Georgia, sistema educativo sotto pressione

Il governo del Sogno georgiano ha deciso di mettere mano al settore dell’istruzione. A partire dai libri di testo per le scuole fino al sistema universitario, la riforma vuole prendere le distanze dai valori liberali promossi dal precedente governo, spingendo verso un’educazione patriottica

13/02/2026, Marilisa Lorusso
Giovani a scuola © k_samurkas/Shuttertsock

Giovani a scuola

Giovani a scuola © k_samurkas/Shuttertsock

Annunciata all’inizio di dicembre 2025, la riforma presentata dal ministro georgiano dell’Istruzione Givi Mikanadze rappresenta uno dei più radicali interventi statali sul sistema educativo degli ultimi anni, con implicazioni che vanno ben oltre il piano didattico.

Secondo il governo la riforma migliorerà la qualità dei programmi, la coerenza tra i diversi livelli di istruzione e la preparazione degli insegnanti. Il ministro ha accusato la politica educativa avviata nel 2004 sotto il precedente governo di essere permeata da valori liberali, per cui vi contrappone una nuova visione fondata su un presunto spirito patriottico.

Uno degli aspetti più controversi riguarda il sistema dei libri di testo. Se finora le scuole potevano scegliere tra diversi manuali approvati dal ministero, nel nuovo modello sarà lo Stato stesso a produrli attraverso esperti selezionati, imponendo il principio di “un solo libro per tutte le scuole”.

Il ministero intende riscrivere tutti i manuali nell’arco di pochi anni, assumendosi direttamente la responsabilità dei contenuti. A ciò si aggiungono altre misure: l’ingresso a scuola limitato ai bambini che abbiano compiuto sei anni, il ritorno delle divise scolastiche per i primi anni, il divieto di utilizzo dei telefoni durante le lezioni e la trasformazione del dodicesimo anno (l’ultimo anno delle superiori) in un percorso facoltativo.

Parallelamente, la riforma mira a rafforzare l’educazione con la partecipazione della Chiesa ortodossa georgiana e dei ministeri dell’Interno e della Difesa, includendo programmi di educazione patriottica e lezioni di impronta militare.

Le reazioni critiche sono state immediate. Editori, accademici e osservatori indipendenti hanno denunciato il rischio di una centralizzazione autoritaria dell’istruzione e di un controllo politico sui contenuti scolastici, evocando un ritorno a modelli del passato sovietico. Secondo i detrattori, la riforma non risponde a esigenze pedagogiche, ma si inserisce in una più ampia strategia di ridefinizione ideologica dello spazio educativo.

La riforma universitaria

Anche la riforma dell’istruzione universitaria si inserisce in questo più ampio processo di trasformazione del sistema educativo promosso dal governo e si è consolidata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Nel dicembre 2025 il parlamento ha approvato modifiche che incidono profondamente sull’organizzazione delle università pubbliche, sul finanziamento degli studi e sull’offerta dei corsi accademici.

Il nuovo modello prevede l’abolizione del sistema di borse di studio per il pagamento delle tasse universitarie: tutti gli studenti georgiani ammessi ai corsi di laurea e laurea magistrale nelle università pubbliche avranno gli studi completamente finanziati dallo Stato. Parallelamente, il governo introdurrà quote annuali di iscrizione, sia complessive sia per ciascun programma, limitando l’accesso in base a criteri stabiliti centralmente.

Un altro elemento chiave riguarda il controllo statale sull’offerta formativa. Le autorità potranno decidere quali programmi accademici le università sono autorizzate a offrire, nell’ambito di un modello definito “una città – una facoltà”, che prevede la redistribuzione delle discipline tra gli atenei pubblici, lasciando a ciascuna università solo i settori ritenuti dallo Stato più adeguati o strategici.

Il governo ha presentato queste misure come una riforma strutturale volta a migliorare l’efficienza e la qualità del sistema, ma i critici le hanno interpretate come un tentativo di ridurre l’autonomia universitaria e restringere le possibilità di scelta per studenti e docenti.

Con l’avvio della sessione primaverile il processo riformatore ha assunto una dimensione ancora più incisiva.

La sessione parlamentare primaverile dell’autoproclamata legislatura del Sogno Georgiano si è aperta il 3 febbraio 2026, con la maggior parte dell’opposizione assente e i deputati del partito Per la Georgia rientrati dopo il boicottaggio, mentre il primo ministro Irakli Kobakhidze presiede la commissione governativa per l’istruzione, dimostrando quanto sia prioritario questo settore per il governo.

Le nuove proposte legislative prevedono una riorganizzazione delle università pubbliche, affidando al governo il potere di stabilire obiettivi, forme e tempi delle ristrutturazioni, nonché di definire meccanismi temporanei di gestione.

Durante tali processi, il ministero dell’Istruzione potrà sospendere o modificare le competenze degli organi di governo universitari e nominare figure amministrative provvisorie, inclusi rettori ad interim e consigli di gestione temporanei.

Formalmente presentate come misure transitorie, queste disposizioni rafforzano in modo significativo l’intervento statale nel funzionamento delle istituzioni accademiche, alimentando il timore che la riforma non rappresenti solo un cambiamento amministrativo, ma una ridefinizione politica del ruolo dell’università nella società georgiana.

La prima “riorganizzazione”

A sorpresa, è stata annunciata in tv la fusione tra l’Università Statale Ivane Javakhishvili di Tbilisi e l’Università Tecnica (TSU) della Georgia. La decisione è stata comunicata dal ministro dell’Istruzione Givi Mikanadze come parte della riforma avviata nell’ottobre 2025, presentata come risultato di un’analisi comparativa dei programmi, della ricerca e delle infrastrutture delle università statali e come strumento per rafforzare il ruolo di TSU nel panorama regionale e internazionale.

Secondo il ministro, la fusione non comporterà riduzioni del personale accademico né delle quote di iscrizione, mentre le modifiche legislative necessarie saranno approvate con procedura accelerata.

L’annuncio, tuttavia, ha colto di sorpresa studenti e docenti, che hanno appreso la notizia dai media prima ancora di qualsiasi consultazione formale.

Nonostante le affermazioni del governo circa un processo di confronto con i rettori, uno dei due rettori ha dichiarato di essere venuto a conoscenza della decisione definitiva solo alla vigilia dell’annuncio pubblico.

Le amministrazioni universitarie non hanno espresso un’opposizione aperta, ma la reazione del mondo accademico è stata immediata: proteste spontanee guidate dagli studenti si sono svolte nei campus di entrambe le istituzioni, con la partecipazione di docenti e con slogan in difesa dell’autonomia universitaria e della libertà dell’istruzione.

Le critiche si sono concentrate sulla mancanza di trasparenza, sull’assenza di un dibattito interno e sul rischio di dissolvere l’identità di due istituzioni con profili accademici distinti. Molti professori hanno denunciato l’assenza di consultazioni reali e il timore che la fusione sia parte di una strategia più ampia volta a rafforzare il controllo sulla produzione del sapere, a favorire un sistema universitario più allineato alle priorità politiche dell’esecutivo, marginalizzando o escludendo i docenti critici nei confronti del governo.

Le accuse di ostilità verso i professori non conformi e la progressiva compressione dell’indipendenza accademica hanno trasformato la fusione in un simbolo della più ampia tensione, tra la sindrome di controllo del Sogno Georgiano e l’autonomia intellettuale delle attuali e future generazioni di laureati e docenti.

Dopo una decina di giorni di lettere, proteste, la marcia indietro è giunta per voce di Kobakhidze: la fusione non ci sarà, si metterà comunque mano a corsi attivati dopo il 1990. La riforma universitaria procede, e il suo volto è quello del primo Ministro, in prima linea per quella che è evidentemente una priorità del governo del Sogno.