Da Sarajevo a Gaza, restituire un nome ai bambini uccisi

La capitale della Bosnia Erzegovina è diventata il cuore della consapevolezza del mondo. Per i cittadini di Sarajevo, che ogni sera leggono i nomi dei bambini uccisi a Gaza, assistere a scene di uccisione dei bambini in silenzio e indifferenti non è neutralità, è complicità

12/02/2026, Edin Krehić Sarajevo
Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić

Nomi dei bambini moerti a Sarajevo e Gaza

Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić

Sarajevo, città che ricorda i nomi dei suoi bambini uccisi, la sera di martedì 10 febbraio è tornata ad essere il fulcro della coscienza dell’umanità. Tra il Memoriale dei bambini uccisi nella Sarajevo assediata e la Fiamma Eterna, nel centro storico della capitale della Bosnia Erzegovina, i cittadini, disposti in una fila infinita, hanno letto i nomi dei bambini uccisi a Sarajevo e Gaza.

Un fiume di persone, più lungo che mai, ha invaso il centro città. I ​​genitori dei bambini uccisi durante l’assedio di Sarajevo hanno letto i nomi dei bambini morti a Gaza, trasformando lo spazio pubblico in una sorta di memoriale vivente alla solidarietà e alla resistenza all’oblio.

Pioveva, nessuno però ha cercato riparo.

Faceva freddo, nessuno si è tirato indietro.

Le persone stavano in fila, tenendo in mano fogli con i nomi dei bambini assassinati e pronunciando quei nomi per sottrarli all’oblio. Alcuni dei presenti hanno sventolato bandiere della Bosnia Erzegovina e della Palestina.

Appello all’umanità

“La lettura dei nomi dei bambini uccisi è un appello a rimanere umani”, hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento: il Gruppo informale di cittadini, l’Associazione dei genitori dei bambini uccisi nella Sarajevo assediata e l’ente pubblico Musei Civici.

“Mettere in relazione i nomi dei bambini uccisi a Gaza con quelli dei bambini morti nella Sarajevo assediata (1992-1995) è un atto di solidarietà e memoria storica. La memoria collettiva dei cittadini di Sarajevo va al di là del contesto locale, collegandosi alle persone in tutto il mondo che stanno vivendo esperienze analoghe. Esperienze che segnano la vita a Gaza da decenni ormai, con particolare intensità da oltre due anni”.

In una città, come Sarajevo, che durante l’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, ha aspettato che il mondo reagisse mentre i bambini venivano uccisi da cecchini e granate, i nomi assumono un peso particolare.

Leggendo i nomi dei bambini morti a Gaza, insieme ai nomi dei bambini uccisi a Sarajevo tra il 1992 e il 1995, si instaura un dialogo storico tra due esperienze di violenza sistematica contro i civili, tra due luoghi che condividono la stessa sofferenza e la stessa domanda: quanto vale la vita di un bambino in un mondo abituato a contare i morti?

La scelta dello spazio tra il Memoriale dei bambini uccisi nella Sarajevo assediata e la Fiamma Eterna non è casuale. In questo luogo l’innocenza delle vittime si intreccia simbolicamente con l’eredità della lotta antifascista, ricordando che la lotta contro il fascismo, il razzismo e la violenza coloniale non è un episodio storico concluso, è un dovere eterno. A Sarajevo, le cui ferite non si sono ancora rimarginate, questo dovere assume anche una dimensione individuale.

“I nomi pronunciati ad alta voce scardinano la logica per cui l’uccisione dei bambini non pesa in alcun modo sulla coscienza dell’umanità”, hanno affermato gli organizzatori.

La lettura dei nomi, che si svolge a Sarajevo ininterrottamente da due anni, ogni martedì, si è trasformata in una forma pacifica ma tenace di resistenza civile.

“Oggi sono esattamente due anni da quella prima lettura, che, su iniziativa di Saida Nurović, membro del nostro gruppo, è diventata una consuetudine”, ha spiegato Edina Kamenica, giornalista i cui testi hanno ispirato diversi film e sono stati utilizzati nei procedimenti penali contro criminali di guerra in Bosnia Erzegovina.

“Ogni martedì, alle 19.00, ci troviamo in centro, accanto alla Fiamma Eterna, simbolo dell’antifascismo, e leggiamo i nomi dei bambini palestinesi uccisi. Non abbiamo mai saltato la lettura. Capita a volte che qualcuno non possa venire, ma gli altri leggono anche per chi è assente”.

Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić

Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić

Chiedere giustizia

Edina Kamenica è convinta che sia stata questa lettura a salvarla dal senso di impotenza, permettendole di mostrare da che parte stava.

“Stasera, per la prima volta – ha sottolineato Edina – abbiamo letto anche i nomi di 1.601 bambini uccisi a Sarajevo. Finora non lo abbiamo fatto perché, in sostanza, quando leggiamo i nomi dei bambini uccisi a Gaza il nostro pensiero va anche ai bambini di Sarajevo, del Sudan, dell’Ucraina… Tutti questi bambini morti chiedono giustizia, e questo significa, prima di tutto, stabilire la responsabilità penale dei loro assassini”.

Edina sogna il giorno in cui i cittadini si metteranno d’accordo sui social media per scendere in piazza tutti insieme. Uniti – ne è certa – potrebbero fare miracoli.

“Quindi, non sottovalutate il nostro potere”.

Accanto a lei stava il palestinese Amer El-Mordeh, residente a Sarajevo.

“Nelle scene della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina, ho riconosciuto la stessa sofferenza che il mio popolo ha vissuto durante la Nakba in Palestina”, ha affermato Amer El-Mordeh.

Amer ama la Bosnia Erzegovina e Sarajevo, però il suo cuore e la sua anima restano in Palestina.

“Il momento della lettura dei nomi dei bambini morti a Sarajevo e Gaza mi ha colpito anche personalmente: due anni fa a Sidone, in Libano, sono stati uccisi sei membri della mia famiglia, tra cui due bambini”, ha spiegato Amer sottolineando che ventimila bambini uccisi a Gaza non sono solo numeri.

“Se oggi, nonostante le prove evidenti e il crimine sionista in diretta streaming davanti agli occhi del mondo intero, l’uccisione di bambini può essere negata o giustificata, allora ci dobbiamo chiedere cosa significhi oggi quel ‘mai più’ e se si eviti deliberatamente di precisare ‘mai più per nessuno’”.

Sanela Kapetanović e Amer El-Mordeha, Sarajevo, 10 febbraio 2026 - Foto Sead Kreševljaković

Sanela Kapetanović e Amer El-Mordeha, Sarajevo, 10 febbraio 2026 – Foto Sead Kreševljaković

Tra gli organizzatori c’era anche la professoressa Lejla Kreševljaković, architetta socialmente impegnata. Si muoveva agilmente tra i presenti, aiutando chiunque ne avesse bisogno, con grande supporto.

Una sconfitta per l’umanità

“Per me è forse la cosa più significativa che ho fatto negli ultimi due anni, non perché la consideri grande o spettacolare, ma perché è necessaria”, ha scritto Lejla Kreševljaković sui social, sottolineando che quella di martedì scorso è stata la centocinquesima lettura dei nomi dei bambini uccisi.

La professoressa ricorda la prima lettura, il 13 febbraio 2024.

“La mia prima lettura è stata molto emozionante. Oggi dico sempre a chi viene per la prima volta: è difficile. È difficile perché leggi nomi. E cognomi. E in quel momento ti rendi conto che ogni nome è un bambino. Un mondo intero. Una vita interrotta per sempre. Questa consapevolezza fa male. Al tempo stesso, però, quel dolore ci rende umani”, ha affermato Lejla Kreševljaković.

Per Kreševljaković ogni bambino assassinato, ogni vita umana perduta, è una sconfitta dell’umanità, sconfitta alla quale non ci dobbiamo mai rassegnare.

“Questo non fermerà la guerra. Ma non permetterà che la guerra diventi la normalità. La guerra e l’uccisione di bambini sono il male più grande dell’umanità. Ecco perché non ci dobbiamo mai rassegnare.

Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić (Giustizia per i bambini uccisi)

Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić (Giustizia per i bambini uccisi)

Un impegno etico

Circa alla metà di via Titova, che ha mantenuto il nome dell’ex presidente jugoslavo, la presentatrice televisiva Sanela Kapetanović era in piedi con uno striscione con la foto di Zainab e Khalil Alak, uccisi a Gaza all’età rispettivamente di sette e tre anni.

“Leggere i nomi dei bambini uccisi a Gaza ogni martedì davanti al monumento antifascista è un tentativo di preservare la nostra umanità”, ha sottolineato Sanela. “Pronunciando i loro nomi, ci impegniamo a testimoniare la loro esistenza con i nostri corpi, le nostre voci e la nostra presenza, nonostante le narrazioni disumanizzanti”.

Per Sanela, la lettura dei nomi dei bambini uccisi serve anche per smascherare le bugie sui danni collaterali e sugli “scudi umani”.

“Non tanto tempo fa, Sarajevo piangeva i suoi bambini, uccisi nelle scuole, nei parchi giochi, mentre erano in fila per l’acqua… Colpiti con precisione da un cecchino mentre si appoggiavano alla mano della madre. La madre non veniva colpita, affinché il suo dolore continuasse a vivere. Con queste madri e questi padri, per la centocinquesima volta negli ultimi due anni, i sarajevesi hanno letto i nomi dei bambini uccisi nella Sarajevo assediata”.

La lettura a Sarajevo è una preghiera e un impegno.

“I nomi risuonano, perché quando vengono uccisi i bambini, il silenzio indifferente non è neutralità, è complicità”, denuncia Sanela Kapetanović.

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