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Human Rights Watch invita il governo serbo alla prudenza durante lo stato di emergenza al fine di non commettere violazioni dei diritti umani, del diritto alla difesa legale e della libertà di stampa.

26/03/2003 -  Luka Zanoni

L'organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch (HRW) ha invitato il governo serbo ad alleggerire o eliminare alcune disposizioni relative allo stato di emergenza, in vigore a seguito dell'assassinio del premier Zoran Djindjic. HRW ritiene che una certa limitazione dei diritti a causa dell'introduzione dello stato di emergenza non possa essere giustificata dal diritto internazionale.

Nella lettera che Elizabeth Andersen, la direttrice dell'HRW per l'Europa e l'Asia Centrale, ha inviato al nuovo premier serbo Zoran Zivkovic si afferma che il governo della Serbia dovrebbe assicurare le fondamentali giustificazioni per ogni misura presa in accordo con lo stato di emergenza recentemente proclamato.

Nelle misure previste dallo stato d'emergenza, secondo quanto riportato da HRW, si trova fra l'altro il diritto che gode la polizia, durante tale stato, di detenere "tutti coloro che minacciano la sicurezza" per un periodo fino a 30 giorni, senza la possibilità di contattare il proprio avvocato e la famiglia e senza che il tribunale valuti di una giustificazione della detenzione. HRW propone al governo della Serbia di aprire ad osservatori indipendenti i luoghi di detenzione, in modo che si possano aiutare e rendere più efficaci i processi e affinché gli accusati ai processi non possano dire che le dichiarazioni di colpevolezza che hanno rilasciato durante le indagini sono state estorte.

Nella lettera inviata al primo ministro serbo, si fa richiesta al governo affinché sospenda la proibizione della restrizione delle pubblicazioni sui motivi della introduzione dello stato d'emergenza. "E' difficile comprendere come le informazioni sulle circostanze politiche e sociali che hanno condotto all'omicidio del premier e allo stato di emergenza possano compromettere le indagini. Persino in questi difficili momenti - e forse proprio in questi - il potere politico deve attenersi ai diritti umani e le leggi governative, conclude la lettera di Elizabeth Andersen.

Un articolo pubblicato recentemente da IWPR, fa notare tuttavia come buona parte dei media stessi si siano sottoposti volontariamente alla censura disposta dallo stato di emergenza. Zarko Korac e Zoran Zivkvovic hanno tenuto più di un incontro con i redattori delle testate belgradesi, al fine di chiarire che la lotta contro la criminalità organizzata e l'epurazione in atto nel paese riguardante i quadri del vecchio potere, non abbia nulla a che vedere con i media indipendenti. I media finora colpiti dalle predisposizioni dello stato di emergenza sono: la rivista "Identitet", supposta essere un organo di stampa del famigerato Legija e in contatto col Clan di Zemun, la proibizione di diffusione del quotidiano montenegrino "DAN", quotidiano di opposizione filoserbo, inoltre è stato sospesa la pubblicazione del quotidiano scandalistico "Nacional" e multato il quotidiano "Vecernje Novosti" per aver violato le regole dello stato di emergenza. Nei giorni scorsi anche l'emittente locale TV Mars è stata ripresa dal governo a seguito della programmazione non opportuna in concomitanza con i funerali del premier Djindjic. La TV Mars avrebbe trasmesso musica turbo folk e canzoni inneggianti i cetnici, con commenti di stampo nazionalista.

Da più parti è stato annunciato che lo stato d'emergenza dovrebbe rimanere in vigore fino alla fine del mese di aprile.

Vedi anche:

Lettera di Human Rights Watch

Belgrade Press Consent to Censorship - IWPR

IPI e SEEMO contro la pressione sui media durante lo stato di emergenza in Serbia

Djindjic: un omicidio politico

Omicidio Djindjic, l'onda di ritorno

Omicidio Djindjic: un attentato alle riforme?


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