentre il saldo naturale negativo è responsabile del restante 37%. Se non ci fossero nuovi immigrati da Bangladesh, Nepal, India o Pakistan arrivati con le quote lavoro, la popolazione della Romania sarebbe già scesa sotto 19 milioni.
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