Il ministro Dusan Mihajlovic

Il premier messo alle corde dai nuovi scandali di corruzione, dalle proteste dei lavoratori, dalle incerte votazioni sulla fiducia al governo e dalle recenti richieste degli alleati politici dovrà indire le elezioni anticipate cui a lungo si era opposto

06/11/2003 -  Željko Cvijanović Belgrado

 

La posizione del governo serbo negli ultimi giorni è diventata talmente insostenibile che è solo questioni di giorni sapere quando saranno indette le elezioni politiche anticipate, rispetto alle quali il governo fino ad ora si era opposto disperatamente.
La sua posizione è stata resa più difficile dagli accesi conflitti all'interno della coalizione di governo, la DOS, che lasciano la speranza all'attuale iniziativa dell'opposizione che il governo venga congedato in parlamento, dove già è in corso la discussione sulla fiducia.

Oltre a ciò, la credibilità del governo è sta messa di nuovo in discussione con il recente scandalo di corruzione, nel quale questa volta viene accusato l'influente ministro dell'interno Dušan Mihajlović, e inoltre da tutte le forti proteste sociali durante le quali la scorsa settimana è intervenuta pesantemente la polizia.
Alla fine, l'apatia nella DOS è aumentata anche dalla valutazione all'interno della coalizione sul fatto che il proprio candidato alla presidenza Dragoljub Mičunović non abbia alcuna possibilità di riuscire, nelle elezioni indette per il 16 novembre prossimo, a motivare gli elettori ad andare alle urne in numero maggiore del 50%, quanto è necessario per la riuscita delle elezioni.

"È rimasto solo che all'interno della coalizione si raggiunga l'accordo sulla data dell'indizione delle elezioni, che molto probabilmente si terranno in gennaio", ha detto martedì sera all'Osservatorio sui Balcani un funzionario della coalizione di governo che ha preferito rimanere anonimo.
Precedentemente, il 3 novembre, il premier serbo Zoran Živković ha destituito il ministro dei trasporti Marija Rašeta Vukosaljević, il cui licenziamento, a causa le accuse di corruzione mosse dall'opposizione, è stato richiesto dal Partito socialdemocratico (SDP) membro della DOS e dai cui nove deputati potrebbe dipendere l'imminente voto sulla fiducia al governo.

L'SDP per proseguire col sostegno al governo ha richiesto a Živković di riformare il governo in modo da togliere di mezzo i ministri che negli ultimi sei mesi si sono trovati al centro dei numerosi scandali portati alla luce dal partito riformatore di opposizione G17 Plus.
Ma, quando Živković ha destituito Rašeta Vukosaljević, si è mostrato che ciò non era abbastanza.

Infatti, l'SDP ha accettato la sua destituzione, ma allo stesso tempo ha richiesto che venisse destituito anche Mihajlović, che la scorsa settimana si è trovato al centro del nuovo scandalo portato alla luce ancora una volta dal G17 Plus.
"L'SDP si aspetta da Živković che nel caso di Mihajlović, a causa dell'esistenza di un conflitto di interessi, si comporti come con Rašeta Vukosaljević", ha detto martedì la portavoce del SDP Ljiljana Nestorović.

Mihajlović, uno dei più influenti membri del governo, è stato accusato dal G17 Plus il 28 ottobre per aver dato, nell'agosto del 2001 al tender per le apparecchiature elettroniche del ministero della polizia, il lavoro all'azienda "Arius", della quale è stato uno dei proprietari.
"Questo è un esempio da manuale di conflitto di interessi, e il peggio è che gli affari di Mihajlović siano fondati su privilegi statali", ha detto durante la conferenza stampa Mlađan Dinkić, vicepresidente del G17 Plus.

L'azienda "Arius" ha confermato che Mihajlović è stato sì un suo azionista, ma ha dichiarato anche che le sue azioni le ha vendute nell'aprile del 2001, tre mesi dopo aver assunto l'incarico di ministro.
I dubbi, tuttavia, non sono dissipati, se si tiene presente che la "Arius", una delle aziende della catena di cui Mihajlović figura come proprietario, si è registrata per il tender del ministero della polizia solo quattro mesi dopo aver acquistato le azioni del ministro.

Mihajlović ha risposto con delle contro accuse affermando che gli attacchi di Dinkić hanno a che vedere col suo scontro contro la mafia serba.
"Perché Dinkić proprio oggi spara sul ministro, e ciò con le stesse cartucce che la mafia ha già usato", ha dichiarato Mihajlović il 28 ottobre in una reazione scritta alle accuse del G17 Plus.

Allo stesso tempo, ha mostrato interesse affinché lo scandalo venga risolto in tribunale così che contro di lui si "conduca una denuncia penale".
Ma per la maggior parte dell'opinione pubblica questo richiamo viene ritenuto un atto di cinismo, dal momento che la magistratura fino ad ora non ha mostrato alcun segno di saper agire indipendentemente dal governo.

Il problema di Živković, invece, consiste nel non avere l'autorità per fare anche con Mihajlović ciò che ha fatto con Rašeta Vukosaljević.
"Non ha l'autorità politica che metterebbe in discussione la presenza di Mihajlović nel governo", afferma l'analista politico Dejan Vuk Stanković, il quale crede che, nonostante si tratti di un grande scandalo, la decisione se Mihajlović rimarrà al governo "sarà solo sua".

Infatti, Mihajlović e il suo ministero hanno acquisito una notevole influenza nella scorsa estate durante la robusta azione di polizia "Sciabola", con cui sono stati arrestati gli assassini del premier Zoran Ðinđić e gli appartenenti a diversi clan mafiosi.
Un altro motivo è la paura della possibile vendetta di Mihajlović, dal momento che durante l'ultimo anno da più fonti si è potuto sentire che il ministro dispone di dati informativi compromettenti contro i singoli leader della coalizione del governo serbo.

Mlađan Dinkić ha accusato Mihajlović il 15 luglio in un'intervista per il quotidiano "Blic" di essere in possesso di documenti compromettenti che " si riferiscono ad alcune persone dei vertici statali e che lui in questo modo li tieni in scacco".
Mihajlović ha più volte smentito di essere a conoscenza di documenti o dossier dei servizi segreti, ma ha nominato la scorsa estate in un'intervista per il settimanale NIN alcuni nomi in codice dei collaboratori dei servizi della sicurezza statale di Milošević di cui si crede che appartengano ai politici al potere.

Così è caduta l'intenzione di Živković di accontentare i suoi preoccupati alleati politici, destituire l'impopolare Mihajlović e riformare il governo.
Per questo non gli resta che attendere l'incerta dichiarazione dei deputati al parlamento sulla fiducia al governo oppure prevenire la più che evidente sconfitta e indire le elezioni.

La sua decisione potrebbe essere accelerata anche dalla serie di proteste dei sindacati, i quali hanno annunciato manifestazioni quotidiane davanti al palazzo del parlamento finché il governo non darà le dimissioni.
Che il governo abbia accolto con grande nervosismo le minacce dei lavoratori, che tra l'altro non erano presenti alla manifestazione nel grande numero che avevano annunciato, è stato mostrato la scorsa settimana, quando la polizia, allontanando i dimostranti davanti al palazzo del parlamento, per la prima volta dai tempi di Milošević è intervenuta contro la massa di cittadini riuniti.

Benché al parlamento l'opposizione non disponga ancora della garanzia dei 126 deputati, tanti quanti sono necessari per buttare giù il governo, tale numero di deputati non ha nemmeno il potere per legittimare qualsiasi sua iniziativa o legge.
In tale situazione la continuazione delle riforme è completamente impossibile, per ciò una parte non partitica del gabinetto di Živković, con a capo il popolare ministro delle finanze Božidar Ðelić, ha annunciato al premier la propria presa di distanza dal governo se non sarà in grado di assicurarsi una stabile maggioranza.

Messo alle strette da tutti i fronti, Živković dovrà molto probabilmente indire le elezioni, alle quali la coalizione di governo, tenendo presente che non è riuscita a distanziarsi dai ministri coinvolti negli scandali, non ha molte speranze.
Ma, benché il governo abbia l'appoggio del 15 percento dei cittadini, con l'indizione delle elezioni Živković potrebbe aumentare le chance del suo Partito Democratico (DS), il maggiore e il più importante della DOS.

Infatti, se indicesse le elezioni la sua possibilità di manovra per liberarsi dei collaboratori della DOS e del DS compromessi sarebbe maggiore rispetto a quella che di cui gode nell'attuale posizione di primo ministro.
Ecco perché le elezioni non sono solo un'occasione per l'opposizione, ma potrebbero esserlo anche per il potere attuale.

vedi anche:
- Serbia: l'Aja abbatte il governo


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