Kosovo: non c’è un nuovo presidente, possibili nuove elezioni

La mancata elezione di un nuovo presidente rischia di mettere il Kosovo di fronte alle terze elezioni parlamentari in soli 15 mesi. L’attuale presidente Vjosa Osmani ha sciolto il parlameto, una mossa che il partito al governo del Primo Ministro Albin Kurti considera incostituzionale

09/03/2026, Mehmet Krasniqi Pristina
Pristina, Parlamento del Kosovo © Ajdin Kamber/Shutterstock

Pristina, Parlamento del Kosovo

Pristina, Parlamento del Kosovo © Ajdin Kamber/Shutterstock

Il Kosovo è entrato in un nuovo periodo di incertezza politica, a meno di un mese dalla formazione delle istituzioni emerse dalle elezioni anticipate di fine dicembre 2025. Il parlamento non è riuscito a eleggere un nuovo presidente entro la scadenza costituzionale di giovedì, mentre sono state adottate misure che potrebbero portare a elezioni anticipate. Tuttavia, il caso è stato impugnato presso la Corte Costituzionale.

Il presidente non è stato eletto entro l’ultimo giorno dettato dalla Costituzione, lo scorso 5 marzo, a causa del mancato raggiungimento del quorum richiesto dei due terzi dei deputati, dopo che i partiti di opposizione hanno boicottato la sessione parlamentare straordinaria.

Ciò è avvenuto dopo che gli incontri tra il partito al governo Vetëvendosje (LVV) e i due maggiori partiti di opposizione non sono riusciti a produrre né un candidato consensuale né un accordo politico.

Nelle ultime ore, Vetëvendosje ha nominato alla presidenza il suo vice leader Glauk Konjufca, che attualmente ricopre la carica di vice primo ministro e ministro degli Esteri. Per soddisfare il requisito di una corsa competitiva, il partito ha anche nominato la sua deputata Fatmire Mulhaxha-Kollçaku. Tuttavia, l’opposizione non li ha sostenuti.

Battaglia alla Corte Costituzionale

L’articolo 86 della costituzione kosovara stabilisce che l’elezione del presidente del Kosovo “deve aver luogo entro 30 giorni dalla fine del mandato del presidente in carica”.

L’articolo 82 stabilisce che l’Assemblea deve essere sciolta “se entro 60 giorni dall’inizio della procedura elettorale il Presidente della Repubblica del Kosovo non viene eletto”.

Questi sviluppi hanno innescato uno scontro e un deterioramento dei rapporti tra il primo ministro Kurti e la Presidente Osmani, che negli anni scorsi hanno collaborato a stretto contatto. Dopo la conferma che Osmani non sarebbe stata proposta come candidata, la presidente ha presentato al Parlamento diversi emendamenti costituzionali risalenti al 2011. Attraverso questi emendamenti, la Osmani ha cercato di cambiare il metodo di elezione del presidente, consentendo ai cittadini di eleggerlo direttamente.

Vetëvendosje ha accolto con favore l’iniziativa, ma l’opposizione non ha sostenuto gli emendamenti, definendoli obsoleti e inadatti alla situazione attuale. Di conseguenza, gli emendamenti sono stati respinti.

È stata quindi convocata una sessione parlamentare straordinaria per eleggere il presidente, ma è stata interrotta perché non era stato raggiunto il quorum di almeno 80 deputati necessario per avviare le votazioni.

Pochi minuti dopo il fallimento di giovedì sera, Vetëvendosje ha quindi presentato un ricorso alla Corte Costituzionale chiedendo una revisione della procedura ai sensi dell’articolo 86 della Costituzione e una sospensione temporanea del termine per l’elezione del presidente fino alla decisione della Corte. Il partito ha anche chiesto alla corte di stabilire se i legislatori che non hanno partecipato alla sessione abbiano violato la Costituzione.

Venerdì mattina, la presidente Osmani ha emesso un decreto di scioglimento del parlamento, affermando che la mancata elezione di un nuovo presidente entro la mezzanotte del 5 marzo aveva spinto il Paese verso nuove elezioni.

“I cittadini non volevano le elezioni. Questa situazione è stata creata dall’incapacità dell’Assemblea di adempiere al suo dovere costituzionale. Nessuno dovrebbe desiderare un altro ciclo politico, soprattutto in un momento in cui il Kosovo ha bisogno di stabilità. Ma persone irresponsabili con intenzioni pericolose hanno portato il Paese a questo punto”, ha dichiarato Osmani.

I partiti di opposizione hanno accolto con favore la mossa di Osmani. Tuttavia, il decreto è stato definito incostituzionale dal Primo Ministro Kurti. “Se il terzo turno di votazioni ai sensi dell’articolo 86, paragrafo 6, non ha avuto luogo e allo stesso tempo non sono trascorsi 60 giorni dall’inizio della procedura ai sensi dell’articolo 82, paragrafo 3, allora non vi è alcuna base costituzionale per lo scioglimento dell’Assemblea. In tale situazione, il decreto che scioglie l’Assemblea e indice le elezioni non è costituzionale”, ha affermato Kurti.

Vetëvendosje ha quindi impugnato il decreto presso la Corte Costituzionale. Lo stesso giorno in cui ha emanato il decreto, la Presidente Osmani ha invitato i partiti politici a un incontro per discutere la data delle elezioni. L’incontro è stato boicottato solo da Vetëvendosje e dalla Lista Serba.

Valutazioni giuridiche

Il decreto che scioglie il Parlamento è stato definito arbitrario e incostituzionale da Enver Hasani, ex presidente della Corte Costituzionale del Kosovo.

Hasani ha affermato che la mancata elezione di un presidente non comporta automaticamente l’avvio di nuove elezioni da parte del Paese, poiché, a suo avviso, il termine di 60 giorni decorre dall’inizio della procedura.

“Questo cambia la forma del potere in Kosovo da un sistema parlamentare a uno presidenziale. Un simile cambiamento può essere attuato solo attraverso un emendamento costituzionale. Il modo in cui è stato fatto rappresenta un tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale – il tentativo più brutale dall’indipendenza del Paese“.

Pristina, Parlamento del Kosovo © Ajdin Kamber/Shutterstock

Pristina, Parlamento del Kosovo

Pristina, Parlamento del Kosovo © Ajdin Kamber/Shutterstock

Il Kosovo è entrato in un nuovo periodo di incertezza politica, a meno di un mese dalla formazione delle istituzioni emerse dalle elezioni anticipate di fine dicembre 2025. Il parlamento non è riuscito a eleggere un nuovo presidente entro la scadenza costituzionale di giovedì, mentre sono state adottate misure che potrebbero portare a elezioni anticipate. Tuttavia, il caso è stato impugnato presso la Corte Costituzionale.

Il presidente non è stato eletto entro l’ultimo giorno dettato dalla Costituzione, lo scorso 5 marzo, a causa del mancato raggiungimento del quorum richiesto dei due terzi dei deputati, dopo che i partiti di opposizione hanno boicottato la sessione parlamentare straordinaria.

Ciò è avvenuto dopo che gli incontri tra il partito al governo Vetëvendosje (LVV) e i due maggiori partiti di opposizione non sono riusciti a produrre né un candidato consensuale né un accordo politico.

Nelle ultime ore, Vetëvendosje ha nominato alla presidenza il suo vice leader Glauk Konjufca, che attualmente ricopre la carica di vice primo ministro e ministro degli Esteri. Per soddisfare il requisito di una corsa competitiva, il partito ha anche nominato la sua deputata Fatmire Mulhaxha-Kollçaku. Tuttavia, l’opposizione non li ha sostenuti.

Battaglia alla Corte Costituzionale

L’articolo 86 della costituzione kosovara stabilisce che l’elezione del presidente del Kosovo “deve aver luogo entro 30 giorni dalla fine del mandato del presidente in carica”.

L’articolo 82 stabilisce che l’Assemblea deve essere sciolta “se entro 60 giorni dall’inizio della procedura elettorale il Presidente della Repubblica del Kosovo non viene eletto”.

Questi sviluppi hanno innescato uno scontro e un deterioramento dei rapporti tra il primo ministro Kurti e la Presidente Osmani, che negli anni scorsi hanno collaborato a stretto contatto. Dopo la conferma che Osmani non sarebbe stata proposta come candidata, la presidente ha presentato al Parlamento diversi emendamenti costituzionali risalenti al 2011. Attraverso questi emendamenti, la Osmani ha cercato di cambiare il metodo di elezione del presidente, consentendo ai cittadini di eleggerlo direttamente.

Vetëvendosje ha accolto con favore l’iniziativa, ma l’opposizione non ha sostenuto gli emendamenti, definendoli obsoleti e inadatti alla situazione attuale. Di conseguenza, gli emendamenti sono stati respinti.

È stata quindi convocata una sessione parlamentare straordinaria per eleggere il presidente, ma è stata interrotta perché non era stato raggiunto il quorum di almeno 80 deputati necessario per avviare le votazioni.

Pochi minuti dopo il fallimento di giovedì sera, Vetëvendosje ha quindi presentato un ricorso alla Corte Costituzionale chiedendo una revisione della procedura ai sensi dell’articolo 86 della Costituzione e una sospensione temporanea del termine per l’elezione del presidente fino alla decisione della Corte. Il partito ha anche chiesto alla corte di stabilire se i legislatori che non hanno partecipato alla sessione abbiano violato la Costituzione.

Venerdì mattina, la presidente Osmani ha emesso un decreto di scioglimento del parlamento, affermando che la mancata elezione di un nuovo presidente entro la mezzanotte del 5 marzo aveva spinto il Paese verso nuove elezioni.

“I cittadini non volevano le elezioni. Questa situazione è stata creata dall’incapacità dell’Assemblea di adempiere al suo dovere costituzionale. Nessuno dovrebbe desiderare un altro ciclo politico, soprattutto in un momento in cui il Kosovo ha bisogno di stabilità. Ma persone irresponsabili con intenzioni pericolose hanno portato il Paese a questo punto”, ha dichiarato Osmani.

I partiti di opposizione hanno accolto con favore la mossa di Osmani. Tuttavia, il decreto è stato definito incostituzionale dal Primo Ministro Kurti. “Se il terzo turno di votazioni ai sensi dell’articolo 86, paragrafo 6, non ha avuto luogo e allo stesso tempo non sono trascorsi 60 giorni dall’inizio della procedura ai sensi dell’articolo 82, paragrafo 3, allora non vi è alcuna base costituzionale per lo scioglimento dell’Assemblea. In tale situazione, il decreto che scioglie l’Assemblea e indice le elezioni non è costituzionale”, ha affermato Kurti.

Vetëvendosje ha quindi impugnato il decreto presso la Corte Costituzionale. Lo stesso giorno in cui ha emanato il decreto, la Presidente Osmani ha invitato i partiti politici a un incontro per discutere la data delle elezioni. L’incontro è stato boicottato solo da Vetëvendosje e dalla Lista Serba.

Valutazioni giuridiche

Il decreto che scioglie il Parlamento è stato definito arbitrario e incostituzionale da Enver Hasani, ex presidente della Corte Costituzionale del Kosovo.

Hasani ha affermato che la mancata elezione di un presidente non comporta automaticamente l’avvio di nuove elezioni da parte del Paese, poiché, a suo avviso, il termine di 60 giorni decorre dall’inizio della procedura.

“Questo cambia la forma del potere in Kosovo da un sistema parlamentare a uno presidenziale. Un simile cambiamento può essere attuato solo attraverso un emendamento costituzionale. Il modo in cui è stato fatto rappresenta un tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale – il tentativo più brutale dall’indipendenza del Paese“.

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