Balcani occidentali: autotrasportatori in protesta contro le misure UE
Gli autotrasportatori dei Balcani occidentali hanno bloccato i terminal merci ai valichi di frontiera dell’area Schengen: una protesta contro le nuove misure restrittive UE, che riporta alla luce problemi strutturali del settore

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Insoddisfatti dalla regola che limita la permanenza massima nell’area Schengen a novanta giorni su un periodo di sei mesi, lunedì 26 gennaio, a mezzogiorno, gli autotrasportatori di Bosnia Erzegovina, Montenegro, Serbia e Macedonia del Nord, hanno bloccando il traffico merci ai valichi di frontiera con i paesi dell’UE. La protesta proseguirà – come annunciano gli autisti – fino a quando non riceveranno solide garanzie dai rappresentanti della Commissione europea sull’avvio dei colloqui per trovare una soluzione. Gli autisti professionisti chiedono di essere esentati dalla regole che valgono per i turisti.
Il malcontento e i problemi annosi del settore dei trasporti nei Balcani occidentali hanno spinto gli autisti a bloccare completamente più di venti valichi di frontiera e terminal doganali ai confini con i paesi UE. Lunedì a mezzogiorno, il traffico merci è stato bloccato, mentre quello passeggeri è proseguito normalmente. Gli organizzatori della protesta annunciano la partecipazione di decine di migliaia di camion a tutti i valichi di frontiera con l’UE.
Continueranno a bloccare i terminal fino a quando le loro richieste non saranno esaudite. Secondo gli autotrasportatori della Bosnia Erzegovina, i blocchi potrebbero protrarsi per una settimana. Gli autisti bosniaco-erzegovesi chiedono di poter rimanere negli stati membri dell’UE per più di novanta giorni nell’arco di sei mesi.
Oggi, per via delle norme restrittive dell’UE, gli autotrasportatori della BiH si trovano ad affrontare numerosi problemi, tra cui espulsioni, arresti e detenzioni. Alcuni sono stati colpiti anche da divieti di ingresso nell’UE, per un periodo che varia da due mesi a due anni. A risentirne è la loro attività professionale, tanto che molti decidono di lasciare la Bosnia Erzegovina. Di conseguenza, l’intero settore dei trasporti, segmento chiave dell’economia della BiH, è in crisi.
Pur apprezzando l’impegno delle istituzioni statali, gli autotrasportatori ritengono che finora non sia stato fatto abbastanza. Non chiedono privilegi, solo di poter lavorare.
Precisano poi che il settore dei trasporti contribuisce per oltre il 94% alla catena di approvvigionamento in Bosnia Erzegovina. Ben il 73% delle esportazioni dalla BiH è destinato all’UE, comprese le materie prime fornite direttamente alle fabbriche europee. Le potenziali perdite sono stimate in miliardi di euro per tutti i paesi interessati dai blocchi. Se la protesta dovesse protrarsi a lungo, le conseguenze potrebbero ripercuotersi anche sui cittadini della BiH.
Quali soluzioni?
Edin Forto, ministro delle Comunicazioni e dei Trasporti della Bosnia Erzegovina, ha sostenuto le proteste, annunciando che si recherà a Bruxelles all’inizio di febbraio per partecipare ai colloqui per capire come risolvere la questione.
In precedenza, parlando delle possibili soluzioni, Forto aveva menzionato un eventuale accordo bilaterale tra Bosnia Erzegovina e Croazia, oppure tra Serbia e Bulgaria, al fine di superare i problemi causati dalle restrizioni imposte agli autisti.
Elmedin Konaković, ministro degli Esteri della Bosnia Erzegovina, ha dichiarato che con i suoi omologi dei paesi dei Balcani occidentali invierà una lettera congiunta all’UE, chiedendo comprensione e aiuto per risolvere i problemi degli autisti. Il ministro si è però detto scettico sulla possibilità di raggiungere accordi bilaterali con altri paesi della regione.
Interpellato sulla questione, Markus Lammert, portavoce della Commissione europea, ha affermato che Bruxelles presta la massima attenzione alla situazione degli autotrasportatori. “Ci stiamo già lavorando, anche nel contesto dell’adozione di una nuova strategia sui visti, che dovrebbe essere presentata entro fine settimana. Ribadisco, restiamo in contatto con i nostri partner nei Balcani occidentali e continuiamo a monitorare attentamente la situazione”.
Da paese che importa grandi quantità di merci attraverso la Serbia e la Macedonia del Nord, anche il Kosovo potrebbe avvertire le conseguenze dei blocchi.
Aleksandar Nikoloski, ministro dei Trasporti della Macedonia del Nord, ha visitato il valico di frontiera di Blace martedì 27 gennaio per sostenere le proteste. Nikoloski ha proposto tre possibili soluzioni al problema: rinviare l’implementazione del sistema elettronico per i trasportatori, aumentare il numero di giorni che possono trascorrere nell’area Schengen e trattarli non come turisti, ma come professionisti, escludendoli quindi dalle regole per soggiorni di breve durata.
In Serbia, sono iniziati i blocchi ai ventun valichi merci, mentre in Montenegro, oltre ai terminal stradali, è stato bloccato anche il porto di Bar.
Anche gli autotrasportatori turchi hanno annunciato di voler sostenere i colleghi dei Balcani occidentali, precisando che, qualora si dovessero trovare in uno dei paesi interessati dai blocchi, si uniranno alla colonna di autisti in protesta.
Intanto, la Camera di Commercio della Serbia, insieme ad enti analoghi di altri paesi dell’area, sta lavorando intensamente per risolvere il prima possibile il problema della permanenza degli autisti professionisti nell’area Schengen.
Un problema annoso
Gli autotrasportatori di Bosnia Erzegovina e Serbia hanno più volte annunciato attività coordinate, blocchi stradali compresi. Per gli autisti, le attuali norme UE in materia di gestione delle frontiere minacciano la libera circolazione delle merci nel sud est Europa e rischiano di compromettere seriamente le catene di approvvigionamento regionali ed europee.
Come più volte sottolineato, le regole in materia di ingresso e soggiorno nell’Unione europea trattano gli autisti professionisti provenienti da paesi extra UE come turisti e non come lavoratori essenziali, negando loro il diritto di lavorare dopo la scadenza del numero consentito di giorni di permanenza nell’UE.

Conferenza stampa del consorzio “Logistica della Bosnia Erzegovina“, Sarajevo – Foto Arman Fazlić
Il consorzio “Logistica della Bosnia Erzegovina” spiega che negli ultimi dodici mesi i rappresentanti del settore del trasporto su strada hanno compiuto enormi sforzi per spiegare alla Commissione europea e alle istituzioni competenti le conseguenze dell’attuale metodo di attuazione delle norme per gli autisti.
Per gli autotrasportatori della BiH, come hanno a più riprese denunciato, la normativa UE mette a repentaglio le catene di approvvigionamento e danneggia gravemente l’economia della Bosnia Erzegovina e della Serbia, rallentando il flusso di merci sui mercati regionali ed europei.
I problemi che da tempo ormai affliggono il settore dei trasporti in Bosnia Erzegovina sono culminati lo scorso anno, quando gli autotrasportatori locali, guidati dal consorzio “Logistica BiH” hanno organizzato una serie di proteste bloccando i terminal doganali, i valichi di frontiera con l’UE e le strade in tutta la Bosnia Erzegovina.
A complicare ulteriormente il quadro, l’implementazione graduale del nuovo sistema di ingressi e uscite (EES), iniziata nell’ottobre 2025.
Gli autisti attendono fino a 72 ore per entrare e uscire dall’UE e la situazione rischia di peggiorare a partire dal 10 aprile, quando inizierà la piena attuazione del sistema Entry/Exit Sistem (EES). Il nuovo sistema introduce un metodo più rigoroso per il conteggio dei giorni, in base al quale ogni attraversamento delle frontiere esterne dell’UE verrà conteggiato come un giorno di permanenza nell’Unione.
Il ministero delle Comunicazioni e dei Trasporti della Bosnia Erzegovina ha cercato di rispondere alle richieste degli autisti, avviando un dialogo istituzionale. Il ministero afferma di aver in buona parte adempiuto ai propri obblighi, esaudendo undici delle sedici richieste dei trasportatori e impegnandosi a trovare una soluzione ai problemi rimasti irrisolti.
Il ministero ha organizzato incontri regolari con i trasportatori e sostiene il loro diritto di protestare. Tuttavia, il ministero, come più volte precisato, non può risolvere autonomamente un problema fondamentale come il soggiorno nell’UE, trattandosi di una questione che va oltre le competenze delle istituzioni della BiH e richiede un approccio regionale.
In questo contesto, il ministro Edin Forto ha a più riprese dichiarato che la regola che limita la permanenza massima nell’area Schengen per soggiorni brevi potrà essere modificata solo dopo l’adesione della Bosnia Erzegovina all’UE o eventualmente attraverso azioni congiunte dei paesi dei Balcani occidentali. Gli autotrasportatori hanno reagito duramente alle affermazioni del ministro, accusandolo di inazione.
Questo articolo è stato scritto nell'ambito del progetto "InteGraLe - Balcani occidentali e Trio a confronto: mercato unico, coesione e politica regionale per l’integrazione graduale nell’UE". Il progetto è realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica – Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
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