Moldova-Bulgaria, relazioni più strette
Intesa sull’ingresso della Moldova nell’UE e rapporti economici e culturali via via più intensi: ma per le autorità di Chișinău il legame con Sofia è prezioso anche per ammorbidire la minoranza bulgara interna, sensibile a richiami filo-russi

Visita del Primo ministro bulgaro Rosen Zhelyazkov al Parlamento moldavo, luglio 2025
Visita del Primo ministro bulgaro Rosen Zhelyazkov al Parlamento moldavo, luglio 2025 (foto: Parlamento della Repubblica di Moldova – CC0 1.0)
(Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Cross-Border Talks nell’ambito di PULSE.)
L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia ha cambiato radicalmente le dinamiche di sicurezza e cooperazione nella regione del Mar Nero, spingendo tra le altre cose la Bulgaria a impegnarsi più convintamente a favore dell’allargamento dell’Unione europea alla Moldova.
Questo sviluppo è legato in parte ai recenti progressi della Bulgaria stessa nel processo di integrazione europea, segnati in particolare dal pieno ingresso nello spazio Schengen il 1° gennaio 2025 – insieme con la Romania – e dall’ingresso nella zona euro il 1° gennaio 2026.
Il rilancio delle relazioni tra Sofia e Chișinău è favorito anche dal nuovo clima positivo che si è instaurato tra la Bulgaria e la Romania, il Paese che si trova nel mezzo. Negli ultimi anni Sofia e Bucarest hanno infatti risolto molti problemi bilaterali, e la Dichiarazione di partenariato strategico del marzo 2023 ha dato impulso a numerosi progetti infrastrutturali, come la costruzione di nuovi ponti sul Danubio e la realizzazione di migliori interconnessioni energetiche.
Legami storici
La nuova stagione nelle relazioni tra la Bulgaria e la Moldova si appoggia sui rapporti di antica data che legano lo Stato bulgaro con le comunità bulgara e gagauza insediate nella Moldova meridionale.
Discendenti di coloni che si insediarono nell’area compresa tra il delta del Danubio e il fiume Dnestr dopo le guerre russo-turche dell’Ottocento, i bulgari della Moldova vengono spesso descritti come un “archivio vivente” del periodo del Risorgimento bulgaro, perché sono riusciti a preservare la lingua e i costumi dei loro antenati.

La loro presenza è visibile in particolare nel distretto di Taraclia, dove, sparsi tra 26 località, la comunità bulgara costituisce oltre il 66% della popolazione. Secondo i dati dell’ultimo censimento effettuato nel 2024, l’1,6% della popolazione della Moldova si identifica come bulgaro. Per coloro tra questi che possiedono la doppia cittadinanza, poter contare su un passaporto bulgaro non costituisce solo un legame affettivo con la patria degli antenati, ma anche una via d’accesso molto concreta verso le opportunità offerte dall’UE.
Il ruolo dell’istruzione
Il simbolo più eloquente del rilancio della cooperazione tra Bulgaria e Moldova è stata l’apertura di una filiale dell’Università di Ruse a Taraclia nel luglio 2025; l’istituzione ha preso il posto della preesistente Università statale “Grigore Țamblac”. Si tratta del primo caso in cui un ateneo bulgaro si dota di una sede distaccata all’estero.
Nel primo anno di attività si sono immatricolati 260 studenti, tra cui anche alcuni bulgari provenienti dall’Ucraina. L’offerta didattica comprende corsi di studio in scienze della formazione, economia aziendale, informatica e ingegneria. Grazie a borse di studio fornite dallo Stato bulgaro, per i bulgari e i gagauzi gli studi sono gratuiti.
Il direttore amministrativo della nuova università, Alexander Borimecicov, sottolinea che non si tratta solo di un progetto educativo, ma anche di uno strumento utile per contrastare la tendenza al calo demografico che affligge la regione. Trattandosi di un’università bulgara, i titoli che vengono rilasciati sono riconosciuti automaticamente in tutta l’UE. Inoltre, poter studiare sia in bulgaro e sia in romeno aiuta a superare le barriere linguistiche.
Divisioni e sfide politiche
Alcune distanze e tensioni politiche continuano però a farsi sentire. Le comunità bulgare e gagauze della Moldova sono infatti storicamente molto legate alla lingua e alla cultura russa, e si sentono spesso lontane dalle posizioni filo-europeiste del Partito di Azione e Solidarietà, che in Moldova attualmente esprime la presidente della repubblica (Maia Sandu) e controlla la maggioranza in Parlamento.
Lo si è visto per esempio in occasione del referendum del 20 ottobre 2024, quando i cittadini moldavi furono chiamati a esprimersi sull’inserire o meno in Costituzione un richiamo esplicito all’obiettivo dell’adesione della Moldova all’UE. La proposta venne approvata, seppure con margini molto risicati, ma oltre il 90% della popolazione delle regioni meridionali – tra cui moltissimi bulgari – votarono contro.
In questa situazione, le autorità moldave vedono nella Bulgaria un partner importante per aiutare a mediare e accompagnare queste comunità nel percorso di integrazione europea auspicato.
Anche le elezioni parlamentari del 28 settembre 2025 hanno mostrato una netta divisione: mentre il Partito di Azione e Solidarietà ha vinto a livello nazionale, in Taraclia e Gagauzia circa l’80% dei voti è andato al “Blocco Patriottico”, dalle posizioni più filo-russe.
Secondo il politologo bulgaro Alexander Lambov e il giornalista gagauzo Mikhail Sirkeli, la distanza di molti bulgari di Moldova dalle forze filo-europeiste dipende in parte dalla cultura conservatrice di queste comunità, che percepiscono i valori liberali dell’UE come una potenziale minaccia.
Un altro fattore è la mitizzazione degli anni Ottanta – quando la regione faceva parte dell’Unione sovietica – come un periodo di sicurezza e stabilità economica successivamente perdute. La scarsa conoscenza della lingua ufficiale della Moldova, il romeno, rende poi le persone maggiormente vulnerabili alla disinformazione proveniente dall’estero.
Relazioni più intense
La Bulgaria attualmente si trova al sesto posto tra i maggiori partner commerciali della Moldova all’interno dell’UE; tra il 2023 e il 2024 il volume delle importazioni ed esportazioni tra i due Paesi è aumentato del 15%.
Gli investimenti pubblici bulgari nel distretto di Taraclia, distribuiti attraverso fondazioni locali come “Bulgarski dukh” (Spirito bulgaro), contribuiscono a recuperare o rigenerare edifici e spazi urbani. Per esempio, questi interventi hanno permesso di ristrutturare alcune scuole e di ammodernarne le attrezzature. Inoltre, appositi programmi promuovono ogni anno visite in Bulgaria da parte di centinaia di bambini che provengono dal distretto di Taraclia. L’idea è quella di rafforzare il loro legame con la Bulgaria, anche dal punto di vista emotivo.
Oleg Kosih, un bulgaro della Moldova, si rallegra di queste iniziative: “la politica della Bulgaria [verso i bulgari della Moldova] non è aggressiva, ma si concentra sull’istruzione e sulla società civile. Agisce come un ponte che ci aiuta ad avere fiducia nei nostri punti di forza”.
La presenza della Bulgaria si fa sentire anche nella sfera dell’informazione. L’agenzia di stampa bulgara BTA mantiene una presenza diretta a Taraclia, e la Radio nazionale bulgara BNR sta lavorando per espandere le sue trasmissioni nella regione.
Questo articolo è stato realizzato nell'ambito delle reti tematiche di PULSE, un'iniziativa europea coordinata da OBCT che promuove le collaborazioni giornalistiche transnazionali.
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