Republika Srpska: confermata la vittoria del candidato di Dodik
Dopo la ripetizione del voto in alcuni seggi, il candidato sostenuto dalla compagine di governo è stato confermato come nuovo presidente della Republika Srpska. L’opposizione accetta la sconfitta, denunciando però brogli elettorali e messaggi d’odio

Elezioni in Republika Srpska, BiH
Elezioni in Republika Srpska, BiH © Ajdin Kamber/Shutterstock
Le elezioni anticipate per il presidente della Republika Srpska sono state annunciate in seguito alla sentenza di condanna definitiva emessa dal Tribunale della Bosnia Erzegovina nell’agosto dello scorso anno a carico di Milorad Dodik.
L’ex presidente della Srpska è stato condannato ad un anno di carcere e a sei anni di interdizione dalle cariche pubbliche.
Nel frattempo, Dodik ha convertito la pena detentiva in una pena pecuniaria e l’Assemblea popolare della RS ha deciso di affidare la carica di presidente ad interim dell’entità serba ad Ana Trišić Babić, consigliera e collaboratrice di lunga data di Dodik.
I giuristi hanno subito avvertito che la Costituzione della RS non riconosce la carica di presidente ad interim, precisando che, nel caso in cui il presidente fosse impedito di svolgere la suo funzione, la legge prevede il trasferimento dell’autorità ad uno dei due vicepresidenti dell’entità.
Le elezioni anticipate si sono svolte il 23 novembre 2025. Dopo la pubblicazione dei risultati preliminari, Siniša Karan, candidato dell’Unione dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) ha annunciato la vittoria, seppur con un margine risicato, contro il suo principale contendente, Branko Blanuša del Partito democratico serbo (SDS).
La ripetizione del voto
A fine dicembre la Commissione elettorale della BiH (CIK) ha annullato le elezioni in 136 seggi elettorali citando irregolarità e brogli accertati relativi al voto senza un documento d’identità valido e al voto per procura, non previsto dalla normativa della BiH.
A segnalare irregolarità elettorali sono stati gli esponenti dell’opposizione, come anche molti attivisti e organizzazioni non governative.
Il voto si è ripetuto lo scorso 8 febbraio, con gli stessi candidati e le stesse liste di novembre, e 84.474 cittadini sono stati nuovamente chiamati alle urne.
A spoglio concluso, Siniša Karan ha ottenuto 224.384 voti (50,54%), mentre Branko Blanuša si è fermato a 213.513 (48,09%).
Messaggi d’odio e minacce
Nelle dichiarazioni rilasciate dopo la vittoria di Karan, gli esponenti dell’SNSD non hanno risparmiato insulti all’Alto rappresentante della comunità internazionale in BiH, alla CIK, all’opposizione, ma anche ai bosgnacchi. Questa è solo la continuazione della retorica utilizzata durante la campagna elettorale, dominata da Dodik, nonostante non fosse candidato.
Abbiamo assistito a toni analoghi anche nei giorni successivi al voto, con ripetuti annunci da parte della leadership della RS di voler creare un esercito dell’entità serba, una propria polizia di frontiera e una commissione elettorale, invocando l’abolizione della magistratura della BiH e il trasferimento di alcune responsabilità dal livello statale a quello dell’entità.
Le autorità della RS avevano già approvato leggi in questa direzione, per poi annullarle per permettere la rimozione di alcuni funzionari dell’entità serba dalla lista nera degli USA.
Nello specifico, Dodik era stato condannato per aver firmato il decreto di promulgazione di due leggi adottate dall’Assemblea popolare della RS nel 2023 riguardanti l’Alto rappresentante e la Corte costituzionale della BiH. Con il primo atto legislativo era stato cancellato l’obbligo di pubblicare nella Gazzetta ufficiale della RS le decisioni dell’Alto rappresentante, mentre la seconda legge aveva prescritto la non applicabilità delle decisioni della Corte costituzionale della Bosnia Erzegovina sul territorio della RS.
Durante la campagna elettorale per le elezioni per il presidente della RS, dall’8 al 22 novembre dello scorso anno, il portale Detektor ha registrato tredici dichiarazioni, per la maggior parte rilasciate da Dodik, contenenti messaggi d’odio, frasi discriminatorie e altri discorsi di incitamento all’odio.
Nelle loro esternazioni pubbliche, Dodik e i suoi collaboratori quasi sempre fanno ricorso ad un linguaggio di odio e minacce. Parlano della secessione della RS e minacciano la sopravvivenza della Bosnia Erzegovina, violando così le leggi della BiH che vietano tali atti.
A volte questa retorica viene criticata, altre volte si tende a relativizzarla. Spesso però manca qualsiasi reazione, creando così un circolo vizioso dove è proprio l’impunità a permettere la costante diffusione di narrazioni dannose da parte degli attori politici.
Tutto questo in un paese, come la Bosnia Erzegovina, particolarmente fragile dove, a distanza di trent’anni dalla fine della guerra – in cui hanno perso la vita circa centomila persone, mentre la ricerca degli scomparsi è ancora in corso e numerosi procedimenti per crimini di guerra restano ancora pendenti – una retorica di incitamento all’odio traumatizza e disumanizza le vittime.
Brogli elettorali
Durante ogni tornata elettorale in Bosnia Erzegovina, soprattutto in Republika Srpska, si assiste a irregolarità e malversazioni che minacciano l’integrità del processo e tradiscono la volontà popolare.
Attivisti, organizzazioni non governative e rappresentanti dell’opposizione hanno segnalato numerose irregolarità e brogli anche durante le recenti elezioni per il presidente della RS. Sono stati denunciati anche casi di voto di scambio. Le segnalazioni sono state inoltrate alla polizia della RS, alla CIK e ai comitati elettorali locali.
Prima della ripetizione del voto, l’opposizione ha chiesto alla CIK di accreditare osservatori aggiuntivi, ma la richiesta è rimasta inascoltata.
L’introduzione di nuove tecnologie nel processo elettorale è un possibile modo per prevenire la maggior parte delle irregolarità che si verificano regolarmente nei seggi elettorali, come la manipolazione dei risultati, il conteggio manuale non trasparente dei voti, la falsificazione delle firme degli elettori, il voto a nome di persone decedute. Irregolarità che minano seriamente la fiducia dei cittadini nelle elezioni e la regolarità del voto.
I fondi necessari per le nuove tecnologie, per un valore complessivo di 112 milioni di marchi, sono stati garantiti sulla base della decisione dell’Alto rappresentante. Con le modifiche apportate alla legge elettorale della Bosnia Erzegovina è stato introdotto il concetto di “tecnologie elettorali”, che comprende l’identificazione biometrica degli elettori, la videosorveglianza e la scansione delle schede elettorali. Le nuove tecnologie sono state testate per la prima volta nelle elezioni locali del 2024.
Resta però da vedere se si riuscirà ad applicare queste tecnologie in tutti i seggi elettorali della BiH alle elezioni generali del 2026. Sin dall’inizio, il processo è stato ostacolato da difficoltà burocratiche e legali, tra cui appalti per le attrezzature contestati e ritardi nell’adozione di regolamenti e modifiche legislative.
Inoltre, la CIK non dispone ancora delle capacità operative necessarie per garantire la piena introduzione delle tecnologie nelle prossime elezioni. Occorre assumere nuovo personale e preparare il sistema. Nel frattempo, l’SNSD e l’HDZ primeggiano nell’ostruzionismo, approfittando delle leve del potere di cui dispongono.
In attesa delle elezioni generali
Siniša Karan con ogni probabilità ricoprirà la carica di presidente della Republika Srpska solo per qualche mese, considerando che le elezioni generali in Bosnia Erzegovina, in cui si vota anche per eleggere il presidente della RS, si terranno ad ottobre di quest’anno.
È poco probabile che nei prossimi mesi avvenga un cambiamento radicale. Assisteremo alla solita retorica aggressiva e ai tentativi di indebolire la Bosnia Erzegovina.
Da Karan ci si aspetta solo che segua gli ordini di Dodik, leader informale della Srpska, come emerso già durante la campagna elettorale in cui Karan era quasi invisibile.
Per la compagine di governo, guidata dall’SNSD, le elezioni del novembre scorso sono state un forte monito, tenendo conto dell’eccellente risultato ottenuto dal candidato dell’opposizione. Per questo la leadership al potere ha investito tutte le risorse a disposizione nelle elezioni ripetute pur di mantenere la carica di presidente della RS. Una carica che, oltre al suo significato simbolico, ha anche un “peso” di oltre 40 milioni di euro, a quanto ammonta il bilancio del presidente della RS per il 2026.
D’altra parte, l’opposizione ha mostrato ancora una volta i suoi punti deboli, come l’infrastruttura del partito e la mancanza di lavoro sul campo. I rapporti interni al blocco di opposizione sono particolarmente problematici.
Alcuni esponenti dell’opposizione – come spiegano gli analisti – non sono soddisfatti del successo di Blanuša, aspirando loro stessi alla carica di presidente dell’entità serba. A indebolire l’opposizione sono anche i legami politici e commerciali con le strutture di governo.
Nei mesi precedenti alle elezioni generali, la principale sfida per l’opposizione sarà quindi “ripulire” e consolidare le proprie fila e imparare dagli errori del passato.
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