“Balcanica”, sulla rotta delle speranze sospese
Con il suo “Balcanica”, che ha già raccolto numerosi riconoscimenti, il registra esordiente Nicola Sorcinelli ci porta lungo la rotta balcanica con il viaggio di un padre e un figlio, musicisti afgani. Un film costruito soprattutto sull’attesa, tra fallimenti, stanchezza, paura e forza di andare avanti. Lo abbiamo intervistato

Una scena del film Balcanica di Nicola Sorcinelli
Una scena del film Balcanica di Nicola Sorcinelli
Il premio del pubblico delle Giornate degli autori della Mostra di Venezia, oltre a riconoscimenti in vari festival come quello di migliori attori a Ortigia, è un bel viatico per “Balcanica”.
Il film dell’esordiente Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis, Babak Karimi e Ivar Wafaei sarà nelle sale italiane da giovedì e racconta il viaggio di padre e figlio musicisti afgani lungo la rotta balcanica e il loro incontro con un medico italiano, Greta. Nazar e Jalil hanno viaggiato portandosi dietro le loro tube, l’obiettivo del padre è arrivare in Italia, dove l’amico Quassim gli starebbe organizzando dei concerti.
Respinti in Serbia mentre tentano di superare il confine, con l’anziano ferito a un piede, si rifugiano insieme ad altri migranti, come Ali e la moglie Amira, che hanno già provato senza successo “The Game”, ovvero il passaggio verso la Croazia. I due incontrano la giovane dottoressa Greta, che fa quel che può per curare la ferita e assisterli. Un film costruito più sull’attesa, in un punto cruciale della Rotta, tra fallimenti, stanchezza, paura e forza di andare avanti, più che sul viaggio vero e proprio.
Dopo un lungo, faticoso e pericoloso tragitto, i due non sono lontani dall’obiettivo finale, ma rischiano che tutto sia vano e, se fermati, di essere rimandati indietro. Il debuttante Sorcinelli riesce a far sentire lo spettatore nei panni dei migranti e ha girato in Serbia, tra Sjenica, la riserva naturale di Uvac e l’aeroporto di Ponikve. Ne abbiamo parlato con il regista.
Nicola Sorcinelli, come nasce l’idea per questa pellicola?

Nicola Sorcinelli (foto archivio privato)
Non è la prima volta che nei miei lavoro affronto i temi della migrazione, del viaggio e della ricerca della libertà: mi colpiscono molto, mi restano nello stomaco e voglio raccontarli con le immagini o la penna. In passato avevo già fatto cortometraggi per Emergency su questi argomenti che mi toccano profondamente. Il mio lavoro è raccontare e riportare storie e mi sembrava bello e interessante raccontare la rotta balcanica, oggi poco coperta mediaticamente, ma ancora viva. Un motivo in più per raccontarla, andando oltre i numeri e guardando l’aspetto umano.
Delle persone di diversa provenienza che cercano di arrivare in Europa attraverso quel percorso, ha scelto due afgani…
Dal 2021, con il ritorno al potere dei talebani, si è posto un ulteriore limite alla vita in Afghanistan, con il divieto di fare musica. Levare anche la libertà artistica mi è sembrato infierire ancora di più sulla popolazione, mi sono chiesto com’è possibile arrivare a ciò. Ho letto dell’esodo di artisti, musicisti che hanno lasciato il Paese, mi sembrava bello raccontarlo, anche perché la gente comune non conosce queste storie di proibizione della musica o degli strumenti bruciati. Il mio è un film piccolo, ma può portare storie al pubblico, a più persone.
Come opera prima avrà incontrato molte difficoltà…
Un’opera prima richiede di superare molte difficoltà. Se non si sentono le cose in maniera viscerale è dura arrivare fino in fondo, l’abbandono è dietro l’angolo, bisogna avere passione per il cinema. Questa è una storia che sentivo, anche se non l’ho vissuta. A volte mi chiedevo: perché io? E mi rispondevo: perché no? Dovevo cercare di non cadere nella retorica, che era la mia paura.
Avete girato in Serbia, lungo la Rotta. E avete ricevuto il sostegno del Film Center…
Sì, era importante girare in quei luoghi. Abbiamo girato parecchio a Sjenica dove c’è un centro di accoglienza, i ragazzi presenti ci hanno aiutato e li abbiamo coinvolti. Hanno vissuto un set cinematografico e questo mi ha ricoperto di responsabilità in più e ho cercato di creare un clima sereno che in effetti c’è stato. Abbiamo girato tutto in Serbia, in una zona abbastanza circoscritta, anche perché era difficile spostare tutto. Il film ha avuto il riconoscimento e il sostegno dai Film Center di Serbia e Croazia.
Il titolo è “Rotta balcanica”, ma più che un film sul viaggio, è un film sull’attesa.
Sì, è un film sul limbo durante l’attesa, mi interessava indagare questa fase. Ho ascoltato e raccolto le storie di tante persone che avevano provato ad attraversare il confine e abbiamo cercato di essere veritieri. I protagonisti sono personaggi inventati, ma le situazioni sono quelle.
In questi anni si sono fatti diversi film, soprattutto documentari, su questi viaggi dei migranti che risalgono i Balcani.
Ci sono film come “Europa” di Haider Rachis e tanti documentari. Ho guardato più questi, volevo usare un po’ quell’approccio, seguire e pedinare i protagonisti, come una soggettiva, con una sola ottica e pochi escamotage. Solo con l’ingresso del personaggio di Matilda ci sono più primi piani e un approccio più classico.
Parliamo di Matilda De Angelis, che è anche produttrice associata.
Già in fase di scrittura con Andrea Brusa avevamo in mente Matilda, che è stata subito entusiasta del personaggio. È una persona che si spende, è stato facile coinvolgerla. È anche produttrice associata, è stata una prima volta anche per lei, è stato importante averla, ci ha dato il suo sostegno totale.
E gli altri interpreti?
Babak Karimi lo conoscevo, ha vissuto molto in Italia, anche se è tornato a vivere a Teheran. Quando la produttrice me l’ha proposto, mi sono entusiasmato. Ha dolcezza e tenerezza dietro la sua aria burbera e di durezza. Ivar Wafaei è afgano, è un attore professionista che vive in Germania e ci ha aiutato anche per la lingua. Abbiamo fatto un casting europeo, mi ha mandato un self tape che mi ha commosso e l’abbiamo chiamato in Italia per un provino ed era perfetto.
E dal punto di vista produttivo?
La società di produzione Nightswim ha accolto subito con favore l’idea, la produttrice Ines Vasiljević è d’origine croata ed è toccata dalla rotta. Le altre produzioni hanno subito accettato l’idea e sono entrate nel progetto: è una bella cosa, c’è ancora qualcuno che ci crede, spero ci siano persone che hanno voglia di ascoltare queste storie. Il premio di Venezia è stato un momento importante, ci ha dato una bella fiducia, perché questo non è un blockbuster. Fino a una settimana prima delle riprese ci mancava una parte importante del budget, non avevamo certezze. Ines ha combattuto molto per portarlo a termine. Anche all’Ortigia Festival, dedicato alle opere prime e seconde, abbiamo ricevuto il premio per gli interpreti: Ivar è andato a ritirarlo ed era molto felice.
C’è qualche scena o situazione che avrebbe voluto inserire nel film e alla fine ha dovuto rinunciarci?
Il film rispecchia la sceneggiatura, anche se era prevista un scena di massa, cui ho dovuto rinunciare per motivi di fattibilità. Ce n’è una parte all’inizio del film, con altre persone insieme ai protagonisti quando attraversano il fiume. Senza quel momento e concentrandosi su padre e figlio, la storia diventa più intima. Già dal titolo si sa cosa si vedrà. Mi auguro che stimoli un senso di empatia. Anche se la Rotta balcanica è lontana, ci possiamo riconoscere nel rapporto tra il padre burbero e il figlio che lo accompagna. Lo spettatore si può riconoscere anche in Greta, ci sono persone che aiutano come lei. È un medico giovane, è la sua prima esperienza di questo tipo, è un po’ spaesata: è stato importante per il film che non conoscesse bene la situazione e avesse un po’ paura.
Si può già parlare di progetti per il prossimo film?
Ci sto già pensando. Il prossimo film avrà un tema completamente diverso, spero di impiegare meno tempo. Questo ha richiesto quattro anni dalla scrittura alla realizzazione, che è un tempo media. Per come è nato il film mi sembra quasi di aver vinto, con l’uscita in sala e un percorso internazionale che sta iniziando: ora andrà al festival di Rio e altri nel mondo.
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Tag: Cinema
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