Il Carnevale che unisce le due sponde dell’Adriatico

Dopo averne appreso le tecniche tradizionali a Venezia, da quasi 30 anni l’artista albanese Edmond Angoni ha sviluppato a Scutari la produzione artigianale delle maschere veneziane, rendendola una delle più grandi e rinomate al mondo. Intervista al fondatore di Venice Art Mask Factory

17/02/2026, Federico Baccini
Nell'atelier. Foto: Venice Art Mask Factory

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Nell'atelier. Foto: Venice Art Mask Factory

Cosa c’è di più caratteristico nel Carnevale delle maschere veneziane? Arlecchino, Colombina, il Medico della peste, la Bàuta. Da secoli la tradizione delle maschere è il simbolo più riconoscibile di uno degli eventi più attesi, a Venezia e non.

Ma non è detto che la tradizione si porti avanti sempre e solo nel luogo di origine, specialmente quando si tratta di un mestiere artigianale che viene tramandato in una bottega, di maestro in allievo, per poi seguire le storie di vita personali degli artisti/artigiani.

È così che la produzione delle maschere veneziane ha trovato un inatteso sviluppo sulla sponda opposta dell’Adriatico, a Scutari, in Albania. Qui Edmond Angoni ha fondato quasi 30 anni fa Venice Art Mask Factory, una delle più grandi e rinomate fabbriche al mondo di maschere realizzate con i metodi tradizionali.

“Tra Scutari e Venezia c’è sempre stato un rapporto particolare. I veneziani sono arrivati nel 1400 e da allora si è creato un legame storico“, spiega Angoni in questa intervista per OBCT. “La storia è come se si ripetesse, ma questa volta attraverso la produzione di maschere e costumi, coinvolgendo tutta la città nelle attività legate alla tradizione del Carnevale veneziano”.

Come è iniziata la tua attività e perché hai deciso di portare la tradizione delle maschere veneziane a Scutari?

Sono arrivato in Italia nel 1992 e ci sono rimasto per cinque anni, facendo molti lavori manuali. Il caso ha voluto che finissi ad abitare a Padova e che entrassi in contatto con alcuni maestri delle maschere veneziane, che mi hanno formato. Sin da bambino mi piaceva l’arte, la letteratura, il teatro, e mi sono sempre sentito un artista.

Visto che non servivano grossi investimenti o particolari macchinari – tutto è fatto a mano e avevo imparato le tecniche tradizionali – ho provato a portare quest’arte anche in Albania.

Una volta tornato a Scutari nel 1997, ho iniziato l’attività con pochi operai e producendo solo maschere in cartapesta senza decorazioni.

All’inizio i veneziani erano un po’ scettici, perché si tratta di un’arte che esiste da 600/700 anni e a quei tempi c’erano grandi maestri in circolazione.

Ecco perché abbiamo continuato pian piano. Nel 1998 abbiamo aperto il primo negozio e prodotto le prime maschere con le decorazioni della Commedia dell’Arte con il nostro timbro. Solo a quel punto abbiamo iniziato a produrre anche pezzi unici, che vendiamo oggi in tutto il mondo.

Quante maschere veneziane producete ogni anno?

Produciamo quasi ventimila maschere all’anno, quasi tutte per il Carnevale, ma anche molti pezzi unici.

Le maschere sono tutte fatte a mano e artistiche. Possono costare da un minimo di circa 20 euro per quelle più semplici – come le Colombine – fino a oltre duemila euro per quelle che richiedono molto lavoro.

In tutti questi anni abbiamo creato circa 1700 modelli diversi di maschere veneziane.

Qual è stato l’impatto della fabbrica sulla comunità locale di Scutari?

Come fabbrica di maschere veneziane siamo diventati il centro più importante per sviluppare il Carnevale a Scutari, che ha un grosso impatto anche a livello di turismo. Inoltre, Venice Art Mask Factory dà lavoro a circa 30 operai.

Siamo arrivati ad avere 12 negozi, di cui cinque a Venezia – anche a Rialto, San Marco e in altri punti centrali della città. Distribuiamo in tutto il mondo, dal Regno Unito all’Australia, dalla Francia al Canada e gli Stati Uniti.

Anche i veneziani hanno riconosciuto il valore di questa produzione artigianale, che segue la tradizione di lavorare solo con le mani, a differenza dei prodotti in plastica pensati per costare pochissimo ma senza alcun valore artistico.

Foto: Venice Art Mask Factory

Foto: Venice Art Mask Factory

Qual è il processo di creazione di una maschera veneziana tradizionale e cosa lo distingue da quelle prodotte in serie?

Le maschere veneziane tradizionali sono realizzate attraverso la tecnica della cartapesta.

Prima di tutto bisogna scolpire la creta per creare il positivo della maschera, poi si realizza il calco in gesso, che registra il negativo della maschera e diventa il banco di lavoro per gli operai.

Il calco va rivestito, strato dopo strato, con fogli di carta assorbente un po’ spessa. Si lascia asciugare – quando le maschere sono grandi dentro il calco, fuori invece quando sono piccole come le Colombine – e a questo punto si può estrarre la maschera grezza in cartapesta dal calco.

Si tagliano i bordi, gli occhi, la bocca – tutto sempre a mano – e poi si danno diverse mani di bianco come base per la decorazione, che solo a questo punto può essere realizzata nel modo deciso.

Le tecniche sono infinite, come lo è la fantasia: possono essere maschere pitturate in modo semplice, oppure decorate con pietre preziose, piume, foglie d’oro o d’argento.

Come si concilia il mantenimento dell’artigianato tradizionale con l’innovazione nel design e nella decorazione?

Abbiamo sempre una base di maschere della Commedia dell’Arte – Colombina, Arlecchino, Pantalone – e poi affianchiamo i pezzi unici decorati con fantasia senza limiti.

Per realizzare una maschera servono diversi giorni di lavoro, e ce ne sono molte sul tavolo contemporaneamente. Perciò anche l’ispirazione che nasce e si sviluppa durante il processo di produzione è molto importante.

Per esempio, sulle maschere ricreiamo dipinti del XVII-XVIII secolo, o anche quelli più moderni, dall’Art Nouveau a Klimt e altri pittori del Novecento.

Non creiamo solo maschere da indossare, ma anche da “arredamento”, cioè più pesanti – che difficilmente si possono indossare a lungo – e pensate piuttosto per essere appese in casa, come se fossero quadri.

Il negozio a Venezia. Foto: Venice Art Mask Factory

Il negozio a Venezia. Foto: Venice Art Mask Factory

Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi e le sfide per la produzione di maschere veneziane?

Da Venezia a Scutari, abbiamo conservato la passione nel fare queste maschere, ma questo sta diventando un mercato sempre più difficile.

Per questo motivo stiamo esplorando nuove strade, come le maschere per la decorazione di interni o i pezzi unici che abbiano un valore intrinseco.

I tempi sono cambiati: la manodopera e i materiali aumentano sempre più di costo, l’interesse per le maschere è un po’ calato, il mercato è invaso da prodotti in plastica da pochi euro.

Questa non era la Venezia di quando avevo iniziato a lavorare, senza dimenticare che sono rimasti pochi maestri delle maschere veneziane. Ma siamo fieri di continuare a mantenere viva questa tradizione.