Romania, le sfide del 2026
Il 2026 si prospetta come un anno particolarmente delicato per la Romania. Bucarest cercherà di bilanciare stabilità politica, rigore economico e credibilità internazionale. Equilibrismi di una coalizione di governo poco coesa, in un paese la cui società è divisa e polarizzata

Bucarest
Bucarest © Irra_Ko/Shutterstock
Nel 2026, in un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, pressioni economiche e competizione strategica tra grandi potenze, la Romania affronta sfide che vanno ben oltre il perimetro della politica interna. La guerra in Ucraina, le incertezze dell’economia europea, il riassetto delle relazioni transatlantiche e le tensioni sociali interne impongono a Bucarest un adattamento continuo.
Queste dinamiche non rappresentano soltanto dei rischi. Possono trasformarsi anche in opportunità, legate alla posizione strategica del paese, al suo ruolo nel sistema euro-atlantico e alla capacità di attrarre investimenti in settori chiave.
Il 2026 si configura pertanto come un anno di gestione delicata, in cui la Romania bilancia stabilità politica, rigore economico e credibilità internazionale, mentre il costo delle decisioni ricade sempre più direttamente sulla popolazione.
Una coalizione ampia, ma fragile
Il governo è sostenuto da una coalizione larga (PSD–PNL–USR–UDMR) che dispone di una maggioranza parlamentare solida. Tuttavia, la stabilità numerica non coincide con una reale coesione politica. Le divergenze emergono soprattutto tra il PSD e le forze liberali e riformiste, in particolare su riforme fiscali e amministrative.
Il Partito Socialdemocratico (PSD) mostra un disagio crescente verso una collaborazione strutturale con l’Unione Salvate la Romania (USR), vicina al presidente Nicușor Dan, e con un’agenda riformista percepita come socialmente costosa.
I rischi principali derivano dalle frizioni interne sulla politica economica, dalla pressione dell’opposizione sovranista per elezioni anticipate e dall’erosione del consenso se il tenore di vita continua a peggiorare. La coalizione regge, ma come equilibrio forzato, esposto al malcontento sociale.
Il PSD, perno del sistema
Il PSD, il maggiore partito della coalizione, resta il fulcro della governance. Restare al governo consente al PSD di controllare le leve amministrative, modulare il ritmo delle riforme richieste da Bruxelles e distribuire i costi politici di misure impopolari.
Uscire dall’esecutivo aprirebbe la strada a elezioni anticipate in un contesto economico fragile o favorirebbe un’ascesa incontrollata dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR). Il rapporto con i sovranisti resta però pragmatico: sono tenuti a distanza a livello nazionale per preservare la credibilità europea, ma si apre a cooperazioni a livello locale.
AUR, consenso alto nei sondaggi ma ancora lontano dal governare
L’AUR si conferma la principale forza di opposizione, con un consenso stimato nei sondaggi tra il 38 e il 41 per cento. Intercetta efficacemente l’elettorato insoddisfatto e una diffusa sfiducia verso il sistema. Il leader dell’AUR, George Simion, ammiratore di Donald Trump, propone di dichiarare il 2026 “l’anno dell’America” in Romania e ha detto che visiterà gli Stati Uniti nei prossimi giorni.
Una società civile polarizzata
La società romena appare divisa e polarizzata. Il dibattito pubblico è dominato da discorsi contrapposti, con una crescente distanza tra cittadini e istituzioni. Il discorso antisistema dei sovranisti mette in discussione non solo le politiche, ma anche la legittimità stessa dello Stato, della giustizia e dell’Unione Europea. A tutto ciò si aggiunge il malcontento per le misure di austerità, nonché quello per la corruzione che potrebbe portare a nuove manifestazioni.
Presidenza, sicurezza e giustizia
Il presidente Nicusor Dan ha annunciato un rapporto pubblico sull’annullamento delle elezioni presidenziali del 2024, tema destinato a restare centrale nel confronto politico.
La presidenza intende difendere la legalità istituzionale mentre i sovranisti continuano ad utilizzare l’accaduto per rafforzare la narrativa di un sistema delegittimato. Il tema è destinato a diventare uno dei principali terreni di scontro politico nel 2026.
L’annullamento delle elezioni rimarrà quindi un fattore di polarizzazione, capace di rafforzare il consenso delle forze antisistema e di mantenere alta la tensione politica nel corso dell’anno.
Nel frattempo l’ex candidato alla presidenza, Călin Georgescu, continua a essere una figura politica di riferimento per gli elettori delusi dalla politica tradizionale. Georgescu è da un anno sotto controllo giudiziario ed è attualmente coinvolto in diversi procedimenti legali e penali che riguardano accuse come: tentato colpo di stato, propaganda fascista, finanziamento illecito della campagna elettorale.
Servizi, giustizia, corruzione
Sul fronte della sicurezza, il presidente Dan mantiene una linea di continuità sui vertici dei servizi di intelligence, rinviando finora le nomine per evitare tensioni in un contesto regionale segnato dalla guerra in Ucraina e dall’instabilità del Mar Nero. Inoltre il 2026 parte con un rapporto delicato tra politica e giustizia. Le pensioni dei magistrati sono percepite come simbolo di disuguaglianza, mentre la corruzione, soprattutto a livello locale, continua a erodere la fiducia nello Stato.
Economia: aggiustamento fiscale e pressione sociale
Il 2026 è un anno di “aggiustamento fiscale”. Sotto la pressione dell’Unione Europea, la Romania prosegue nella riduzione del deficit (il più alto dell’UE), con effetti diretti come tasse elevate, meno agevolazioni, aumenti salariali contenuti, costi energetici ancora alti.
Dopo l’inflazione oltre il 9% del 2025, i prezzi rallentano, mentre la percezione diffusa è quella di una ripresa lenta e diseguale. Governo e banca centrale puntano alla stabilità macroeconomica, ma il disagio sociale resta.
Politica estera con prudenza strategica
Sul piano internazionale, la Romania resta ancorata alla NATO e al partenariato strategico con gli Stati Uniti d’America. L’orientamento europeista del governo e del presidente, con una particolare vicinanza alla Francia, rafforza la credibilità di Bucarest nell’UE.
Allo stesso tempo, la pressione sovranista introduce ambiguità che il PSD gestisce come collante politico. Ne risulta così un’immagine di politica prudente.
Opportunità: infrastrutture, fondi UE e leva culturale
Accanto alle fragilità, il 2026 offre opportunità concrete. La prosecuzione dei grandi cantieri autostradali e ferroviari riduce un deficit strutturale e rafforza l’attrattività per investitori e operatori industriali. Le infrastrutture diventano una leva economica e geopolitica, soprattutto per logistica ed export.
Sul piano europeo, i fondi del PNRR e i programmi legati a sicurezza e difesa, inclusi quelli riconducibili al programma SAFE, rappresentano una spinta per l’industria, l’occupazione qualificata e il trasferimento tecnologico, a condizione che l’attuazione resti efficace e trasparente.
Accanto all’economia, il 2026 offre anche una leva culturale: l’Anno Brâncuși. La celebrazione dedicata a Constantin Brâncuși non è solo un evento culturale, ma un’occasione di proiezione internazionale dell’identità romena, capace di attrarre turismo di qualità e rilanciare il discorso europeo fondato su creatività e modernità.
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