Croazia: le proteste fermano il mega allevamento di polli
Doveva produrre 100.000 tonnellate di pollo all’anno, risolvendo i problemi di importazioni di pollo della Croazia e dando il via a nuove esportazioni. Ma dopo manifestazioni a Sisak e in diverse città croate, questo progetto di allevamento, macello e impianto di lavorazione dei polli dal valore di 608 milioni di euro è stato bloccato. Non è la prima volta che le proteste fermano i grandi progetti in Croazia

Un allevamento di polli © TANX / Shutterstock
Un allevamento di polli © TANX / Shutterstock
All’inizio di marzo, sulla scia delle proteste della popolazione locale, è stato bloccato un mega progetto di allevamento di polli nella contea di Sisak e della Moslavina. Si tratta di una delle aree più povere della Croazia e, allo stesso tempo, maggiormente colpita dalla crisi demografica.
Nei retroscena della vicenda si nasconde un conflitto tra i rivali politici di lunga data: l’Unione democratica croata (HDZ), che guida la coalizione di governo, e il Partito socialdemocratico (SDP), la principale forza di opposizione a livello statale, che attualmente governa la contea di Sisak e della Moslavina. Il grande progetto di allevamento di polli, oltre che una questione economica, è diventato quindi il simbolo di uno scontro politico.
Crisi agricola
Da decenni ormai l’agricoltura in Croazia è in caduta libera. Dalla fine della guerra seguita alla crisi di dissoluzione della Jugoslavia, conclusasi più di trent’anni fa, in Croazia i terreni agricoli sono in costante calo, come è in diminuzione anche il numero di bovini, suini e pollame.
L’attuale produzione alimentare non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno della popolazione anche al di fuori della stagione turistica, quindi anche i prodotti alimentari di base, come il pollo, vengono importati.
Ecco perché l’annuncio di un ingente investimento in un mega allevamento di polli – presentato come il più grande investimento alimentare non solo nell’area di Sisak, ma nell’intera Croazia, e uno dei più grandi della regione – ha suscitato parecchio entusiasmo.
Sono stati annunciati investimenti fino a 608 milioni di euro nel progetto di un sistema integrato, compresi un macello, un mangimificio, la logistica e la lavorazione delle carni. L’idea di costruire l’impianto principale a Sisak, capoluogo della contea ed ex polo industriale, ha acquisito ulteriore importanza in un contesto segnato dall’interruzione della produzione nella raffineria di Sisak, una delle due in Croazia, che ha lasciato senza lavoro centinaia di persone.
In precedenza, è stata chiusa anche l’acciaieria di Sisak, che un tempo impiegava oltre dodicimila lavoratori. Anche l’industria chimica, un tempo fiorente, è crollata, causando la perdita del lavoro di circa mille lavoratori. Quindi, parliamo di una perdita totale di oltre quattordicimila posti di lavoro nelle industrie un tempo leader della zona.
Come se non bastasse, la contea di Sisak e della Moslavina è stata tra le aree maggiormente devastate dal sisma che ha colpito la Croazia nel dicembre 2020. Questi eventi hanno portato all’esodo di un gran numero di residenti.
Un’occasione di sviluppo?
L’investitore del mega allevamento di polli è la Premium Chicken Company (PCC), affiliata alla holding Renaissance Capital, di proprietà dell’imprenditore ucraino Andrii Matiukha, noto in Ucraina per i suoi affari nel settore delle scommesse, del gioco d’azzardo e dell’informatica, nonché per i fondi di investimento.
A Sisak era prevista la costruzione di un macello industriale e di un impianto di lavorazione del pollo con una capacità di circa 82-84 milioni di polli all’anno, oltre ad un grande allevamento di polli con una capacità di circa 47 milioni di polli all’anno, per un totale di circa 100.000 tonnellate di pollo all’anno. L’investitore ha annunciato 2.500 posti di lavoro nella prima fase, potenzialmente fino a 3.000.
Tra gli argomenti a favore del più grande investimento avicolo in Croazia, si è insistito sull’idea che la sua realizzazione avrebbe non solo aumentato la produzione nazionale di pollame, ma anche permesso alla Croazia di esportare pollame, di cui oltre l’80% di quanto prodotto a Sisak. Inoltre, l’investitore ha annunciato i più elevati standard di produzione ecologica.
Stando sempre all’investitore, nel progetto sarebbero già stati investiti 40 milioni di euro, compresi i terreni acquistati. Il governo conservatore si è vantato dei futuri benefici per l’area di Sisak che, secondo le accuse dell’opposizione progressista, il governo starebbe trascurando.
Tuttavia, il progetto ha incontrato l’opposizione della popolazione locale e delle associazioni civiche. A febbraio sono state organizzate manifestazioni a Sisak e Zagabria, dove diverse migliaia di persone hanno protestato, affermando che la realizzazione del progetto avrebbe messo a rischio l’intera area.
Tra i principali argomenti contro il progetto sono stati citati il possibile inquinamento dell’aria e dell’acqua, le grandi quantità di escrementi di pollo, la diffusione di odori sgradevoli e l’industrializzazione delle aree rurali. Gli oppositori hanno definito il progetto una potenziale “bomba ecologica”, al tempo stesso esprimendo il timore che un progetto di tale portata potesse minacciare gli allevatori di pollame nazionali.
Anche la Chiesa cattolica critica il progetto
È curioso notare come anche la diocesi di Sisak si sia opposta alla realizzazione del progetto del mega allevamento di polli, nonostante la Chiesa cattolica in Croazia sia tradizionalmente di destra. In una dichiarazione, firmata dal vescovo ultraconservatore Vlado Košić, si afferma che lo sviluppo non è accettabile se minaccia la dignità umana, la sicurezza delle famiglie e la natura. Tale posizione ha spiacevolmente sorpreso i vertici dell’HDZ, anche perché in passato il vescovo ha sempre mantenuto un atteggiamento condiscendente nei confronti del partito al governo.
Per gli esponenti della compagine di governo questo investimento è necessario perché permetterebbe la ripresa economica di un’area devastata dalla guerra. Il primo ministro Andrej Plenković ha pubblicamente sostenuto il progetto, affermando: “Ci troviamo di fronte a sfide comuni che risolveremo attraverso la cooperazione tra il governo e la città di Sisak”. Tuttavia, questa cooperazione non si è concretizzata.
Kristina Ikić Baniček (SDP), sindaca di Sisak, ha messo in chiaro la posizione dell’amministrazione locale. “Considerate le capacità previste, questo progetto potrebbe portare con sé un odore sgradevole e un carico industriale che Sisak non desidera”. Per la principale forza di opposizione, il ripristino della vita e della produzione nella contea di Sisak e della Moslavina è stato impedito dall’atteggiamento negligente del governo centrale nei confronti di quest’area, dove negli ultimi trent’anni l’HDZ è rimasto al potere per due terzi del tempo.
Anche altri partiti di opposizione, tra cui Možemo (sinistra) e Most (destra), hanno accusato l’investitore di mancanza di trasparenza, parlando di potenziali danni ambientali. L’investitore ha reagito affermando di essere vittima di una campagna politica contro il progetto. Alla fine, il progetto è stato bloccato dal ministero della Tutela dell’Ambiente e della Transizione Verde, che ha formalmente sospeso la stesura dello studio di impatto ambientale.
Il potere della protesta pubblica
Stando ai documenti presentati dal comune di Sisak, il progetto non è conforme ai piani urbanistici e territoriali. L’investitore ha chiesto modifiche ai piani, ma il comune ha respinto la richiesta. L’investitore annuncia che non rinuncerà al progetto, dicendosi pronto anche ad intentare una causa legale.
Il progetto di allevamento di polli ha portato all’acuirsi dello scontro tra il governo centrale e l’amministrazione locale di Sisak. La sindaca Kristina Ikić Baniček è stata tra i più ferventi oppositori del progetto sin dall’inizio.
Benché il valore previsto del progetto di Sisak sia elevato, non si tratta del progetto più costoso bloccato in Croazia a seguito delle proteste. Nel 2013, sono state sospese le trivellazioni petrolifere nel Mar Adriatico, un investimento stimato in svariati miliardi di euro. Dopo anni di campagne da parte delle organizzazioni ambientaliste e un referendum nel 2016, è stato bloccato anche un progetto di centrale termoelettrica a carbone a Plomin (Fianona), in Istria, stimato in circa 850 milioni di euro. La costruzione di un golf resort sul monte Srđ, che sovrasta la città di Dubrovnik, nell’ambito di un progetto di complesso turistico di lusso, stimato in un miliardo di euro, è stata scongiurata grazie alle attività del movimento civico “Srđ je naš” [Srđ è nostro] che ha portato ad un referendum.
L’attuale scontro politico-burocratico tra HDZ e SDP sulla costruzione del complesso avicolo a Sisak potrebbe avere un impatto a lungo termine sui piani di sviluppo industriale della Croazia. Se il progetto venisse realizzato come previsto, diventerebbe uno dei più grandi complessi avicoli d’Europa, superando l’attuale produzione totale di pollame in Croazia e raggiungendo circa un quinto della capacità delle grandi aziende avicole europee.
Tag: Agricoltura
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