La rivoluzione รจ morta, viva la rivoluzione

Berna dedica un’esposizione ai 100 anni della Rivoluzione dโ€™Ottobre. Un percorso tra le avanguardie artistiche russe e il realismo socialista

19/05/2017, Piergiorgio Pescali

Pochi sanno che a Berna Albert Einstein formulรฒ la teoria della relativitร  ristretta, o che Paul Klee trascorse qui i suoi primi anni di vita e vi fece ritorno dopo che nel 1933 venne espulso dalla Germania nazista. Ancor meno sono coloro che sono a conoscenza che Berna ospitรฒ Lenin e la moglie, Nedezhda Krupskaya, tra il 1914 e il 1916.

Proprio per questo legame con il leader della Rivoluzione russa, due dei principali musei cittadini, il Centro Paul Klee e il Kunstmuseum, hanno dedicato una mostra in occasione del centesimo anniversario della Rivoluzione dโ€™Ottobre intitolata โ€œLa Rivoluzione รจ morta.Viva la Rivoluzione!โ€.

La mostra curata da Kathleen Bรผhler รจ divisa in due e ripercorre la storia artistica dellโ€™intellighenzia russa e sovietica e il ruolo avuto dallโ€™arte nel preparare il terreno ai โ€œdieci giorni che sconvolsero il mondoโ€.

Il modo migliore per visitare lโ€™esposizione รจ seguirne lโ€™ordine cronologico, cominciando dallโ€™avveniristico Centro Paul Klee, progettato da Renzo Piano.

Berna-Il centro Paul Klee – foto P.Pescali

Le avanguardie russe del primo Novecento, rappresentate dal Suprematismo di Kazimir Malevich, e dal Costruttivismo di Vladimir Tatlin e Alexander Rodchenko, con i loro lavori astrattisti hanno liberato lโ€™immaginazione (Herbert Marcuse riprenderร  poi questo periodo coniando la frase โ€œlโ€™immaginazione al potereโ€ che tanto piacque agli studenti del Sessantotto). Lโ€™anchilosata societร  zarista si trovava ora di fronte ad un nuovo modo di vedere il mondo. I costruttivisti, con la loro incrollabile fede nella scienza, nel progresso e nella tecnologia, rivolsero ai rivoluzionari bolscevichi le loro attenzioni e la fiducia per la costruzione di un futuro migliore. E, almeno fino agli anni Trenta, le attenzioni e il rispetto furono reciproche: la nuova arte era espressione di una realtร  slegata dai codici puramente descrittivi borghesi e capitalisti.

Opera in esposizione di Aleksander Rodchenko – foto P.Pescali

Il fascino rivoluzionario contribuรฌ a far sรฌ che lโ€™influenza artistica invertisse il suo corso: il flusso delle nuove scuole non correva piรน da ovest a est, ma da est a ovest. Suprematismo e, con maggior vigore, Costruttivismo vennero presi ad esempio per nuove espressioni artistiche in Occidente che trovarono il loro compimento nellโ€™arte De Stijl e nel Bauhaus sino alle avanguardie latino americane e nei minimalisti.

Il terremoto costruttivista venne interrotto in Unione Sovietica da Stalin negli anni Trenta. Lโ€™immaginazione, se da una parte poteva portare allโ€™inventiva, dallโ€™altra aveva un pericoloso potenziale di anarchia che rischiava di minare le ancora fragili fondamenta del nuovo stato sovietico.

Opere in mostra di Iliya Chashnik e Laszlo Moholy Nagy – foto di P.Pescali

Nel 1934 il Partito Comunista indicรฒ una serie di punti a cui gli artisti dovevano attenersi scrupolosamente per esprimere la loro vena. Lโ€™astrattismo, troppo difficile da comprendere dalle masse, molte delle quali ancora culturalmente arretrate e illetterate, venne bandito e al suo posto venne creato il Realismo socialista.

Un percorso, quello dellโ€™arte come metodo di istruzione, ben conosciuto nelle chiese cristiane del medioevo con le Biblia pauperum, che lโ€™Unione degli Artisti Sovietici mutuรฒ in campo socialista.

รˆ da queste nuove direttive che la mostra โ€œLa Rivoluzione รจ morta. Lunga vita alla Rivoluzione!โ€ si sposta, dallโ€™avanguardia del Centro Paul Klee al piรน classico Kunstmuseum bernese.

Qui si ritrovano i famosi poster di propaganda sovietica dalle forme stilizzate e dai colori sgargianti che tanto successo hanno avuto tra i collezionisti di memorabilia e tra i nostalgici.

I nuovi codici artistici limitarono pesantemente la libertร  dโ€™azione dellโ€™arte sovietica, ma, dโ€™altro canto, ebbero il grosso pregio di far comprendere soggetto e significato a tutti. Lโ€™arte ridivenne popolare e non piรน appannaggio di una ristretta รฉlite intellettuale.

Lโ€™esigenza di unitร  necessaria per costruire un nuovo stato industrializzato e progredito, bandรฌ ogni forma di dissenso interno che si ripercosse anche nellโ€™arte. I poster di Alexander Deineka e, con maggior visciditร , di Alexander Gerasimov (particolarmente attento a ritrarre i leader del Partito) vennero presi ad esempio dalla societร  artistica sovietica e non solo.

Nella Germania dellโ€™Est (DDR) il Realismo socialista trovรฒ una nuova vena affrontando con una straordinaria visione critica le contraddizioni allโ€™interno della societร , mentre in quella dellโ€™Ovest si affermรฒ una corrente maoista che approfondiva il collegamento tra arte e realtร  sino a contraddire gli stessi dogmi ideologici del socialismo.

Questa realtร  โ€œalternativaโ€ cominciรฒ ad insinuarsi anche nellโ€™Unione Sovietica di Breลพnev allโ€™inizio degli anni Settanta, confluendo nella Sots-Art di Vitalij Komar e Alexander Melamid. Era, la Sots-Art, la rivisitazione in chiave socialista della Pop-Art statunitense (Sots era la contrazione del termine Sotsrealism, da Socialist Realism). Cosรฌ come la Pop-Art prendeva spunto da icone occidentali per criticare il consumismo, cosรฌ la Sots-Art traeva la propria ispirazione da elementi socialisti per commentarli visivamente in modo coraggiosamente sarcastico e umoristico.

La Stos-Art fu la porta attraverso la quale, dopo il crollo dellโ€™URSS, altri artisti espressero il disappunto del popolo quando ci si accorse che il capitalismo non avrebbe portato quella ventata di pace, benessere e libertร  che ci si aspettava. รˆ questo il senso di What the Homeland Begins With, il poster dipinto da Vladimir Dubossarsky e Alexander Vinogradov nel 2006 e che รจ stato significativamente scelto per illustrare la locandina della mostra

โ€œLa Rivoluzione รจ morta. Lunga vita alla Rivoluzione!โ€.

"What the Homeland Begins With", di Vladimir Dubossarsky e Alexander Vinogradov – Foto di P.Pescali

L’esposizione organizzata congiuntamente dal Kunstmuseum e dal Centro Paul Klee di Berna รจ aperta dal 12 aprile al 9 luglio 2017

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