Georgia, l’attivismo ambientale prova a resistere

La legge sugli agenti stranieri e la repressione politica stanno mettendo a dura prova chi si impegna per l’ambiente e per il clima in Georgia. Nonostante tutto, alcune risorse ed esperienze rimangono

29/12/2025, Alexej Ovchinnikov
Parco nazionale di Lagodekhi

Parco nazionale di Lagodekhi

Parco nazionale di Lagodekhi (© Aydin Hassan/Shutterstock)

(Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall’Ukraine War Environmental Consequences Working Group nell’ambito di PULSE.)

In base alla “legge sugli agenti stranieri” approvata nel 2024 – nonostante critiche diffuse e proteste molto partecipate –, qualsiasi persona fisica o giuridica in Georgia che riceva finanziamenti dall’estero può essere classificata come “agente straniero”. Tutte le organizzazioni non governative devono sottoporsi a un complesso processo di registrazione, durante il quale sono tenute a rivelare una serie di informazioni sulle proprie attività.

Dopo le elezioni parlamentari dell’ottobre 2024 sono scoppiate nuove proteste, ma Sogno Georgiano, il partito al governo, ha represso il dissenso in modo brutale. Nell’ultimo anno la pressione nei confronti delle organizzazioni che rifiutano di registrarsi come “agenti stranieri” ha continuato ad aumentare, e ora si discute persino della possibilità di avviare procedimenti penali contro chi non si registra. Per infangare l’immagine dei manifestanti e dei membri dell’opposizione, Sogno Georgiano fa costantemente ricorso a teorie del complotto.

In Georgia quasi tutte le scuole, le organizzazioni e i piccoli centri abitati ricevono finanziamenti da parte di “agenti stranieri”, cioè di sostenitori stranieri. Ne è un esempio il parco nazionale più antico del paese, il Lagodekhi, che è stato in gran parte finanziato con fondi provenienti dall’estero. Lo stesso vale per la maggior parte dei progetti in campo ambientale.

Le crescenti restrizioni stanno avendo un impatto diretto sul lavoro delle ong e degli attivisti, alcuni dei quali hanno deciso di lasciare la Georgia. Per quanto riguarda le organizzazioni ambientaliste, molte si sono rifiutate di registrarsi come “agenti stranieri” e hanno dovuto subire il congelamento delle proprie attività. Per esempio, la più grande organizzazione ambientalista georgiana, Green Alternative, sembra aver interrotto il suo operato: il sito e i canali social non vengono più aggiornati da febbraio-marzo 2025.

La carenza di sostegno finanziario (a seguito dell’adozione della legge sugli “agenti stranieri”, i donatori non possono più collaborare pienamente con le organizzazioni georgiane), il protrarsi della crisi politica, la stigmatizzazione dell’attivismo e la polarizzazione della società ostacolano il lavoro delle ong e degli attivisti, che devono superare sfide inedite.

Creare spazi sicuri per gli attivisti

Nini Khuroshvili è una delle co-fondatrici del progetto “Ecovillage Georgia”. Il progetto non prova solo a creare un nuovo centro abitato ecologico e sostenibile nel paese, ma vuole anche offrire uno spazio sicuro per gli attivisti. Artista e attivista per l’ambiente e per il clima, Khuroshvili ha iniziato a coltivare il suo progetto dopo avere frequentato un ecovillaggio nell’Europa occidentale.

“Ho vissuto in diversi luoghi e ho imparato cose nuove sugli stili di vita sostenibili e sulla loro integrazione nella vita quotidiana. Ho imparato come ci si può organizzare in autonomia e come funziona il lavoro di squadra, ma anche nella pratica come si possono realizzare forme di agricoltura sostenibile”, ci racconta Khuroshvili.

Ha avuto così inizio il lungo processo di formazione della comunità che sarebbe diventata il nucleo dell’ecovillaggio di Khuroshvili, concepito come un insediamento di persone accomunate dal desiderio di costruire delle case per sé e di stabilirvisi in modo permanente. Nel dicembre 2023 hanno infine acquistato un appezzamento di terra nel distretto di Lagodekhi e il progetto ha cominciato a prendere forma.

“Mi occupo di attivismo non solo in ambito ambientale, ma anche queer, femminista ed ecofemminista. Quando abbiamo dato vita al progetto Ecovillage, il piano era di organizzarlo in modo che si potesse adattare alle diverse esigenze delle persone. Disponiamo di molto terreno e di risorse che possono essere condivise, tra cui un ruscello e un piccolo bosco. Qui le persone possono rilassarsi, sentirsi al sicuro e discutere di argomenti importanti in un ambiente protetto, il che è essenziale data la situazione politica attuale”.

La crisi politica che ha colpito la Georgia nel 2024 ha però comportato numerose sfide anche per l’Ecovillage Georgia, così come per tanti altri. Ricevere nuovi finanziamenti è diventato praticamente impossibile, e i partecipanti subiscono ripetutamente pressioni psicologiche. Molti piani hanno dovuto essere rinviati o ripensati. La sospensione delle attività di molte ong e attivisti colpisce in modo particolarmente grave i gruppi più piccoli, quelli attivi nelle regioni remote, e quelli che erano già stati privati dei fondi governativi in precedenza.

“Non abbiamo bisogno del sostegno del governo, possiamo cavarcela da soli” afferma Khuroshvili. “Ma non arrestate i nostri amici. Non vogliamo né essere sottoposti a ulteriore stress né doverci barcamenare nella complessità di nuove leggi. Riusciremo a superare tutto questo perché siamo un gruppo, ma lasciateci in pace”, spiega Khuroshvili.

L’ambiente è scomparso dall’agenda

Ma un altro effetto collaterale della crisi politica è la scomparsa delle questioni ambientali e climatiche dall’agenda politica georgiana, spiega Khuroshvili, nonostante avessero attirato parecchia attenzione negli ultimi anni. I problemi però non sono affatto spariti, e anzi restano ben visibili.

Sul piano climatico e ambientale la Georgia si trova ad affrontare sfide sempre più gravi. Il 2025 è stato un anno caratterizzato allo stesso tempo da una siccità e da precipitazioni anomale. Nella regione di Kakheti, una delle più importanti per l’agricoltura georgiana, ad agosto interi fiumi si sono prosciugati. In precedenza, nel 2023, una colata di fango causata dallo scioglimento dei ghiacciai nella regione di Racha ha ucciso una trentina di persone.

Né il governo né le autorità locali sembrano avere intenzione di affrontare gli eventi meteorologici estremi causati dal cambiamento climatico. “Non esiste un piano per l’adattamento al cambiamento climatico né uno per mitigarne gli effetti”, afferma Khuroshvili. “Se tre anni fa il governo sembrava intenzionato ad agire nell’ambito del processo di avvicinamento all’UE, adesso tutto è cambiato. Ho la sensazione che un programma per il clima oggi non sia più oggetto di discussione”, aggiunge.

Condividere e stringere legami

Secondo lei, “per le iniziative ambientali e climatiche, non solo in Georgia ma in tutto il Caucaso, oggi è fondamentale sviluppare collaborazioni, creare reti e condividere esperienze, energie e risorse. Ciò permetterà ai progetti non solo di sopravvivere, ma anche di svilupparsi ulteriormente”.

“È anche importante tenere a mente che, qualunque cosa tu faccia, questo ha un significato”, spiega Khuroshvili: “lavoro al mio progetto con la speranza che possa rivelarsi utile e importante – e questi sentimenti vengono rafforzati quando osservo le reazioni di quelli che decidono di venire qui a lavorare la terra, cucinare gli uni per gli altri, potare gli alberi e dare vita alle proprie idee”.

Dopo la pandemia da Covid-19, molti georgiani hanno deciso di trasferirsi dalle città a piccoli centri nelle campagne, anche solo per il periodo estivo. Questo desiderio di fuggire dallo stress della vita cittadina non ha fatto altro che intensificarsi dopo le grandi proteste di piazza, nonostante le migrazioni che parallelamente avvengono anche nel senso opposto.

Chi si trasferisce nelle aree rurali spesso porta con sé approcci più moderni all’agricoltura e una maggiore attenzione alle pratiche ecologiche e ai prodotti biologici. “Le persone che vengono da noi sono molto diverse, ma attraverso le relazioni umane e il rapporto con la natura si riesce a creare armonia”, sostiene Khuroshvili: “Siamo tutti grati per questa opportunità e per questa esperienza, e da questa gratitudine nasce anche un profondo legame con la terra”.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Marta Abbà nell'ambito delle reti tematiche di PULSE, un'iniziativa europea coordinata da OBCT che promuove le collaborazioni giornalistiche transnazionali.

Tag: PULSE

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