BiH: No alla miniera di cromo sul fiume Krivaja

Associazioni e comunità locali da mesi ormai si battono per fermare un progetto di estrazione del cromo nella valle del fiume Krivaja, in Bosnia Erzegovina, evidenziando gravi rischi per l’ambiente e la salute umana. Nonostante una recente sentenza del tribunale di Zenica, che ha dato ragione agli attivisti, la battaglia si prospetta ancora lunga

Escavatore in una miniera di cromo © demirbaslperen/Shutterstock

Escavatore in una miniera di cromo

Escavatore in una miniera di cromo © demirbaslperen/Shutterstock

Cinquanta associazioni e comunità locali del bacino del fiume Krivaja hanno sollecitato il ministero dell’Economia del cantone di Zenica-Doboj ad annullare immediatamente l’autorizzazione rilasciata all’azienda Seven Plus di Sarajevo per la ricerca geologica e l’estrazione del cromo nella località di Duboštica-Tribija, nel comune di Vareš.

Gli attivisti hanno chiesto di prendere visione del contratto di concessione e di tutti i documenti relativi al progetto. Hanno motivato la loro richiesta con la preoccupazione per i rischi ambientali e sanitari, affermando che la ricerca e lo sfruttamento del cromo potrebbero avere effetti negativi sui corsi d’acqua, sulla biodiversità e sulla vita di decine di migliaia di persone lungo il fiume Krivaja, che scorre per cento chilometri attraverso la parte centrale e settentrionale della Bosnia Erzegovina.

Anche la comunità scientifica locale si è unita alla battaglia contro la miniera di cromo nelle immediate vicinanze del letto del fiume Krivaja.

Il ministero dell’Economia del cantone di Zenica-Doboj ha risposto alle richieste di associazioni e comunità locali seguendo una prassi ormai consolidata, cioè rifiutando di fornire informazioni sul contratto di concessione e su altri documenti riguardanti il progetto estrattivo nella località di Duboštica-Tribija. Il ministero ha invocato il segreto commerciale e la necessità di tutelare gli interessi degli investitori.

La decisione è stata fortemente criticata dagli attivisti, che hanno accusato il ministero di aver limitato l’accesso ad un contratto che contiene informazioni pubbliche e riguarda la gestione delle risorse statali. È stato richiesto il parere del tribunale.

Con grande soddisfazione degli attivisti, il Tribunale cantonale di Zenica ha annullato la decisione contestata, affermando che il ministero dell’Economia ha agito in maniera poco trasparente e arbitraria. È stato specificato che la Legge sul libero accesso alle informazioni si basa sull’idea che le informazioni di cui dispongono le istituzioni statali sono un bene pubblico e che ogni deroga alla norma deve essere ben motivata e ponderata. Secondo i giudici, il ministero, nella sua risposta agli attivisti, non ha fornito una motivazione adeguata.

Gli attivisti non hanno ancora ottenuto pieno accesso alla documentazione legata al progetto estrattivo e la loro richiesta di annullare il contratto di concessione è rimasta inascoltata. Tuttavia, nonostante l’amaro in bocca, la recente sentenza rappresenta per loro una vittoria.

Sembra davvero incredibile che il governo del cantone di Zenica-Doboj violi la Costituzione dando in concessione terreni forestali appartenenti allo stato, o meglio a noi, e vendendo le nostre risorse naturali ad un’azienda privata per una cifra irrisoria. E quando il pubblico chiede di vedere il contratto, le istituzioni cantonali cercano di nascondere tutto”, denuncia l’Associazione dei cittadini di Fojnica.

“Ci sono volute una causa legale e una sentenza del tribunale – sottolineano i cittadini – per permettere all’opinione pubblica di conoscere il contenuto del contratto di concessione. Noi, cittadini, siamo costretti a fare causa al governo, che noi stessi abbiamo eletto, solo per poter prendere visione di un documento sulla gestione delle nostre risorse naturali”.

Conseguenze dell'estrazione del cromo lungo il fiume Krivaja - Foto dell'Associazione Fojničani

Conseguenze dell’estrazione del cromo lungo il fiume Krivaja – Foto dell’Associazione Fojničani

La voce degli esperti

Lo scopo degli attivisti è dimostrare l’illegittimità dell’affidamento in concessione e del cambio di destinazione d’uso dei terreni di proprietà dello stato, ma anche la violazione degli obblighi contrattuali, il mancato rispetto delle scadenze e la messa in pericolo della natura. Mentre prosegue la battaglia legale, l’investitore ha in parte disboscato la foresta che si estende lungo il fiume Krivaja. Il sito è in fase di preparazione per la ricerca geologica e lo sfruttamento del cromo, un metallo altamente tossico, associato ad una serie di gravi problemi di salute, tra cui malattie della pelle e tumori.

In un’intervista rilasciata al portale Valter, Dalibor Ballian, professore ordinario della Facoltà di Scienze Forestali di Sarajevo, ha spiegato che la miniera di cromo verrà scavata nel cuore di una delle aree forestali più preziose della Bosnia Erzegovina.

Non si tratta di una ‘foresta brulla’, come ha affermato il ministro della Federazione BiH Nermin Nikšić, bensì di una foresta molto fertile e di alto valore. C’è anche una foresta vergine nelle vicinanze, proprio al confine dell’area interessata dalle indagini geologiche sul cromo e dalla miniera di Rupice, già operativa”, sottolinea Ballian. “Non siamo contrari all’attività mineraria, ma non permettiamo la distruzione dell’ambiente. Sono sempre state le foreste a salvare questo paese, e quando perderemo le foreste, il paese non potrà più essere salvato”.

Come spiegano alcuni tossicologi e geologi, il cromo esavalente è altamente tossico e la sua estrazione può causare la contaminazione delle acque superficiali e sotterranee.

L’estrazione della cromite può portare alla formazione di cromo esavalente, una forma estremamente tossica e cancerogena, che si diffonde facilmente attraverso l’acqua e la polvere e contamina sorgenti, fiumi e aree abitate”, sottolinea il professor Muriz Spahić, tra i più noti geografi, idrologi e geoecologi bosniaco-erzegovesi.

“I progetti minerari devono essere pienamente conformi agli standard ambientali e legali”, spiega Spahić, aggiungendo che nel caso dei lavori nella località di Duboštica-Tribija, “sussistono fondati dubbi sulla trasparenza del processo di affidamento in concessione [di terreni demaniali] e sulla legalità dei lavori finora svolti”.

Il cromo è molto dannoso per la salute, in particolare quello esavalente [che è] cancerogeno, ha un effetto tossico sui nostri geni e cromosomi. La devastazione della meravigliosa natura di Vareš, iniziata da Adriatic Metals […] da cui solo poche persone traggono beneficio, va fermata”, afferma Jasenko Karamehić, accademico e professore ordinario di tossicologia.

Da mesi ormai gli attivisti bosniaco-erzegovesi mettono in guardia sulle conseguenze dell’estrazione del cromo anche in altre parti d’Europa. Uno dei casi citati riguarda una miniera situata ad una quarantina di chilometri da Tirana, dove sono stati registrati diversi episodi di inquinamento delle acque sotterranee e superficiali, devastazione della natura e gravi problemi di salute tra la popolazione locale.

Tra le criticità evidenziate, anche le scarse capacità istituzionali e legali della Bosnia Erzegovina, incapace di proteggere l’ambiente e gli interessi dei propri cittadini, e i canoni demaniali irrisori che permettono agli investitori di realizzare extraprofitti, mentre le comunità locali non traggono nessun vantaggio da queste attività. La corruzione sistemica e i bassi standard ambientali possono portare a costosi arbitrati internazionali, a causa dei quali la Bosnia Ezegovina ha già perso centinaia di milioni di euro.

Un modello di business controverso

L’autorizzazione per l’esplorazione mineraria nella località di Duboštica-Tribija è stata rilasciata all’azienda Seven-Plus, in seguito ribattezzata Vareški metali srl, di proprietà del controverso imprenditore Miloš Bošnjaković.

Bošnjaković è coinvolto in diverse attività commerciali e minerarie poco trasparenti. È stato lui a facilitare l’arrivo del primo investitore, Eastern Mining, sul sito dell’ex miniera di piombo, zinco e barite a Vareš, ma anche l’avvio di progetti minerari a Ozren, Čajniče e Jezero.

Se da un lato questi progetti hanno portato ingenti profitti all’intermediario e alle sue società fantasma, dall’altro hanno provocato blocchi, proteste e azioni legali di chi denuncia il comportamento illecito degli investitori e i rischi per la biodiversità e la salute umana.

Le autorità locali, cantonali e federali solitamente accolgono con favore i progetti di Miloš Bošnjaković nelle aree che l’imprenditore promuove come luoghi preziosi e strategici, appetibili per gli investitori. Promuovendo questi progetti, le istituzioni confermano la natura matrigna dell’atteggiamento dello stato bosniaco-erzegoveze nei confronti dei beni pubblici.

Conseguenze dell'estrazione del cromo lungo il fiume Krivaja - Foto dell'Associazione Fojničani

Conseguenze dell’estrazione del cromo lungo il fiume Krivaja – Foto dell’Associazione Fojničani

Interessi statali o privati?

Le associazioni e le comunità locali della valle del fiume Krivaja denunciano anche l’utilizzo illegale di proprietà statali da parte di numerose istituzioni pubbliche, responsabili del rilascio dei permessi per l’estrazione del cromo in quest’area.

Nella sua risposta alla richiesta di annullamento del contratto di concessione per l’area esplorativa Duboštica-Tribija nel comune di Vareš e per l’apertura di una miniera di cromo, il ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Gestione delle Acque del cantone di Zenica-Doboj ha affermato che la questione esula dalle sue competenze.

Tuttavia, il ministero ha ammesso di aver permesso al concessionario di costruire e utilizzare strade di accesso attraverso un’area boschiva di proprietà statale su una superficie di 36.550,50 metri quadrati, al fine di accedere ai pozzi esplorativi.

Dopo che l’ispettore forestale cantonale aveva temporaneamente interrotto i lavori di disboscamento lungo il fiume Krivaja, l’Ispettorato della Federazione BiH ha inviato una lettera all’Aarhus Centar in BiH. Nella lettera si afferma che è stato accertato che nessuna delle istituzioni pubbliche competenti che hanno rilasciato i permessi per l’attività esplorativa a Duboštica-Tribija ha preso in considerazione la decisione dell’Alto rappresentante in Bosnia Erzegovina sul divieto di modifica della destinazione d’uso del suolo (Gazzetta Ufficiale della Bosnia Erzegovina n. 18/05, 29/06, 32/07, 99/07, 58/08 e 22/22).

Date queste premesse, non sorprende che le istituzioni pubbliche non abbiano rispettato l’attuale Piano territoriale della Federazione di BiH, secondo cui la località di Duboštica-Tribija è destinata alla conservazione della natura e alle foreste, e non allo sfruttamento minerario. Già nel 2020, nel pieno della pandemia, su richiesta del ministero dell’Economia della FBiH, il comune di Vareš aveva dato il via libera al rilascio dell’autorizzazione per l’esplorazione e lo sfruttamento del cromo. Sulla base di questo permesso, nell’aprile del 2021, la concessione è stata assegnata alla società Seven Plus.

Proprietà statali e beni pubblici

In Bosnia Erzegovina da oltre vent’anni vige il divieto di disporre delle proprietà dello stato, introdotto dall’Alto rappresentante della comunità internazionale (OHR), fino a quando non saranno risolti i conflitti di interesse tra i diversi livelli di governo sulle preziose risorse statali. Questa legge, spesso invocata dagli attivisti per proteggere l’ambiente da progetti dannosi, rappresenta un ostacolo per molti politici nel loro tentativo di perseguire gli interessi personali e favorire gli investitori irresponsabili.

I politici non riescono a raggiungere un accordo su una nuova legge sulla gestione dei beni pubblici, quindi la norma introdotta dall’Ufficio dell’Alto rappresentante resta in vigore. Lo stesso Christian Schmidt afferma che la questione delle proprietà statali blocca lo sviluppo della Bosnia Erzegovina e che deve essere adattata agli investimenti futuri.

“A chiunque viaggi attraverso questo paese può capitare di parlare con un sindaco e un presidente di una municipalità, capendo così quanto la questione della proprietà statale ostacoli lo sviluppo della Bosnia Erzegovina”, ha affermato Schmidt durante una recente conferenza stampa. “Il mio mandato è iniziato con azioni volte a favorire e facilitare questo processo, non a implementarlo. Quindi la prossima volta ci siederemo ad un tavolo per vedere cosa si può fare per garantire che la proprietà statale non sia una fonte di preoccupazione, bensì uno stimolo per investimenti”.

La proposta dell’Alto rappresentante non è stata accolta con favore dagli attivisti, che hanno sottolineato la diffusa prassi di affidare in concessione terreni demaniali a investitori controversi.

L’Associazione dei cittadini di Fojnica ha reagito pubblicamente chiedendo: l’Alto rappresentante è favorevole al saccheggio dei beni statali?

“Ecco alcune domande per il signor Schmidt: quali progetti di sviluppo sarebbero bloccati? Si riferisce a progetti che, dietro al paravento degli investimenti, rappresentano un furto organizzato e una devastazione permanente delle risorse naturali della Bosnia Erzegovina?”, chiedono i cittadini, invitando Schmidt a citare esplicitamente i progetti di “sviluppo”.

“Stiamo parlando dello sfruttamento del litio a Majevica, dell’estrazione del cromo a Vareš, dei progetti per il nichel e il cobalto a Ozren, dello sfruttamento del magnesio a Kupres e di interventi simili, che lascerebbero dietro di sé inquinamento permanente, ambiente devastato e comunità distrutte, una devastazione simile a quella che abbiamo sofferto tutti durante la guerra?”.

L’associazione denuncia inoltre che “invece di schierarsi dalla parte dei cittadini che da anni si battono contro la corruzione, le concessioni poco trasparenti e la gestione illegale di proprietà statali, il signor Schmidt annuncia il suo sostegno ai sindaci e ai presidenti delle municipalità che, secondo uno schema ormai diffuso tra i partiti politici, sono spesso coinvolti nella svendita generale delle risorse naturali del paese”.

“È tempo che i cittadini della Bosnia Erzegovina, in egual misura in entrambe le entità, capiscano chi è il loro nemico comune: i colonialisti stranieri e i servi tra i politici locali che, con la scusa di promuovere lo sviluppo e gli investimenti, permettono che le risorse naturali di questo paese vengano trasformate in profitti privati, che i nostri beni comuni vengano gestiti in modo da produrre danni permanenti che saranno avvertiti anche dalle generazioni future”, concludono i cittadini.