Maja Pavlović (foto Cenzolovka)

Maja Pavlović (foto Cenzolovka )

È il suo terzo sciopero della fame nell’arco di un anno. Il motivo è sempre lo stesso: attirare l’attenzione sul pessimo stato in cui versano i media serbi, in particolare il suo Kanal 9, una delle prime emittenti private in Serbia

27/08/2019 -  Jelka Jovanović Belgrado

Maja Pavlović, proprietaria dell’emittente televisiva Kanal 9 di Novi Sad, è in sciopero della fame dal 12 agosto scorso. È la terza volta in un anno che, con questa drastica forma di protesta, cerca di richiamare l’attenzione sulle difficoltà con cui deve fare i conti la sua emittente televisiva, così come molti altri media locali in Serbia.

Kanal 9 è una delle prime televisioni private in Serbia, fondata più di 22 anni fa. La situazione, già difficile, dei media operanti sul mercato locale, si è ulteriormente aggravata con l’avvio del processo di transizione dal segnale analogico a quello digitale, quando alla maggior parte delle emittenti locali è stata assegnata una frequenza regionale, anziché locale, per il servizio digitale terrestre, e di conseguenza i contributi da versare per i diritti d’uso delle frequenze sono raddoppiati.

Il passaggio al digitale terrestre ha comportato anche l’aumento delle tasse per i diritti d’autore. Secondo Maja Pavlović, i contributi per l’uso della frequenza regionale e per i diritti d’autore ammontano a circa 2000 euro al mese, una somma troppo onerosa per una piccola emittente locale come Kanal 9. Se questi oneri dovessero rimanere invariati, Kanal 9 sarà costretta a chiudere i battenti, come già accaduto a oltre 100 emittenti locali che negli ultimi anni si sono viste spegnere il segnale. Le piccole emittenti locali non hanno praticamente alcuna possibilità di competere sul mercato e sono condannate al fallimento.

La situazione è particolarmente difficile per quei media che rifiutano di mettersi al servizio della macchina propagandistica del regime. Il Partito progressista serbo (SNS), guidato dal presidente Aleksandar Vučić, nelle cui mani è di fatto concentrato tutti il potere, stila liste di proscrizione dei media sgraditi, che vengono discriminati nell’assegnazione dei fondi pubblici nell’ambito del cosiddetto project financing per la realizzazione di contenuti audiovisivi. Kanal 9 condivide lo stesso destino di altri media indipendenti, come sottolineato anche da Maja Pavlović nelle sue richieste inizialmente inoltrate ai ministeri competenti, poi alla premier Ana Brnabić, con la quale si è incontrata alcuni mesi fa, e infine al presidente Vučić.

Problemi comuni ai media non allineati

Il panorama mediatico serbo è piuttosto frammentato, caratterizzato dalla presenza di molti piccoli media e pochi media influenti, tra cui alcune emittenti televisive a copertura nazionale, che sono le principali fonti di notizie per i cittadini. Notizie, non informazioni, perché questi media di solito non rispettano le regole deontologiche della professione, bensì quelle della propaganda, motivo per cui ai cittadini arrivano solo determinate informazioni. In Serbia ci sono oltre 2000 media regolarmente registrati, ma i media indipendenti sono pochi: alcuni settimanali a bassa tiratura, il quotidiano Danas, l’emittente televisiva N1, alcuni portali di giornalismo investigativo e qualche media locale, come Kanal 9. Questi media hanno difficoltà anche ad attrarre inserzionisti perché il mercato pubblicitario, così come i finanziamenti pubblici, è controllato dal partito di governo.

Maja Pavlović ha descritto tutti questi problemi con cui si trovano ad avere a che fare i media indipendenti in sue nove richieste che ha inoltrato alle autorità. Prima di intraprendere lo sciopero della fame, ha adito a tutte le vie legali possibili e alcuni procedimenti penali avviati sulla base delle denunce da lei presentate, compreso un procedimento davanti alla Corte costituzionale, sono ancora pendenti. Questi procedimenti si trascinano ormai da anni. Maja Pavlović sostiene che lo stato, cambiando le norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva, avrebbe violato la costituzione, mettendo a repentaglio la sopravvivenza delle piccole emittenti. I proprietari delle emittenti locali si aspettano (e Maja Pavlović è l’unica a chiederlo ad alta voce) che i contributi da versare vengano calcolati sulla base della dimensione economica dell’azienda, come previsto dalla Costituzione serba. Se dovesse perdere le cause penali davanti ai tribunali serbi, Maja Pavlović farà ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, anche se nel frattempo la sua emittente potrebbe essere costretta a chiudere i battenti, uno scenario che appare sempre più probabile.

Sciopero della fame

Maja Pavlović aveva già intrapreso uno sciopero della fame l’anno scorso, poi un altro nella primavera di quest’anno quando, dopo 23 giorni di un drastico sciopero della fame, ha ottenuto un incontro con la premier Ana Brnabić. Nonostante le promesse della premier, che ha assicurato che si sarebbe informata sul caso e che avrebbe sollecitato le autorità a compiere passi avanti, nulla è stato fatto, per cui Maja Pavlović ha deciso di intraprendere un altro sciopero della fame. Negli ultimi giorni sta protestando davanti alla sede della presidenza della Repubblica, aspettando che il presidente Vučić la riceva nell’orario fissato per il ricevimento dei cittadini con particolari problemi, dalle 5 alle 8 del mattino!

Maja Pavlović è al 16° giorno del suo terzo sciopero della fame, e nessuno ha ancora fatto nulla, il che sorprende, perché abbassando le tasse a carico delle emittenti locali si ridurrebbero solo di poco le entrate dell’Organo regolatore dei media elettronici (REM), che ogni anno registra un “surplus” di bilancio. Anche le agenzie che si occupano della tutela del diritto d’autore registrerebbero solo un lieve calo delle entrate, ma la riduzione delle tasse consentirebbe alle piccole emittenti di continuare a operare.

La sopravvivenza dei media locali è molto importante perché costituiscono una fonte indispensabile di informazioni di interesse pubblico per i cittadini.

Quindi, bisogna sollecitare cambiamenti che consentano ai media locali di sopravvivere e operare normalmente. Tuttavia, il ministero della Cultura e dell’Informazione, che elabora e propone nuove disposizioni in materia di diffusione radiotelevisiva e di protezione del diritto d’autore, sostiene che la questione non rientra nella sua competenza. Maja Pavlović persiste nel chiedere di essere ricevuta dal presidente Vučić, anche se quest’ultimo non ha alcuna competenza in materia. Nonostante il sistema politico della Serbia sia fondato su una democrazia parlamentare, il presidente Vučić decide praticamente su tutto, e continua a “spiegare” ai ministeri competenti e al governo quello che devono fare.

Per approfondire

Un'analisi dello stato dei media nei Balcani occidentali. Visualizzalo sul nostro Resource Center , dedicato alla libertà dei media in Europa


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