Montenegro: la primavera รจ giovane

Da piรน settimane il movimento civico โ€œ97.000 Odupri se!โ€ scende in piazza contro il sequestro del Montenegro da parte di Milo ฤukanoviฤ‡ e del suo clan. Giovani accusati dal governo di โ€œtradire la nazioneโ€. Il commento dello scrittore Muharem Bazdulj

13/03/2019, Muharem Bazdulj

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Il logo del movimento civico "97000 Odupri se!" (97000 Resistenza!)

(Pubblicato originariamente da Javni Servis il 9 marzo 2019)

Quando vengono evocate le cause della dissoluzione jugoslava si dice spesso che i nazionalismi e le isterie identitarie altro non furono che cortine di fumo che permisero alla classe dirigente di rubare meglio. Chi non รจ d’accordo con quest’affermazione deve avere buone argomentazioni perchรฉ รจ difficile negare che le accuse di tradimento della patria e di attacchi alla coesione ed identitร  nazionale non vengano utilizzate ancora oggi dai dirigenti dei Balcani per opporsi ai movimenti che li contestano.

Negli anni ’90, ai tempi delle prime manifestazioni contro il suo partito, l’Hdz, Franjo Tuฤ‘man accusรฒ gli organizzatori di essere degli โ€œJugoslaviโ€ e dei bastardi. Durante il movimento civico del febbraio 2014 in Bosnia Erzegovina i nazionalisti bosniaci dell’Sda dichiararono che le manifestazioni erano โ€œmarionette nelle mani dei nemici della Bosnia Erzegovinaโ€ o dei nazionalisti serbi. Nel 2018 il movimento โ€œPravda za Davidaโ€ รจ stato accusato di โ€œazione antiserbaโ€ dalle autoritร  della Republika Srpska. Attualmente l’Sns al potere in Serbia accusa i partecipanti alle manifestazioni civiche che ne contestano il potere di settarismo a favore degli albanesi del Kosovo.

Milo ฤukanoviฤ‡ resta comunque il grande maestro di questo tipo di retorica. Dalla sua grande mutazione, avvenuta una ventina di anni fa, quando, da piรน grande sostenitore dell’unione con la Serbia si รจ improvvisamente trasformato in indipendentista montenegrino, il โ€œgospodarโ€ ha sempre etichettato le manifestazioni contro il suo potere assoluto come โ€œcomplotto nazionalista serboโ€. A dire il vero, l’opposizione politica in questo gli ha sempre dato una mano: รจ infatti spesso stata caratterizzata da un nazionalismo serbo a tratti folcloristico con tanto di sostegno ai criminali di guerra, e questo in effetti ha aiutato a nutrire le argomentazioni di ฤukanoviฤ‡. Approfittando di un sentimento identitario ambivalente, che caratterizza la gran parte della popolazione, quest’ultimo ha convinto chi stava dalla sua parte a perdonargli l’atteggiamento dittatoriale proprio ergendosi a difensore di Podgorica dal ritorno di Belgrado. A lungo ha presentato l’adesione alla Nato come protezione su questo tema e, ancor oggi, continua ad utilizzare la stessa retorica.

Le proteste in corso attualmente, promosse dal gruppo civico "Resistenza 97.000" a seguito dello โ€œscandalo della bustaโ€ cambia le carte in tavola. La richiesta di dimissioni del presidente Milo ฤukanoviฤ‡, del primo ministro Duลกko Markoviฤ‡, del procuratore della Repubblica Ivica Stankoviฤ‡, del procuratore speciale per il crimine organizzato Milivoje Katniฤ‡, del presidente dell’Agenzia anticorruzione Sreten Radonjiฤ‡, dei membri del consiglio d’amministrazione della radio-televisione pubblica e del suo direttore generale Boลพidar ล undiฤ‡ vengono dalla base, dal โ€œpopoloโ€ senza sostegno logistico diretto dagli โ€œabituali sospettiโ€, i politici dell’opposizione.

I visi piรน visibili tra chi manifesta sono quelli di giovani, che hanno conosciuto un Montenegro giร  indipendente. La tradizionale retorica nazionalista, su di loro, non ha alcun effetto. I manifestanti chiedono democrazia e giustizia sociale e non una qualsiasi costruzione nazionale astratta. Si interessano del futuro e non alle interminabili disquisizioni sul passato e cosรฌ Milo ฤukanoviฤ‡ si trova impossibilitato ad accusarli di rappresentare la grande Serbia o di essere dei โ€œPutinofiliโ€. Puรฒ comunque provarci, ma la maggioranza delle persone non gli crederร .

Il principio dei vasi comunicanti รจ divenuto un luogo comune nell’interpretazione dei fatti politici della regione. In questo senso il destino di Milo ฤukanoviฤ‡ รจ legato a quello di Aleksandar Vuฤiฤ‡, di Milorad Dodik, di Bakir Izetbegoviฤ‡, di Dragan ฤŒoviฤ‡ e compagnia. Allo stesso modo il destino delle manifestazioni a Podgorica รจ direttamente legato al destino di quelle in corso e future a Belgrado, Banja Luka, Sarajevo e in altre cittร  della regione.

Il piรน piccolo stato uscito dalla dissoluzione jugoslava, il Montenegro, รจ spesso servito da laboratorio per sperimentare un sistema di governo che si รจ poi allargato agli altri stati vicini, con tutti questi regimi semi-autoritari che posano su una corruzione capillare, sul controllo dei media, l’agitare lo spettro identitario e la divisione sociale in due gruppi che non comunicano, che si odiano e che fantasticano di vendetta e lustrazione.

Se questo sistema fallirร  in Montenegro, la caduta sarร  piรน facile anche per gli altri regimi. Se i montenegrini si opporranno all’aggressione passiva del ritornello della โ€œcoesione nazionaleโ€ e della โ€œlotta contro i nemiciโ€, apriranno la strada ad altri. L’idea della primavera come simbolo di un nuovo inizio รจ usata spesso, ma non รจ per questo necessariamente inadeguata. Se la gente capirร  che il denaro utilizzato per corrompere e i crediti che si trovano a rimborsare ogni mese [alla Prva Banka, proprietร  del fratello di Milo ฤukanoviฤ‡, NdT] sono strettamente collegati, puรฒ essere che, quest’anno, la primavera fiorisca realmente. In tutti i sensi e per tutti.