Vojvodina - Le Courrier des Balkans

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Che un contadino possieda uno o cento ettari, deve pagare gli stessi contributi per garantirsi assicurazione sanitaria e pensione. E questo sta mettendo in grave difficoltà i piccoli agricoltori serbi

18/05/2017 -  Vesela Laloš

(Pubblicato originariamente da Radio Slobodna Evropa, tradotto e selezionato da Le Courrier des Balkans e OBC Transeuropa)

Secondo la legislazione in vigore gli agricoltori serbi pagano tutti gli stessi contributi, poco importa se siano proprietari di uno o cento ettari. A due anni e mezzo dalla spedizione al governo serbo – da parte delle organizzazioni che rappresentano i contadini della Serbia – di una petizione nella quale si chiedevano modifiche della legislazione in tema di pensioni e assicurazione sanitaria, nulla è stato ancora fatto.

Di conseguenza molti piccoli proprietari si trovano con debiti di parecchi milioni di dinari a causa del peso insostenibile dei contributi sociali previsti: che non possono assolutamente permettersi perché il loro reddito è ben al di sotto del reddito minimo.

A Subotica, gli agricoltori sono recentemente tornati nuovamente in piazza recandosi poi ai ministeri competenti per chiedere venga affrontata una situazione divenuta ormai semplicemente insostenibile. A loro avviso la soluzione consisterebbe nel modificare al più presto la legge in vigore.

“La legge prevede che dobbiamo pagare 90.000 dinari all'anno (circa 700 euro) per ogni membro della famiglia”, spiega Blaško Temunović, rappresentante dei piccoli agricoltori. “E' una somma considerevole. Noi chiediamo che il ministero faccia un'analisi dei redditi degli agricoltori tarandoli sul numero di ettari posseduti e che i contributi sociali siano calcolati a seconda di questi redditi. Questo permetterebbe alle persone di pagare realmente ciò che debbono pagare, in funzione di quando guadagnano”.

Temunović insiste sul fatto che questo sistema è già applicato nei paesi vicini e permette a chi possiede meno di 15 ettari di pagare a seconda dell'effettiva possibilità di farlo e di non pagare se non ha mezzi sufficienti.

Attualmente molti contadini rischiano la bancarotta e di vedersi confiscate le proprie terre. Il fisco ha già iniziato ad imporre sanzioni. “Vi sono molti casi, anche solo qui in Vojvodina, dove alla fine i contadini hanno deciso di vendere. E' accaduto a Bajmok, Topola, Klisa, Negotin, Paraćin, etc. Ed ora queste persone non riescono nemmeno a pagare i debiti pregressi”, denuncia Blaško Temunović.

La famiglia di Dušan Pavlović, originaria di Negotin, possiede un terreno di poco meno di un ettaro ed un debito ben superiore a quello che i redditi dei suoi componenti permettono di ripagare. “Nessuno in famiglia ha la pensione o copertura sanitaria. I miei figli hanno fatto le scuole senza libretto sanitario. Il mio debito è di circa 600.000 dinari, con gli interessi arriva a un milione e mezzo”, afferma desolato l'agricoltore.

Dušan Pavlović spiega inoltre che sperava che il debito gli venisse rateizzato, su cinque anni “ma non hanno accettato”. “Ora ho ricevuto un avviso dell'ispettorato delle finanze ed ho paura mi confischino i terreni a causa di questi debiti. Non ho alcun modo di guadagnare 90.000 dinari all'anno per membro della famiglia per ripagare questo debito”. “Inoltre – aggiunge - qui da noi è peggio della Vojvodina perché i terreni sono meno fertili e i redditi più esigui”.

Alcuni agricoltori ora in pensione sono costretti a ripagare il debito contratto negli anni scorsi. "Vi sono numerosi casi in cui persone si vedono confiscata la pensione  perché si afferma non siano in regola con il pagamento dei contributi. Sono in molti però a non aver conservato tutti i documenti e ora non hanno più prove nemmeno nel caso abbiano pagato i contributi stessi", spiega Pavlović. "E cosa succede? Gli si deduce parte della pensione e ricevono quindi 5 o 6.000 dinari (circa 50 euro) al mese, al posto dei 10.000 dovuti. Ma come vivere con quei soldi?". Il rappresentante dei piccoli agricoltori serbi poi conclude: "Non so cosa accadrà visto che in tutta la Serbia la situazione è la stessa. Qual è la soluzione? Che tutti abbandonino la campagna per trasferirsi a Belgrado? Mi sembra che l'unica scelta che ci rimane sia questa”.


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