Mediterraneo, non c’รจ waterfront senza watersoul

Il Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2025 esplora il rapporto tra cittร  e mare, tra waterfront e watersoul, affrontando temi come urbanistica, turismo e identitร  mediterranea. Un viaggio culturale e progettuale lungo lโ€™Italia dei lungomari

10/10/2025, Fabio Fiori

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Via verde, Ortona - Foto F. Fiori

Lโ€™Italia รจ una penisola e, da almeno centโ€™anni, buona parte della sua costa รจ diventata un lungomare, una strada asfaltata, piรน o meno costruita, piรน o meno ben fatta, molto affollata almeno dโ€™estate.

Da una ventina dโ€™anni poi il lungomare รจ diventato waterfront e gli appetiti immobiliari sono lievitati esponenzialmente. Perchรฉ sul waterfront si intrecciano tutti i problemi dellโ€™overtourism e della speculazione edilizia, sempre attuale.

Anche di questi temi, riguardanti urbanistica e sociologia, architettura ed economia si occupano progettisti e intellettuali chiamati a raccolta da Guendalina Salimei, curatrice del Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia, intitolato Terrae Aquae. Lโ€™Italia e lโ€™Intelligenza del Mare, visitabile fino al 23 novembre 2025.

Lโ€™intero progetto รจ illustrato dallโ€™omonimo catalogo, suddiviso in tre volumi, edito da Electa che contiene le riflessioni di Laura Canali, Lucio Caracciolo, Franco Farinelli, Macrina Marilena Maffei, Anna Lambertini, Nadia Pinardi, Rosario Pavia e altri. Ci sono poi i progetti architettonici, urbanistici e culturali selezionati a seguito della Call for Visions and Projects, i saggi fotografici, le incursioni artistiche, gli esiti della ricerca e altre suggestioni culturali. Un catalogo concepito come un portolano di navigazione capace di orientare il lettore nella scoperta delle esperienze progettuali collettive, delle tematiche e degli esiti di confronti e dibattiti.

Differenti e molto variegate le proposte, in parte anche giร  realizzate, riguardanti i waterfront. Personalmente, come ho scritto nel catalogo, sono convinto che non ci sia waterfront senza watersoul, perchรฉ non cโ€™รจ artifizio sullโ€™acqua senzโ€™anima, e da anni canto il mare che bagna le nostre cittร . Il nostro mare quotidiano che regala emozioni personali e collettive, carnali e spirituali.

Il mare รจ una foresta blu e la cittร  รจ unโ€™eutopia che profuma di salmastro. Non cโ€™รจ waterfront senza watersoul, non cโ€™รจ artifizio sullโ€™acqua senzโ€™anima, canto, racconto dellโ€™acqua. Cittร  da costruirsi con generositร , da viversi in libertร ; rivendicando e praticando la gratuitร  del mare. Di quel Mediterraneo che รจ stato e continua a essere crogiuolo di nature e crocevia di culture. Un Mediurbaneo da almeno duemila anni: pontos, dicevano i greci, tra cittร  di prima grandezza e paesi di rara bellezza, ma anche tra villaggi dโ€™eterna povertร  e periferie di sanguinaria violenza.

Torrette, Ancona - Foto F. Fiori

Torrette, Ancona – Foto F. Fiori

Cittร , paesi, villaggi, periferie abitate da uomini che, consciamente o inconsciamente, godono comunque ogni giorno di quel mare che offre sollievo e speranza. Il Mediterraneo รจ una divinitร  sincretica e il mediterraneo รจ un uomo meticcio.

Preghiamo il Mediterraneo guardandolo e respirandolo, camminandolo e nuotandolo. Amiamo il mediterraneo che non รจ etnia ma genia, variegata e riottosa, volubile come il vento, mutevole come le onde. La koinรจ mediterranea, con le sue luci e le sue ombre, รจ un valore sovranazionale e sovraculturale imprescindibile.

Si scrive spesso, forse con inevitabile retorica, che lโ€™Italia ha 8.000 chilometri di coste, omettendo o dimenticando che almeno la metร  sono lungomari. Da est a ovest, da Muggia a Ventimiglia, isole piccole e grandi comprese, le coste sono pavimentate o battute fin dallโ€™antichitร , ferrate dalla seconda metร  dellโ€™Ottocento, asfaltate o cementate dal Novecento. Lโ€™Italia รจ un lungomare, parola che dal parlato entra nel vocabolario italiano negli anni Trenta del Novecento, quando per legge viene modernizzata anche la toponomastica.

Ancora oggi le rive sono percorse da sentieri, crรชuze, mulattiere, che vanno camminate e salvaguardate. Ma la stragrande maggioranza delle persone vive la relazione con il mare muovendosi o affacciandosi, su o da un lungomare, luogo iconico della relazione mare-cittร .

Anchโ€™io sono nato e cresciuto su un lungomare e lโ€™ho attraversato, prima tenuto per mano da mia madre, poi da solo o con gli amici e, in tempi recenti, tenendo per mano i miei figli. Io, loro, noi attraversiamo un lungomare per nuotare, remare, alzare una vela e mettere la prua verso il largo. Per vivere e vedere la cittร  dal largo, da una debita distanza che รจ anche unโ€™utile inversione prospettica.

Perchรฉ se in generale per ascoltare il cuore della cittร  รจ necessario passeggiare, per ascoltare il cuore della cittร  di mare รจ utile nuotare, remare e veleggiare. Le onde e i venti sono numi tutelari a cui rendere omaggio, al pari di terre e nuvole. La koinรจ mediterranea non va solo studiata, ma rinnovata nella frequentazione del mare, in un corpo a corpo collโ€™acquasalata. Un pensiero meridiano, ancor piรน urgente oggi, va ritrovato nelle testimonianze e rilanciato nelle abitudini, in una pratica mediterranea quotidiana.

Nel 1983 Italo Calvino, che alla speculazione edilizia ha dedicato pagine e pagine, denuncia la difficoltร  di vivere la cittร . Ma, per quelle che sโ€™affacciano sul mare, cโ€™รจ una straordinaria opportunitร  in piรน per ricostruire una relazione dโ€™amore con le pietre e le storie, le strade e le genti, le piazze e le culture. Perchรฉ la nostra preziosa foresta bluci regala sempre un balsamo che profuma di salso, un elisir che sa dโ€™acquamarina.

Noi oggi nel 2025, come Marco Polo, ogni giorno passeggiamo su un lungomare o su un molo attendendo un soffio che liberi l’orizzonte, lasciando l’aria secca e diafana, โ€œsvelando cittร  lontaneโ€.