L’agricoltura ucraina alle porte dell’Unione europea

Nella regione ucraina di Kherson, attraversata dal fronte, l’agricoltura continua seppur tra mille difficoltà. La resilienza degli agricoltori locali deve però fare i conti con le tensioni in UE, dove le importazioni di prodotti dall’Ucraina sollevano questioni commerciali e politiche

La regione di Kherson, Ucraina © Maksimenko Taras/Shutterstock

La regione di Kherson, Ucraina

La regione di Kherson, Ucraina © Maksimenko Taras/Shutterstock

Prima dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, la regione di Kherson era una delle principali aree agricole ucraine. Oggi è tra le più colpite dal conflitto. Situata lungo il fiume Dnipro, nel sud del Paese, la regione è stata parzialmente occupata dalle forze russe nel 2022 e continua a essere esposta a bombardamenti regolari, attacchi missilistici e droni, nonostante la liberazione della riva occidentale del fiume.

Secondo le autorità ucraine, decine di migliaia di ettari di terreni agricoli nell’oblast di Kherson sono minati, danneggiati o situati in prossimità di zone di combattimento attivo.

A nord-ovest della città di Kherson, l’azienda agricola Roksolana continua a coltivare diverse centinaia di ettari in queste condizioni. Il suo direttore, Maksym Maksimov, afferma che il lavoro agricolo nella zona è diventato sempre più pericoloso nell’ultimo anno, a causa dell’uso crescente dei droni: “Nei nostri campi abbiamo individuato circa venti droni — solo quelli che siamo riusciti a trovare o che abbiamo visto esplodere”, racconta.

“Quest’estate la situazione è peggiorata in modo significativo. I droni russi hanno colpito macchinari e incendiato campi in tutta la parte della regione di Kherson sulla riva destra del Dnipro. Alcune aziende agricole vicine non sono nemmeno riuscite a procedere col raccolto”, aggiunge Maksimov.

Agricoltura sulla linea del fronte

Nel 2022 i terreni di Roksolana si trovavano direttamente lungo la linea del fronte. I bombardamenti hanno distrutto diverse mietitrebbie, trattori, seminatrici e altre attrezzature. Maksimov e la sua famiglia sono stati costretti a evacuare verso l’Ucraina centrale. Dopo che le forze ucraine hanno riconquistato la riva occidentale del Dnipro, nello stesso anno, è tornato nella regione.

“Abbiamo recuperato tutto ciò che era possibile, pezzo per pezzo”, spiega. “Abbiamo bonificato i campi da soli, rimuovendo mine, frammenti di proiettili e detriti di missili. E nella primavera del 2023 abbiamo ricominciato a seminare”. L’irrigazione è stata parzialmente ripristinata entro l’autunno del 2024 attraverso il canale Inhulets, che era stato danneggiato dalle forze russe durante la ritirata.

Tuttavia, i rischi per la sicurezza sono aumentati. Se i missili a lungo raggio e i droni Shahed rappresentavano già una minaccia, la diffusione su larga scala dei droni FPV ha avuto un impatto diretto sulle attività agricole. “Quando i droni FPV hanno iniziato a raggiungere la nostra zona, lavorare nei campi è diventato davvero pericoloso”, afferma Maksimov.

Il direttore sta ora valutando ulteriori misure di sicurezza, tra cui sistemi di guerra elettronica, rilevatori di droni, armi da fuoco per le squadre sul campo e strutture metalliche protettive per i macchinari. In vista dell’imminente raccolto di girasole, spiega che le operazioni agricole vengono coordinate con unità militari ucraine sulla base di valutazioni di sicurezza in tempo reale.

Nonostante i rischi, Maksimov afferma che l’ipotesi di abbandonare i terreni non è attualmente presa in considerazione: “Ho passato qui tutta la mia vita”, dice. “Conosco le persone e loro conoscono me. Ricominciare da zero altrove sarebbe estremamente difficile”.

Un settore sotto pressione

La situazione di Kherson riflette le difficoltà più ampie che colpiscono l’agricoltura in Ucraina. Secondo stime governative, circa due milioni di ettari di terreni arabili in tutta l’Ucraina non sono più sicuri a causa di mine e ordigni inesplosi o a causa della vicinanza ai combattimenti. La FAO ha riferito che oltre un terzo delle aziende agricole nelle regioni del fronte opera su terreni contaminati, mentre interruzioni di corrente, carenze di carburante e manodopera continuano ad aumentare i costi di produzione.

Prima della guerra su vasta scala, l’Ucraina era uno dei maggiori produttori agricoli mondiali, con un raccolto record di 106 milioni di tonnellate di cereali e semi oleosi nel 2021. Nel 2024 la produzione era scesa a circa 77 milioni di tonnellate, a causa della perdita di terreni, della distruzione delle infrastrutture e delle difficoltà logistiche. Magazzini, silos, sistemi di irrigazione e nodi di trasporto sono stati ripetutamente colpiti.

Le stime ucraine e internazionali calcolano i danni diretti e indiretti al settore agricolo in decine di miliardi di dollari. Nonostante ciò, l’agricoltura resta centrale per l’economia ucraina. Nel 2024, le esportazioni agricole hanno generato circa 23 miliardi di dollari, rappresentando fino al 60% delle entrate totali da export nei mesi di picco. Cereali, semi oleosi e oli vegetali rimangono le principali voci delle esportazioni ucraine.

Poiché la Russia ha ripetutamente interrotto le rotte di navigazione nel Mar Nero, l’Ucraina ha reindirizzato una quota significativa delle proprie esportazioni agricole verso ovest. I corridoi terrestri attraverso l’Europa centrale e le rotte fluviali lungo il Danubio – noti come “corridoi di solidarietà” dell’UE – sono diventati fondamentali per mantenere i flussi commerciali.

Le esportazioni verso l’UE

Nel periodo 2024-2025, circa la metà delle esportazioni agricole ucraine era destinata all’Unione europea, rendendo l’UE il principale partner commerciale dell’Ucraina per i prodotti alimentari. Grano, olio di girasole e colture destinate ai mangimi riforniscono oggi trasformatori e operatori commerciali in tutta l’Europa centrale, occidentale e meridionale, incluse Francia e Italia, oltre a transitare nei porti europei diretti verso Africa e Medio Oriente.

Bruxelles considera strategicamente importante mantenere questi flussi. I funzionari dell’UE hanno più volte sottolineato che limitare le esportazioni ucraine potrebbe far aumentare i prezzi alimentari globali e aggravare l’insicurezza alimentare in altre regioni del mondo.

Tuttavia, il volume delle importazioni dall’Ucraina ha generato pressioni politiche all’interno dell’UE. Le organizzazioni agricole di Polonia, Francia, Slovacchia, Ungheria e Italia sostengono che i prodotti ucraini – i cui ampi volumi vengono prodotti al di fuori del quadro della Politica agricola comune – creino distorsioni di mercato.

La Polonia ha visto le proteste più visibili, inclusi blocchi alle frontiere. In Francia, i sindacati agricoli hanno avvertito che le importazioni di cereali e pollame dall’Ucraina rischiano di deprimere i prezzi, in un momento in cui i produttori nazionali affrontano l’aumento dei costi energetici, la carenza di manodopera, le perdite legate al clima e regole ambientali più severe nell’ambito del Green Deal europeo. Gruppi agricoli italiani hanno espresso preoccupazioni analoghe, in particolare per la volatilità dei mercati dei cereali destinati ai mangimi.

In risposta, la Commissione europea nel 2025 ha reintrodotto delle quote sulle importazioni di alcuni prodotti ucraini esenti da dazi, tra cui grano e orzo, mantenendo al contempo un accesso preferenziale per altri prodotti. I funzionari europei descrivono queste misure come salvaguardie temporanee, non come un arretramento del sostegno a Kyiv. Proseguono inoltre i negoziati tra Bruxelles e Kyiv su meccanismi di monitoraggio e limiti specifici per singoli beni.

Allargamento e agricoltura

Il dibattito sulle importazioni ucraine è strettamente legato a questioni più ampie che riguardano l’allargamento dell’UE. L’Ucraina è un Paese candidato e ha una delle più vaste superfici agricole d’Europa: una piena integrazione richiederebbe adeguamenti significativi nella distribuzione dei sussidi agricoli dell’UE, nei sistemi di conformità ambientale e nelle tutele di mercato previste dalla Politica agricola comune.

Tra gli Stati membri dell’UE questo solleva preoccupazioni legate alla pressione sui bilanci e alla concorrenza. Per l’Ucraina, l’allineamento agli standard europei dovrebbe avvenire in un contesto difficile, già segnato dalla guerra, dalla carenza di manodopera e da rischi di sicurezza persistenti.

Per agricoltori come Maksimov, questi dibattiti restano lontani dalla realtà quotidiana. La priorità è mantenere la produzione, nonostante la minaccia dei droni, le infrastrutture danneggiate e l’accesso limitato ai capitali. “Ora pensiamo prima di tutto alla sicurezza”, dice. “Poi a seminare, raccogliere e vendere. Tutto il resto viene dopo”.

La guerra ha trasformato l’agricoltura ucraina in un settore che opera contemporaneamente come motore economico, asset strategico e bersaglio militare. I campi del sud dell’Ucraina non sono più soltanto luoghi di produzione, ma aree esposte ad attività belliche. Allo stesso tempo, la loro produzione incide sempre più sui mercati dell’Unione europea e i governi europei devono decidere come bilanciare la protezione dei mercati, la sicurezza alimentare e gli impegni politici.

Questo articolo è stato prodotto nell'ambito dei Thematic Networks di PULSE, un'iniziativa europea che supporta le collaborazioni giornalistiche transnazionali.