Elezioni in Kosovo: come dare rappresentanza alla diaspora?
Con l’approcciarsi delle nuove elezioni anticipate, previste per il prossimo 28 dicembre, in Kosovo si riapre il dibattito sul voto della influente e numerosa diaspora: alcuni propongono l’introduzione di seggi riservati, sul modello croato

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Nel centro di Pristina © Eve's Eyes Photography/Shutterstock
Secondo il rapporto nazionale 2024 della Banca mondiale, la diaspora del Kosovo all’estero è tra le più grandi al mondo: conta tra 700.000 e 900.000 persone e continua a svolgere un ruolo cruciale nell’economia del Paese, in particolare attraverso le rimesse.
I membri della diaspora con cittadinanza kosovara hanno anche il diritto di voto alle elezioni del Kosovo, sia locali che nazionali. Secondo la Banca mondiale, l’impatto sullo sviluppo potrebbe andare oltre le rimesse, soprattutto quando le comunità della diaspora si impegnano nell’economia locale attraverso diversi canali commerciali.
Tuttavia, quando arriva il momento di esercitare il diritto di voto, il clima politico all’interno del Kosovo diventa spesso acceso e polarizzato. Ciò che inizia con i partiti politici si sposta presto negli studi televisivi, dove il dibattito si concentra sul diritto di voto della diaspora.
Da una parte c’è il principale partito politico, Vetëvendosje, il più votato dalla diaspora; dall’altra, partiti che, pur lavorando per rafforzare le proprie basi nelle principali città, criticano Vetëvendosje per quella che descrivono come una strumentalizzazione dei kosovari residenti all’estero.
Tuttavia, il dibattito sulla legittimità e sul diritto di voto della diaspora è l’unica opzione rimasta, oppure esistono altre alternative che potrebbero contribuire ad un’equa rappresentanza delle esigenze della diaspora in parlamento?
Enver Robelli, redattore di politica estera del quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, suggerisce che il Kosovo segua il modello croato, che assegna da tre a sei seggi parlamentari alla diaspora, garantendone un’adeguata rappresentanza. “La diaspora ha i suoi problemi specifici, che devono essere articolati all’interno del Parlamento del Kosovo e di altre istituzioni competenti. Credo che il modo migliore per raggiungere questo obiettivo sia dichiarare la diaspora, come nel caso della Croazia, una circoscrizione elettorale speciale, consentendo alle persone con diritto di voto di eleggere da tre a cinque rappresentanti al Parlamento del Kosovo, che si concentrerebbero quindi sulla risposta alle esigenze specifiche della diaspora”, dichiara Robelli a OBCT.
Attualmente, il voto della diaspora è regolamentato dalla Legge sulle elezioni generali del Kosovo, adottata dall’Assemblea nel 2023. L’articolo 96 delinea specificamente la procedura di registrazione speciale per gli elettori della diaspora.
Ci sono tre modi per votare alle elezioni parlamentari: di persona presso una missione diplomatica, per corrispondenza o inviando le schede elettorali tramite le cassette postali fornite dalla Commissione elettorale centrale presso ambasciate e consolati all’estero.
Rispetto alle dimensioni della diaspora del Kosovo, il numero di elettori registrati rimane relativamente basso, circa 77.000. Di questi, solo 19.260 si sono registrati per votare di persona presso le missioni diplomatiche, mentre i restanti hanno optato per il voto per corrispondenza.
“La registrazione di meno di 80.000 elettori dimostra che la diaspora non è altrettanto ossessionata dalla politica in Kosovo. Se circa 500.000 cittadini kosovari con diritto di voto vivono nei paesi di lingua tedesca, ciò significa che solo il 15-16% ha espresso interesse a partecipare alle elezioni”, aggiunge Robelli.
Il portavoce della CEC, Valmir Elezi, spiega a OBCT che, in entrambe le opzioni di voto, gli elettori della diaspora non esprimono il proprio voto il giorno stesso delle elezioni.
“Il voto presso le missioni diplomatiche è organizzato un giorno prima delle elezioni in Kosovo. Per il voto per corrispondenza, invece, la Commissione elettorale centrale stabilisce il periodo di voto, con termine il giorno prima delle elezioni in Kosovo”. Una richiesta del Movimento Vetëvendosje, adottata dalla commissione come decisione per la ricerca di seggi elettorali aggiuntivi per il voto della diaspora al di fuori delle ambasciate, è stata successivamente annullata dalla Corte Suprema a seguito di un ricorso della Lega Democratica del Kosovo (LDK).
L’LDK ha sostenuto che la misura avrebbe potuto aprire le porte alla manipolazione dei voti della diaspora. La questione è diventata un argomento problematico durante il periodo pre-campagna elettorale, alimentando ancora una volta accuse e controaccuse su quali attori politici si preoccupino maggiormente della diaspora.
Besa Luzha, docente d’arte all’Università di Pristina e analista politica in Kosovo, concorda sul fatto che il Paese debba ricercare modelli di voto più adatti alla diaspora. Facendo riferimento ad esempi come Croazia, Italia e Francia, afferma che la riforma potrebbe contribuire a ridurre l’ulteriore polarizzazione, riconoscendo al contempo un elemento di voto emotivo tra le persone della diaspora.
“Una parte degli elettori della diaspora che non vive in Kosovo basa il proprio sostegno su considerazioni emotive e si concentra su determinate questioni, mentre coloro che vivono in Kosovo si concentrano sulla mancanza di servizi di qualità nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria e nell’assistenza sociale, carenze che la diaspora non sperimenta. Di conseguenza, per chi vive in Kosovo, spesso sembra che la valutazione della diaspora sia puramente emotiva e non tenga conto delle reali difficoltà quotidiane”, spiega Luzha a OBCT.
Fonti vicine ai processi spiegano che, affinché si verifichi un cambiamento, i partiti devono concordare una riforma elettorale che apra la discussione per l’assegnazione dei seggi parlamentari alla diaspora.
Essendo assenti dal parlamento da quasi un anno, i partiti politici non hanno ancora affrontato il tema. Per le prossime elezioni, previste per il 28 dicembre, la Commissione elettorale ha predisposto il voto della diaspora presso le rappresentanze diplomatiche del Kosovo in 24 paesi, principalmente in Europa, ma anche negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone. Parallelamente, per facilitare il voto per corrispondenza, sono operative urne postali in 23 paesi.












