Eva Salina

Eva Salina

Una folgorazione da bambina l'ha portata ad interpretare la musica dei Balcani. Una rassegna sulla cantante californiana Eva Salina

23/08/2016 -  Gianluca Grossi

Un'americana, nata in California da genitori di origine europea e ora cittadina di New York; parrebbe non c'entrare nulla con il paradigma balcanico, ma è solo un'impressione, perché Eva Salina ha sposato presto fraseggi musicali lontani dal mondo yankee.

Complici di questo i molti abitanti della ex Jugoslavia emigrati in Usa per fuggire alla guerra, e una maestra di canto, super esperta di musica balcanica e in grado di trasmettere questa passione anche ai suoi piccoli allievi: "Avevo otto anni", racconta Salina, "e presi le prime lezioni di canto. Mi trovai molto bene con la mia insegnante perché mi raccontò un mondo musicale che non avevo mai incontrato prima. Ma il vero miracolo fu che questa musica era come se fosse già presente nel mio animo, e stesse solo aspettando il momento giusto per sbocciare. Non riguardava l'America, ma i paesi europei dell'est, con attitudini musicali del tutto peculiari".

Da questo momento Eva continuerà a vivere a New York, ma con la mente indirizzata da tutt'altra parte: i Balcani. "Perché quando sei piccolo", prosegue l'artista, "non hai filtri, e fai tuo tutto ciò con cui vieni a contatto". Ma i Balcani rappresentano un concetto geografico ambiguo, non sempre facile da diagnosticare correttamente. Ed è stato così che Eva, districandosi un po' in tutti i contesti pentagrammati che scivolano dalla Croazia alla Bulgaria, alla fine ha scelto la sua strada: la Serbia. O meglio, un cantante serbo, Šaban Bajramović.

La leggenda vivente

Il re della musica gitana, la leggenda vivente, sono solo alcuni dei soprannomi che gli hanno affibbiato. Nasce in Serbia, a Niš, nel 1936, da una famiglia rom. Divenuto maggiorenne diserta perché innamorato, ma lo stato gli è alle calcagna e alla fine si becca cinque anni di reclusione nel carcere di Goli Otok, presso l'omonima isola croata.

Non fu una totale sfortuna. Perché fra le sbarre ha modo di imparare a leggere, a scrivere e a suonare. In prigione mette in piedi una band con cui prova pezzi di tutti i generi, dal rock alla musica messicana. Louis Armstrong, Frank Sinatra, John Coltrane. Nel 1964 registra il suo primo disco e da allora non si ferma più: i critici ritengono che abbia realizzato più di seicento canzoni.

Sparisce negli anni Novanta, c'è chi lo dà per morto, ma è vivo e vegeto e contribuisce alle colonne sonore di Kusturica. Stanco e malato se ne va per un attacco di cuore l'8 giugno del 2008, dopo avere ricevuto 10mila euro dal governo serbo, per sovvenzionargli le cure.

La rivisitazione di Eva

Eva Salina si è occupata di lui e del suo vasto repertorio dando alle stampe il cd Lema, Lema. "Sono canzoni profonde, in grado di parafrasare perfettamente la vera vita", dice Salina. "Perché le emozioni sono aspetti difficili da comprendere e mettere a fuoco; così le canzoni di Bajramović, che possono essere allegre e tristi allo stesso modo, e suscitare risposte emotive uniche".

Sono dieci brani estrapolati dal ricco canzoniere di Bajramović, cantati in romanì, la lingua del musicista serbo. Fra loro molto diverse, cambiano gli stili e i generi; come seppe fare l'artista serbo, a suo agio con ogni partitura.

Il disco si apre con la spumeggiante "Akaja Rat", fiati in primo piano e un ritmo che farebbe un gran piacere ai Shazalakazoo (di cui abbiamo parlato qualche tempo fa). Seguono la sincopata "Boza Limunada", la struggente "Djelo, Djelo", la frizzante "Hovavni Romni". Affascinante l'arabeggiante canzone che dà il titolo al disco, meno riuscito l'intento heavy dell'ultima traccia, "I Barval Pudela". Merito anche dei musicisti assoldati da Eva Salina, su tutti il giovane trombettista Ekrem Mamutović, leader dell'omonima band; e il percussionista inglese di origine indiana, Deep Singh.

"Così spero di poter portare la musica di Bajramović alle nuove generazioni", chiude la Salina, "perché ciò che amiamo, è frutto di ciò che ascoltiamo", e purtroppo non sempre abbiamo la fortuna di venire a contatto con la musica che veramente potrebbe piacerci.

 


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