Romania, la scuola torna in piazza
In Romania insegnanti, studenti e personale scolastico sono tornati in piazza per protestare contro le misure di austerità del governo, che colpiscono direttamente il settore educativo. Al momento il governo è privo di un ministro dell’Educazione, dopo le dimissioni di Daniel David lo scorso dicembre

Bucarest, Romania. 8 settembre 2025: Gli insegnanti protestano il primo giorno di scuola
Bucarest, Romania. 8 settembre 2025: Gli insegnanti protestano il primo giorno di scuola © LCV/Shutterstock
Gli insegnanti in Romania protestano contro le misure di austerità adottate dal governo guidato dal liberale Bolojan, misure che includono tagli del 10% alla spesa salariale in scuole e università. Gli insegnanti sono insoddisfatti della riduzione del reddito, delle condizioni di lavoro e dell’impatto sulla qualifica professionale.
La spesa pubblica per l’istruzione è quindi sotto pressione e, sullo sfondo c’è il Ministero dell’Istruzione senza un ministro stabile.
Daniel David, ministro dell’Educazione e della Ricerca, si è dimesso a dicembre 2025, dopo circa un anno di mandato. Da metà gennaio 2026, in attesa di un successore, il primo ministro Ilie Bolojan ha assunto l’incarico di ministro ad interim.
Cercarsi ministro dell’istruzione
Senza una guida politica, la capacità del settore educativo di incidere sulle scelte dell’esecutivo si riduce significativamente. Le decisioni sull’organizzazione dell’anno scolastico, sul numero delle classi, sulla distribuzione delle cattedre e sul personale di supporto seguono la logica generale del bilancio, più che una strategia educativa. Ogni taglio diventa infatti un segnale politico e aggiunge tensione in un sistema già fragile.
Le ragioni della protesta
La protesta riguarda in particolare l’aumento delle ore di insegnamento, la riduzione delle cattedre e la riorganizzazione delle classi. Per gli insegnanti significa più lavoro e maggiore instabilità. Per gli studenti, soprattutto quelli con difficoltà, significa meno attenzione individuale e classi più affollate. Gli insegnanti protestano contro l’aumento delle ore di insegnamento (numero di ore di lezione).
I sindacati sostengono che le nuove misure imposte dalla “Legge Bolojan” comportino un sovraccarico per gli insegnanti e un calo della qualità dell’offerta formativa. Dall’altra parte, l’aumento della norma costringe alcuni insegnanti a spostarsi in 4-5 sedi diverse per completare il numero di ore obbligatorie.
Il piano 2026–2027
Il nuovo piano di scolarizzazione per il 2026–2027 prevede la riduzione delle classi del primo anno delle scuole superiori, giustificata dal calo demografico. L’impatto sul personale significa che migliaia di docenti rischiano di perdere la cattedra o di dover frammentare l’orario su più istituti.
Nelle aree rurali e periferiche, dove la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio pubblico, il ridimensionamento può tradursi in un’ulteriore contrazione dell’offerta formativa e in un indebolimento del tessuto locale.
Biblioteche e servizi a rischio
I tagli colpiscono anche le biblioteche, e non solo sul piano del personale. Tra il 2022 e il 2024 il numero delle biblioteche comunali è diminuito da 1.630 a 1.484, con circa una biblioteca rurale su dieci chiusa in soli tre anni. Anche le biblioteche scolastiche sono diminuite, passando da 6.022 a 5.940 unità nello stesso periodo, mentre il totale delle biblioteche in Romania è sceso da 8.372 a 8.105 strutture.
In un sistema in cui molte biblioteche di comune funzionano con un solo bibliotecario, la riduzione del personale può tradursi direttamente nella chiusura della struttura, non solo nella riduzione dei servizi offerti.
In molte comunità, questi spazi non sono solo per il prestito dei libri, ma luoghi di studio, accesso a risorse digitali e punti di riferimento per studenti senza alternative. La loro marginalizzazione riduce la capacità della scuola di compensare le disuguaglianze sociali.
Il confronto tra governo e sindacati non trova per ora soluzioni. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono forme di protesta che potrebbero coinvolgere anche le prove degli esami di Stato. I sindacati dell’istruzione potrebbero organizzare a marzo uno sciopero di avvertimento, proprio durante le ore in cui dovrebbero svolgersi le simulazioni degli esami di Stato.
Un sistema già fragile
La Romania registra uno dei tassi più alti di abbandono scolastico precoce in Europa, in particolare tra i giovani 18-24 anni. Le differenze territoriali mostrano come le aree più deboli economicamente sono anche quelle più colpite.
In un contesto già fragile, la riduzione del personale e dell’offerta formativa rischia di amplificare i problemi strutturali. La scuola fatica a svolgere il ruolo di infrastruttura sociale che compensa le disuguaglianze.
Riforme e scioperi
Negli ultimi anni il sistema educativo in Romania è stato attraversato da riforme aggiustate in corsa e spesso rinegoziate. I frequenti cambi ai vertici del ministero hanno reso difficile consolidare una strategia coerente.
Nel 2023 uno dei più ampi scioperi degli insegnanti degli ultimi decenni ha paralizzato le attività per settimane. Al centro della protesta sono stati, anche quella volta, i salari, la valorizzazione professionale e il sotto finanziamento del settore. L’accordo raggiunto prevedeva aumenti graduali, ma non ha risolto i problemi strutturali e non ha ridotto l’incertezza legata al futuro del personale.
Nello stesso periodo sono state approvate nuove leggi sull’istruzione, presentate come base per la modernizzazione del sistema. L’attuazione, però, ha incontrato ritardi e difficoltà operative, alimentando incertezza tra dirigenti e docenti.
Le misure di austerità incidono anche sul sistema delle borse di studio, uno degli strumenti principali di sostegno agli studenti provenienti da famiglie a basso reddito. La revisione dei criteri di assegnazione e la riduzione dei fondi destinati alle borse sociali e di merito rischiano di restringere l’accesso al sostegno economico proprio in una fase di aumento del costo della vita.
A incidere sulle riforme è anche il calo della popolazione scolastica, legato alla diminuzione delle nascite e ai flussi migratori verso l’estero. Questo ha comportato una progressiva riduzione degli studenti, con fusioni di istituti, accorpamenti e pressioni sugli organici.
Il nodo politico
I risparmi di bilancio producono effetti immediati, ma i costi sociali emergono nel tempo con una minore qualificazione, difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e aumento delle disuguaglianze.
Senza un ministro e una strategia chiara, l’istruzione romena rischia di diventare un’area di compensazione delle politiche fiscali, piuttosto che uno strumento di sviluppo e coesione sociale.
Le piazze chiedono risposte ma la domanda di fondo resta aperta e riguarda il ruolo dello Stato nel futuro della scuola e dei suoi giovani.
Tag: Educazione | Istruzione
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