Un confine in comune di centinaia di chilometri e una rilevante comunità romena che vive in Ucraina. In Romania si guarda con crescente apprensione ai drammatici fatti di Kiev

21/02/2014 -  Mihaela Iordache

Si muore al confine tra Ucraina e Romania. Il più grande tra i vicini della Romania, con una frontiera comune che si snoda lungo 649 chilometri, ricorda ora tragicamente ai romeni i giorni della Rivoluzione del 1989 e la caduta del regime di Ceaușescu.

Stanno volgendo in modo tragico le proteste avviatesi a seguito del rifiuto da parte del presidente ucraino Yanukovic di firmare, allo scorso summit europeo di Vilnius, l'accordo di libero scambio con l'Unione europea. Da allora è emersa ancor più di prima la spaccatura nel paese tra chi guarda verso Occidente e verso l'Unione e chi, invece, guarda verso la Russia.

Alcuni paesi stanno chiudendo le loro ambasciate per motivi di sicurezza, tra questi Canada e Gran Bretagna e le proteste stanno dilagando anche in altre città, oltre alla capitale.

Parla il presidente

E nella vicina Romania, paese membro sia della Nato che dell'UE, aumentano la tensione con cui si stanno seguendo gli eventi. Il presidente romeno Traian Băsescu ha dichiarato tutta la sua preoccupazione ed ha tenuto a sottolineare che anche la Romania si è confrontata con scontri violenti durante la Rivoluzione del 1989 quando "oltre 1000 persone hanno perso la vita nella lotta per la libertà e la democrazia".

"Abbiamo imparato allora che la violenza non è una soluzione e che le opzioni devono essere cercate tramite un dialogo democratico", perciò Băsescu ha fatto appello al presidente ucraino Viktor Yanukovic affinché non usi la forza e non ordini la repressione di chi è in piazza. “Un tale gesto", dice Băsescu "condurrebbe, con certezza, all'escalation degli scontri e non può essere una soluzione all'attuale crisi con la quale si confronta l'Ucraina".

Per il capo dello stato romeno,"le forze dell'ordine sono state provocate, ma la risposta è stata sproporzionata”. Decine di morti non può che significare che "entrambe le parti hanno superato i limiti" però "la principale responsabilità appartiene allo stato che "ha risposto con una forza spropositata alle provocazioni".

Intanto Băsescu annuncia che la Romania sarebbe eventualmente pronta a ricevere in una prima fase circa 3500 profughi dall'Ucraina. Bucarest inoltre si è pronunciata a favore di sanzioni europee individuali contro i responsabili ucraini ma crede che non sia il momento per sanzioni economiche generali all'indirizzo dell'Ucraina.

La minoranza

La Romania è particolarmente attenta anche perché un'ingente minoranza di lingua romena vive in Ucraina. Secondo il sito internet del ministero degli Esteri romeno, la comunità romena rappresenterebbe infatti la terza comunità dell'Ucraina, dopo ucraini e russi, “se non fosse stata divisa artificialmente in romeni (151.000 persone) e moldavi (258.600)".

Oltre ad accuse reciproche per pretese territoriali, tra i due paesi anche le questioni legate alla cittadinanza degli appartenenti a questa minoranza hanno rappresentato in questi anni un punto spinoso nel dialogo reciproco.

La Romania è stata infatti accusata dalle autorità ucraine di rilasciare passaporti romeni nelle regioni di frontiera. Nel giugno del 2012, Oleg Voloşin, direttore del Dipartimento di informazione del ministero ucraino degli Esteri, citato dalla Radio pubblica ucraina e in seguito anche dalla stampa romena, dichiarava di aver “spiegato ripetutamente ai nostri colleghi romeni che la distribuzione dei passaporti romeni nelle regioni di frontiera non è un atto amichevole”. Voloşin ha poi aggiunto che per una questione di sicurezza nazionale, i cittadini dell'Ucraina devono prima rinunciare alla cittadinanza ucraina per poter prenderne un'altra.

Dal canto suo il ministero degli Esteri di Bucarest ha sempre precisato che la Romania non rilascia passaporti, e di conseguenza la cittadinanza romena, su criteri etnici, né per quanto riguarda i cittadini dell'Ucraina né per quanta riguarda quelli di altri paesi mentre "la legislazione romena circa la cittadinanza è conforme alle pratiche internazionali ."

Oriente e occidente

L'Ucraina che brucia al confine con la Romania ha spinto l'ex ministro degli Esteri, il social democratico Mircea Geoana, a dichiarare per la RFI (sezione romena) che "stiamo assistendo ad uno dei più complessi momenti geopolitici nel rapporto tra l'Est e l'Ovest, dopo la disgregazione dell'URSS”. Inoltre l'ex capo della diplomazia romena non ha escluso il rischio di una guerra civile.

L'europarlamentare romeno Monica Macovei, ex ministro della Giustizia, ha chiesto all'attuale ministro degli Esteri, il social-democratico Titus Corlatean di "uscire dalla viltà e dall'indifferenza rispetto alla gente che muore o che rimane ferita a Kiev”.

Macovei avverte che quello che accade in Ucraina rappresenta un pericolo per la Romania e per la Repubblica di Moldova. Per l'europarlamentare romeno l'unica soluzione sarebbe rappresentata dalle dimissioni del presidente Yanukovic e l'organizzazione di elezioni anticipate.


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