Montenegro: magistrati lasciati a se stessi
Oltre a dover gestire numerosi procedimenti penali molto complessi, i giudici della Sezione speciale dell’Alta Corte di Podgorica ogni giorno sono esposti a critiche e pressioni. Per Vesna Kovačević, presidente della Sezione speciale, la vera sfida è preservare l’integrità professionale dei magistrati

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© Mehaniq / Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Vijesti, il 7 gennaio 2026)
L’anno scorso lei ha affermato che i giudici della Sezione speciale “ogni giorno subiscono critiche” e spesso vengono accusati di essere corrotti. Nel frattempo, le pressioni sono aumentate, diminuite o hanno semplicemente assunto una forma differente?
Le pressioni non si sono mai fermate. Tuttavia, non si tratta più tanto di critiche aperte ed esplicite quanto di forme più sottili di pressione pubblica, ossia di interpretazioni e commenti delle decisioni dei tribunali formulati senza considerare un più ampio contesto giuridico e fattuale.
Ogni giorno sentiamo numerosi commenti e critiche, pronunciati da politici, giuristi e altri professionisti che spesso definiscono il lavoro della magistratura come non professionale, accusando i giudici di essere incompetenti e corrotti.
Questa narrazione di certo non contribuisce a comprendere le vere sfide che i tribunali devono affrontare. Si tratta piuttosto di un tentativo di screditare i giudici che seguono alcuni casi estremamente complessi e impegnativi. Parliamo di interpretazioni che il più delle volte non tengono conto di un più ampio quadro fattuale e giuridico legato a determinati procedimenti penali, e quindi si riducono a conclusioni generiche, finalizzate a conquistare facili punti politici. Allo stesso tempo si cerca di scaricare sui giudici tutta la responsabilità per i problemi sistemici che affliggono la magistratura.
Ritiene che questa retorica corrisponda alla realtà?
No. I giudici lavorano in modo professionale, responsabile e nel rispetto della legge, in condizioni di lavoro difficili e sotto pressione costante dell’opinione pubblica. Non permetteremo che i giudici vengano etichettati, screditati e incolpati ingiustamente di problemi che hanno cause più profonde e sistemiche.
Se dovesse emergere che ci sono giudici corrotti, manterremo la posizione espressa in precedenza. Quindi, invitiamo quelli che nelle loro esternazioni pubbliche parlano della corruzione nella magistratura a precisare a quali giudici si riferiscono, citando nomi e cognomi, invece di utilizzare in continuazione l’espressione fatua “magistrati corrotti”.
Preservare l’autorità e la dignità della professione dei giudici è un prerequisito per una magistratura indipendente ed efficiente. Le critiche costruttive sono sempre benvenute, a patto però che si basino su fatti e standard professionali, e non su valutazioni infondate e interessi politici. Ad ogni modo, i giudici della Sezione speciale manterranno la loro integrità professionale e lavoreranno esclusivamente nel rispetto della legge e delle fonti di prova.
La critica è legittima in una società democratica, però i giudici, nelle loro decisioni, non possono e non devono assecondare le aspettative dell’opinione pubblica, devono seguire esclusivamente gli standard legali e i principi del giusto processo. Questo approccio rappresenta la migliore risposta ad ogni forma di pressione e la più forte garanzia per preservare l’indipendenza della magistratura e la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.
Oggi l’opinione pubblica è informata meglio sui veri problemi che la Sezione speciale si trova ad affrontare, oppure prevale ancora la retorica sui “giudici inefficienti”?
A dominare è ancora la narrazione superficiale sui “giudici inefficienti”, spesso senza tenere conto delle effettive condizioni di lavoro, della portata e della complessità dei casi seguiti dalla Sezione speciale. Questa retorica tende a ignorare il fatto che si tratta di procedimenti che richiedono tempi lungi, concentrazione e un’attenta gestione del processo.
Tuttavia, ultimamente si osservano alcuni cambiamenti nel modo in cui viene percepito il lavoro della Sezione speciale, e noi abbiamo smentito quella “inefficienza dei giudici” con i risultati del nostro lavoro nel 2025. Grazie ad una maggiore trasparenza, alla pubblicazione dei dati sul numero di procedimenti conclusi nei casi di criminalità organizzata e corruzione ad alto livello, ma anche grazie ad una comunicazione più aperta, l’opinione pubblica e i media sembrano sempre più interessati a comprendere come effettivamente funziona l’Alta Corte. Questo è un passo importante, perché la fiducia non si costruisce con valutazioni ad hoc, bensì con decisioni giudiziarie legittime e motivate, al contempo informando il pubblico sulle sfide oggettive che i giudici affrontano.
Ritengo che l’opinione pubblica spesso esprima giudizi sulla base di informazioni parziali dietro alle quali, come ho accennato prima, non di rado si celano motivazioni politiche. In questo contesto, credo che i media e i giornalisti che sono quotidianamente presenti nelle aule dell’Alta Corte svolgano un ruolo importante. Il modo in cui l’opinione pubblica percepisce la magistratura dipende in larga misura dall’oggettività dei giornalisti che assistono ai procedimenti penali in corso.
Inoltre, cerchiamo sempre di rendere le nostre attività quanto più possibile trasparenti, diffondendo comunicati stampa sui casi di interesse pubblico perché l’opinione pubblica ha il diritto di sapere. Condividiamo le informazioni, per quanto possibile, e sempre nel rispetto delle norme europee e dei diritti dei partecipanti al procedimento garantiti dalla Costituzione.
Lei stessa ha suggerito che i giudici della Sezione speciale potrebbero essere i primi ad essere sottoposti alla procedura di vetting [la verifica dell’origine del patrimonio dei giudici e di eventuali legami con la criminalità organizzata] per eliminare i sospetti di corruzione. C’è stata una risposta delle istituzioni a questa proposta? Ritiene ancora che il processo di vetting sia un buon modello per il Montenegro?
Non c’è stata alcuna risposta formale e istituzionale, quindi non è stato adottato alcun modello concreto del processo di verifica. Tuttavia, il fatto stesso che questo tema sia stato sollevato è importante per avviare un dibattito più ampio sull’integrità, la responsabilità e la fiducia nella magistratura.
Ritengo che il vetting, come concetto, non debba essere considerato esclusivamente come una misura straordinaria e repressiva, bensì come un possibile meccanismo per rafforzare la fiducia pubblica, a condizione che sia attentamente pensato, basato sulla Costituzione e attuato nel pieno rispetto dell’indipendenza della magistratura e dei diritti individuali.
In questo senso, i giudici non dovrebbero essere percepiti come un ostacolo, ma come partner in qualsiasi processo volto a rafforzare l’integrità della magistratura. Il Montenegro dispone già di meccanismi costituzionali e giuridici per la verifica della responsabilità dei giudici, però ogni approccio capace di contribuire ad una maggiore trasparenza e fiducia merita di diventare oggetto di un dibattito serio, professionale e istituzionale, evitando valutazioni frettolose e strumentalizzazioni politiche.
Negli ultimi anni, la revoca del mandato all’avvocato difensore e la tendenza ad abusare del diritto di difesa sono state tra le principali cause del protrarsi dei procedimenti penali. Questi meccanismi di abuso persistono oppure si osservano alcuni cambiamenti?
La revoca della procura e altri abusi del diritto di difesa sono riconosciuti come meccanismi che nel periodo precedente hanno contribuito in modo significativo ai ritardi nella conclusione dei procedimenti. Tuttavia, ultimamente la situazione è cambiata da un lato grazie alla consapevolezza degli stessi imputati, che sempre più spesso si rendono conto che è meglio concludere il procedimento, e dall’altro grazie ad un atteggiamento più determinato e autorevole dei giudici nella conduzione del procedimento.
Il carattere e la frequenza degli ostacoli ai procedimenti penali dipendono in larga misura proprio dall’autorità del tribunale, dalla professionalità dei giudici e dalla loro capacità di seguire il processo. Quando un giudice applica coerentemente i poteri legali, stabilisce chiaramente le regole procedurali e conduce il procedimento con professionalità e determinazione, il margine per abusi e ritardi si riduce in maniera significativa.
Lo scopo non è limitare il diritto alla difesa, ma garantire un equilibrio tra questo diritto e l’obbligo del tribunale di condurre il procedimento in modo efficiente e di concluderlo entro un termine ragionevole.
Questo approccio contribuisce a ridurre la portata degli abusi, al tempo stesso rispettando pienamente i diritti dell’imputato e contribuendo non solo all’efficienza, ma anche ad un maggiore rispetto reciproco di tutti i partecipanti al procedimento. Così si rafforza anche l’autorità del tribunale come istituzione.
Certe sfide non possano essere completamente superate, però è chiaro che un’applicazione coerente dei poteri legali e dell’autorità del tribunale costituisce un fattore chiave per migliorare l’efficienza della magistratura.
È ovvio che la sanzione pecuniaria massima di 1.000 euro non può avere un reale effetto deterrente nei procedimenti contro persone sospettate di essersi arricchite commettendo i reati più gravi. In questi casi, i meccanismi sanzionatori esistenti non contribuiscono all’efficienza del procedimento.
Allo stesso tempo, nel valutare le possibilità di apportare modifiche al Codice di procedura penale che prevedano sanzioni pecuniarie più elevate, occorre prestare attenzione alla necessità di preservare il diritto alla difesa e l’indipendenza degli avvocati, con una chiara distinzione tra il legittimo esercizio dei diritti procedurali e l’abuso di questi diritti al fine di ostacolare il procedimento.
Per due anni lei ha continuano a lanciare l’allarme sulla possibilità che il numero di procedimenti penali aumentasse in maniera drammatica. Nel frattempo, qualcuno si è assunto la responsabilità politica per aver ignorato quegli avvertimenti?
Nella sfera pubblica, spesso si cerca di creare l’impressione che la responsabilità della situazione attuale debba essere attribuita ai giudici, nonostante questi ultimi abbiano messo in guardia sulle numerose sfide in modo tempestivo e ben argomentato.
Tuttavia, da giudice, ritengo inopportuno che i tribunali o i magistrati valutino la responsabilità politica. Il nostro compito non è affrontare queste questioni, bensì garantire un processo legale, imparziale ed efficiente nelle condizioni attuali. I giudici continueranno a svolgere il loro lavoro in modo responsabile e professionale, indipendentemente dalle condizioni istituzionali in cui operano.
Come ho già accennato, poco è stato fatto per garantire migliori condizioni di lavoro dell’Alta Corte, e i politici stanno cercando di scaricare la responsabilità sui giudici della Sezione speciale. Questo atteggiamento, a nostro avviso, non può contribuire a risolvere i problemi e non lo accettiamo. Cerchiamo di smentire le critiche con il nostro lavoro professionale, le nostre decisioni e i risultati ottenuti.
Come valuta l’indipendenza della magistratura in Montenegro? Negli ultimi anni la situazione è migliorata, peggiorata o nulla è cambiato?
L’indipendenza della magistratura in Montenegro è una categoria costituzionale e rappresenta la base del funzionamento del sistema giudiziario. In pratica, i giudici devono agire in modo indipendente e autonomo, prendere decisioni esclusivamente sulla base della Costituzione, della legge e delle prove addotte dalle parti nel processo.
Nonostante le numerose sfide, tra cui la crescente attenzione del pubblico, le pressioni dei media e la complessa situazione sociale, i giudici hanno dimostrato resilienza e integrità professionale, resistendo ad ogni forma di ingerenza. Una magistratura indipendente non significa sottrarsi alla responsabilità, ma applicare il diritto in modo coerente, senza paura, favoritismi e pressioni. È così che si conquista la fiducia dei cittadini.
È importante sottolineare che i giudici della Sezione speciale lavorano come una vera squadra. Vi è un elevato grado di fiducia reciproca, unità e solidarietà professionale, senza vanità e scontri personali. Nel nostro lavoro quotidiano, ci consultiamo costantemente su questioni legali, scambiamo esperienze e prassi giudiziarie in modo da prendere decisioni all’unanimità, valide e pienamente basate sulla legge. Questo approccio di squadra è uno dei maggiori punti di forza della Sezione speciale, soprattutto nei casi complessi e impegnativi. Permette ai giudici di gestire in modo più efficiente pressioni e carichi di lavoro, ma anche di mantenere un elevato standard professionale e l’integrità del processo decisionale. Questa unità e cultura professionale del lavoro danno ulteriore forza ai giudici della Sezione speciale per affrontare tutte le sfide, nell’interesse della giustizia.
Siamo consapevoli che le decisioni giudiziarie, soprattutto quelle riguardanti i funzionari pubblici, talvolta non piacciono ai cittadini e ad alcuni attori politici. Però tutti sono uguali davanti alla legge e il tribunale non può e non deve prendere decisioni in modo da soddisfare determinati interessi pubblici o politici. I giudici decidono esclusivamente sulla base della Costituzione, della legge e delle prove. Ogni giudice ha l’obbligo professionale ed etico di non cedere a nessuna influenza esterna. Questo approccio è l’essenza dell’indipendenza della magistratura e l’unica garanzia di un trattamento equo e giusto.
I giudici della Sezione speciale spesso seguono i casi di criminalità organizzata. Lei oggi si sente più esposta a livello personale e professionale rispetto agli anni precedenti?
I casi di criminalità organizzata, per loro natura, comportano una maggiore responsabilità e complessità. I giudici della Sezione speciale sono consapevoli del peso e dell’importanza del lavoro che svolgono. Il fatto di essere esposti a livello professionale e personale non determina il modo in cui prendiamo decisioni: i giudici agiscono senza paura e con fermezza, esclusivamente nel quadro della legge e sulla base delle prove.
I meccanismi di protezione istituzionale e la solidarietà professionale all’interno della magistratura consentono ai giudici di affrontare le sfide che questi casi comportano. Nonostante la crescente attenzione pubblica e la complessità dei procedimenti, i giudici rimangono dediti alla loro vocazione. Il senso di responsabilità nei confronti dello stato di diritto è più forte di qualsiasi pressione e rischio.
Considerando la natura dei casi di criminalità organizzata, non vi è dubbio che oggi i giudici sono maggiormente esposti rispetto al passato. Va però sottolineato che le condizioni di lavoro e il livello di sicurezza personale dei giudici non sono soddisfacenti secondo gli standard stabiliti per i casi di criminalità organizzata. È necessaria una risposta istituzionale sistemica e più incisiva in termini di tutela della sicurezza, condizioni di lavoro tecniche e supporto amministrativo.
Ripensando a tutte le sfide affrontate, qual è l’aspetto più difficile del lavoro dei giudici della Sezione speciale: il carico di lavoro, le pressioni, i rischi o altro?
Direi che a rendere difficile il lavoro dei giudici della Sezione speciale non sono tanto sfide specifiche quanto una combinazione di diversi fattori. L’elevato carico di lavoro, la complessità dei casi seguiti e il volume del materiale probatorio rappresentano senza dubbio una sfida professionale significativa. A ciò si aggiungono i maggiori rischi per la sicurezza che accompagnano il lavoro di chi si occupa dei casi di criminalità organizzata e corruzione.
Tuttavia, date le circostanze e le condizioni di lavoro attuali, a rivelarsi particolarmente impegnativo è spesso lo sforzo per preservare la totale indipendenza, la distanza professionale e la qualità del processo decisionale giudiziario. I giudici della Sezione speciale si confrontano quotidianamente con le aspettative dell’opinione pubblica, con le complesse questioni legali e con gli standard di correttezza procedurale molto elevati. Tutto questo richiede una dedizione eccezionale e un senso di responsabilità personale.
Considerando tutte le sfide, a rendere più difficile il nostro lavoro non sono tanto le pressioni, i rischi e il sovraccarico di lavoro osservati singolarmente quanto la presenza simultanea di tutti questi fattori nei procedimenti particolarmente complessi e sensibili. Si tratta di procedure estese, giuridicamente impegnative, sottoposte a costante controllo pubblico. Ciononostante, i giudici si impegnano ogni giorno a mantenere un elevato livello di professionalità e concentrazione, perché è nostro dovere prendere ogni decisione fornendo argomenti validi e basati esclusivamente sul diritto e sulle prove.
È proprio questa esigenza di preservare l’imparzialità e la certezza del diritto a rappresentare la maggiore sfida professionale, ma anche l’essenza della professione del giudice. Allo stesso tempo, ogni decisione legale e motivata, presa indipendentemente da pressioni e aspettative, conferma che la Sezione speciale svolge il suo ruolo nel rafforzare lo stato di diritto e la fiducia dei cittadini nella magistratura.
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