Uno screenshot tratto da "Il segreto della miniera"

Uno screenshot tratto da "Il segreto della miniera"

Il 31 ottobre è arrivato nelle sale italiane "Il segreto della miniera", film potente della regista Hanna Slak che racconta un immane crimine avvenuto subito dopo la Seconda guerra mondiale e tenuto nascosto dalle autorità jugoslave. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

04/11/2019 -  Martina Zigiotti

A un minatore della Slovenia centrale viene assegnato un compito: riaprire e ispezionare un vecchio tunnel per consentire all’impresa privata, proprietaria della miniera, di chiuderlo definitivamente. Ma abbattendo via via le barriere di roccia e mattoni presenti all’interno del tunnel questo minatore scoprirà un segreto che non doveva scoprire e che gli impongono di riseppellire…

È questa la storia raccontata da “Il segreto della miniera” di Hanna Slak, candidato della Slovenia agli Oscar 2018, nelle sale italiane dal 31 ottobre, in versione sottotitolata e in versione doppiata.

Attraverso lo sguardo di un immigrato di origine bosniaca, "Il segreto della miniera" è basato sulla vicenda vera del minatore Mehmedalija Alić - che perse tutti i parenti maschi nella strage di Srebrenica del 1995, alla quale sopravvisse perché era già emigrato in Slovenia - che scoprì i brutali segreti della recente storia slovena nelle viscere della miniera di Huda Jama.

Nel 2007, un minatore sloveno di origine bosniaca venne inviato all’interno di una miniera ormai sigillata per poi riferire il contenuto alle autorità competenti. Dopo 2 anni di lavoro in cui ruppe 11 barriere e rischiò la vita in condizioni estremamente pericolose, scoprì la tomba nascosta di migliaia di ex militari dell'Ndh, della guardia nazionale slovena e di civili uccisi alla fine della Seconda guerra mondiale dai vincitori. L’atroce scoperta sconvolse la società slovena, ma la maggioranza ancora rifiuta di accettare la verità su questo crimine. Nel 2016, tutte le vittime sono ancora senza sepoltura. Il minatore, Mehmedalija Alić, è stato emarginato per aver insistito affinché le vittime venissero estratte ed identificate. Nel 2013 la sua autobiografia “No One” è stata pubblicata riscuotendo enorme successo.

La regista Hanna Slak ha aiutato Alić nella stesura del libro e in seguito lo ha adattato in un film sulla ricerca della verità personale e collettiva e sulla lotta per la giustizia sociale. Il film è stato prodotto da Nukleus Film, in collaborazione con lo Slovenian Film Centre.

“Quando ho letto l’articolo su Mehmedalija nel luglio 2010, sono rimasta profondamente colpita. Mi sono detta che era una storia fatta per un film. Ma prima dovevo ascoltarla di persona”, racconta la regista e sceneggiatrice Hanna Slak.

Due settimane dopo quel fatale luglio, Hanna stava già prendendo un caffè con la famiglia Alić nella piccola città di Zagorje, ascoltando tutte le sfumature e i ricordi della vita del minatore che viene dai sobborghi di Srebrenica. “Abbiamo parlato per circa cinque ore. Mi ha trasmesso immagini, emozioni, memorie, terrore, disperazione, speranza. Il suo racconto mi ha lasciato senza parole. Alla fine gli ho chiesto in quale Dio credesse. Ci ha pensato un po' e poi ha detto che credeva in me. In quel momento ho preso un impegno, era come se mi avesse detto: questi sono i documenti, queste le foto, qui c’è tutta la verità, ora è il tuo turno” continua Hanna, autrice di diversi film e documentari, che vive e lavora da tempo a Berlino e che per girare "Il segreto della miniera" è tornata in Slovenia, nel suo paese.

“Il minatore Mehmedalija Alić è riuscito in un’impresa impossibile. Come regista, sceneggiatrice e narratrice, mi sono ritrovata davanti al compito di raccontare la sua storia. Quando ho sentito per la prima volta delle scoperte di Huda Jama e delle 4000 persone uccise segretamente nella miniera e sepolte ancora lì dopo 60 anni, ero sconvolta. Ci sono state molte discussioni a proposito della scoperta, ma sono state sempre strumentalizzate dalla politica. La mia angoscia cresceva perché mi rendevo conto che qualcuno mi stava nascondendo una verità giudicata troppo terribile. Poi ho ascoltato Mehmedalija che raccontava la storia e mi sono trovata davanti un uomo che non aveva paura di guardare la verità dritta negli occhi e che si comportava con coerenza. Le sue parole hanno lenito la mia angoscia. Era orribile ma non avevo più paura. Ed è così che ho voluto raccontare la sua storia” ha proseguito la regista Hanna Slak sul set presso la miniera di Mežica. “Non ero interessata alla discussione storica, alla ricostruzione del passato, alle opinioni di autorità ed esperti. Tutti questi aspetti sono stati fondamentali per la ricerca preliminare, ma il mio interesse primario risiedeva nella figura straordinaria del minatore: la ricerca di se stesso e della verità, il suo viaggio nell’oscurità e la liberazione finale, che era anche la mia”.

“Se avessi fatto un documentario su Mehmedalija Alić, avrei fatto un film poetico, intimista, lirico, e questo non sarebbe stato giusto. La finzione è molto più strutturata, logica e disciplinata. È oggettivamente precisa perché non cerca di esserlo. E inoltre, ha il potere di guarire. Raccontare storie significa creare e preservare il collettivo. La storia appartiene a chi la ascolta. Ci aiuta a comprendere l’incomprensibile, a superare il terrore, a trovare coraggio, cercare una soluzione, superare i nostri demoni e continuare ad andare avanti. Le storie ci fanno sopravvivere, ci permettono di esistere”, ha concluso la regista.

Tra Mehmedalija Alić, il vero minatore, e Leon Lučev, l’attore croato che lo interpreta, la somiglianza è impressionante. L’aspetto. L’andamento. L’energia. Entrambi emanano quell’emozione potente e indescrivibile che divora lo spazio attorno a loro. “Appena ho letto la sceneggiatura, ho capito che volevo farlo. Mi sono visto lì, ho visto tutti noi. Questa è la nostra storia. Venendo dalla Croazia, anche io porto dentro di me le dolorose memorie della guerra, quei tempi spaventosi. E penso che mostrare la verità alla gente sia essenziale. E la storia di Mehmedalija è proprio questo, la verità. Niente di più e niente di meno” racconta Lučev.

Prima delle riprese, lui e Mehmedalija hanno visitato insieme la galleria di Santa Barbara, dove ci sono ancora i 4000 corpi delle vittime. “Si tratta di un viaggio nell’indicibile oscurità dell’animo umano”, dice l’attore croato. “Mehmedalija è un’ispirazione. La sua presenza mi ha ammutolito. Ascoltavo e osservavo. È il tipo di uomo che è temuto da ogni tipo di potere, perché non si arrende mai. Il suo coraggio lo rende inarrestabile. Dieci persone come lui potrebbero cambiare il mondo. Solo in nome della verità”.

L’ultimo giorno di riprese, il minatore è andato a trovarli. Mehmedalija Alić è tornato su un territorio familiare. A differenza degli altri, ha camminato nelle profondità della miniera con la sicurezza dello scavatore in luoghi a lui familiari. È diventato velocemente amico della troupe del film e i sentimenti erano reciproci “È tutto molto bello. Spero che qualcosa cambi e che la gente capisca che quando si tratta di persone innocenti, non esistono le “nostre vittime” e le “vostre vittime” ha detto Mehmedalija Alić.

Il film ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia con la seguente motivazione: “Il segreto della miniera è un’opera bella e preziosa che, attraverso la battaglia di un coraggioso minatore, ci ricorda il genocidio più veloce della storia - quello di Srebrenica del luglio 1995 - e ci parla dell’importanza della memoria, contro ogni tentativo di cancellarla. E a proposito di cancellati, il film fa luce su un risvolto poco noto del conflitto dei Balcani: quello delle decine di migliaia di cittadini ex jugoslavi che vennero eliminati dai registri anagrafici della Slovenia".


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