Caucaso, religione e politica

Dalla spaccatura nella Chiesa ortodossa dell’Abkhazia al fermento tra i prelati della Georgia, che si schierano in parte contro il partito di governo Sogno georgiano, senza dimenticare lo scontro tra il Premier armeno e la Chiesa apostolica. Una panoramica delle commistioni tra religione e politica nel Caucaso

23/12/2025, Marilisa Lorusso
Il monastero di Khor Virap in Armenia. Sullo sfondo il monte Ararat © Tiko Aramyan / Shutterstock

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Il monastero di Khor Virap in Armenia. Sullo sfondo il monte Ararat © Tiko Aramyan / Shutterstock

In Abkhazia, una spaccatura nella Chiesa ortodossa

In Abkhazia, regione secessionista della Georgia, è in corso un conflitto religioso paradigmatico della propria scissa identità – entità dipendente da Mosca, con velleità indipendentiste. La Chiesa Ortodossa Abkhaza ha annunciato la sospensione di tutti i servizi religiosi, fatta eccezione per la Cattedrale dell’Annunciazione a Sukhumi. La decisione è stata presa per esercitare pressione sulle autorità affinché intervengano contro l’archimandrita dissidente Dorotheos (Dbar), leader della Metropolia, con epicentro il monastero di Nuova Athos, il principale sito ortodosso del territorio.

Il conflitto è radicato nelle divergenze sulla strategia per ottenere il riconoscimento della Chiesa abkhaza come indipendente dalla Chiesa Ortodossa Georgiana. La Chiesa ortodossa, guidata da padre Vissarion Aplia, sostiene la necessità di subordinarsi al Patriarcato di Mosca per conseguire legittimità canonica, mentre Dorotheos promuove un dialogo diretto con il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

Nel maggio 2011 circa 2.000 fedeli del monastero votarono per proclamare la Santa Metropolia di Anakopia e Nuova Athos e per fondare una futura Chiesa autocefala dell’Abkhazia, con Dorotheos come metropolita, nonostante l’opposizione della Chiesa ortodossa russa, di quella abkhaza e delle autorità de facto. Dorotheos dichiarò che solo l’arresto o l’eliminazione fisica l’avrebbero fermato. Da allora continua a celebrare regolarmente nel monastero, ottenendo un seguito crescente.

Padre Vissarion ha chiesto alle autorità abkhaze di intervenire per espellerlo, alla Chiesa russa di riconoscere la sua giurisdizione, e respingere le rivendicazioni della Chiesa Ortodossa Georgiana. La sospensione attuale dei servizi religiosi è il terzo provvedimento del genere dal 2019, ma diversamente dai precedenti riguarda solo le chiese al di fuori della cattedrale, probabilmente per limitare le perdite economiche. La durata della misura dipenderà dalla risposta del presidente abkhazo Badr Gunba e del patriarca Kirill di Mosca.

Georgia, sacerdoti con i manifestanti

La frattura politica in corso nel paese ha raggiunto la chiesa Ortodossa Georgiana.

Gli archimandriti Dorote Kurashvili e Ilia Toloraia hanno sostenuto attivamente le proteste pro-europee a Tbilisi e hanno espresso pubblicamente critiche verso il partito di governo Sogno georgiano e la gerarchia ecclesiastica. Kurashvili ha partecipato quotidianamente ai raduni, denunciando le politiche governative e le misure repressive contro i cittadini, mentre Toloraia ha espresso solidarietà verso i manifestanti che avevano subito pressioni o repressioni.

Il 16 ottobre 2022 Kurashvili è stato convocato dalla commissione diocesana Mtskheta-Tbilisi, composta da membri del clero ma non si è presentato e ha ricevuto un richiamo formale. Il 27 settembre, poco prima, TV Pirveli aveva diffuso una registrazione di un incontro patriarcale in cui il clero criticava Kurashvili per aver sollecitato altri preti a esprimersi sulle questioni politiche, ritenendolo un comportamento moralmente dannoso per la diocesi.

Il 29 ottobre Kurashvili è stato nuovamente convocato e ha rifiutato di comparire se la sessione non fosse stata aperta ai media, richiesta respinta. Lo stesso giorno il Patriarca Ilia II ha emesso l’Ordine n. 84, rimuovendo Kurashvili dalla parrocchia della Chiesa della Natività del Salvatore e assegnandolo alla Cattedrale della Santa Trinità di Tbilisi. Kurashvili ha dichiarato di essere giudicato dalla Chiesa russa e da Bidzina Ivanishvili, fondatore del Sogno georgiano, e ha definito le accuse diffamatorie.

Il 5 novembre anche Ilia Toloraia è stato sospeso dall’esercizio dei propri doveri con l’Ordine n. 95, basato sulle raccomandazioni della commissione diocesana, a seguito di dichiarazioni pubbliche in cui criticava il Metropolita Shio Mujiri e accusava la Chiesa di servire interessi russi. Toloraia ha denunciato pressioni e spintoni fisici da parte del portavoce patriarcale Andria Jagmaidze e ha ricevuto un ultimatum: pentirsi o subire misure disciplinari.

La sorte dei due segna il forte intreccio tra gerarchia ecclesiastica e la repressione politica del Sogno georgiano.

Armenia, governo contro clero

Anche la politica armena è a un bivio, e governo e chiesa paiono esprimerne i due rami divergenti.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha avviato un acceso scontro con il capo della Chiesa Apostolica Armena, il Catholicos Karekin II. Secondo il premier, la Chiesa è diventata un “clero criminal-oligarchico” che tramerebbe un colpo di Stato. Come parte di questa campagna, Pashinyan ha proposto un rinnovamento radicale della leadership ecclesiastica: ha chiesto la rimozione di Karekin II e l’elezione di un nuovo Catholicos selezionato tramite controlli preliminari sul carattere e il comportamento.

Pashinyan ha accusato Karekin II di aver infranto il voto di celibato e di essere padre di un figlio, affermando su Facebook che “se Karekin II cerca di negarlo, lo proverò con tutti i mezzi necessari”. Pashinyan ha poi fatto un’offerta provocatoria, dichiarandosi pronto a sottoporsi a un esame fisico per dimostrare che non è circonciso, in risposta a insinuazioni del portavoce del Catholicos, per dimostrare la propria aderenza alle pratiche crisitiano-armene. Le reazioni da parte del clero sono state forti e la spaccatura è profonda.

La tensione ha avuto anche un risvolto simbolico all’estero: durante il viaggio di Pashinyan a Istanbul nel giugno 2025, non è stato ricevuto da alcun esponente religioso della comunità armena locale. Il Patriarca di Costantinopoli, Sahak Mashalian, ha spiegato che il patriarcato è rimasto chiuso per protesta, definendo l’assenza del clero un segno contro le dichiarazioni aggressive di Pashinyan nei confronti di Karekin II.

Nella chiesa ci sono posizioni diverse. A novembre una decina di prelati hanno rilasciato una dichiarazione in questo senso, a dicembre una trentina hanno dichiarato la loro incondizionata fedeltà al Catholicos. Pashinyan ha presenziato la messa celebrata da un prete scomunicato, Aram Asatryan, che è stato rimosso dal servizio dalla Chiesa su ordine di Karekin II per aver pressato sacerdoti a unirsi a manifestazioni di opposizione.

La crisi riflette visioni opposte sull’identità del Paese: per Pashinyan, la Chiesa deve essere riformata e liberata da élite privilegiate, Karekin II è un agente straniero (russo); per molti religiosi, le sue accuse arrivate da palazzo rappresentano un attacco alla tradizione e all’autonomia ecclesiastica.

Per le tensioni è stata sospesa la conferenza dei Vescovi, prevista per metà dicembre, mentre sono già quattro gli alti prelati che sono finiti in arresto. L’ultimo è il vescovo Arshak Khachatryan, accusato di aver messo della droga nello zaino di un manifestante anti Karekin II nel 2018.

E per far vedere chi comanda, Pashinyan ha sostenuto che visto che lo stato ha fondato la chiesa nel 301 d.C. sarebbe il caso che prima della messa domenicale si intonasse l’inno nazionale.