Il dibattito su Realitaeta Tv

Victor Ponta distribuisce incarichi e raccoglie indicazioni di voto a suo favore mentre Klaus Iohannis sembra non convincere proprio nel campo in cui pensava di sfodare, quello della competenza e capacità di amministratore. Un'analisi alla vigilia del secondo turno delle presidenziali

14/11/2014 -  Mihaela Iordache

Sarà un voto importante per la Romania quello di domenica 16 novembre: 18 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per il secondo turno delle presidenziali, da cui emergerà il nome del prossimo presidente romeno, che rimarrà in carica per cinque anni.

Sarà un presidente “di sinistra” o di “destra”? Al ballottaggio si presentano il primo ministro social democratico Victor Ponta, che al primo turno ha toccato il 40% dei consensi, e il sindaco di Sibiu, dal 2004, Klaus Iohannis, distanziato di circa 10 punti al primo turno dello scorso 2 novembre.

Incarichi e voti

Per assicurarsi la vittoria, Ponta - classe 1972, giurista di professione – non ha lesinato in queste due settimane distribuzione di incarichi per convincere alcuni candidati che si sono fermati al primo turno ad indicare al loro elettorato di votarlo. Ha dato indicazione di voto a favore di Ponta l’ex direttore dei servizi segreti esteri (SIE), Teodor Melescanu (1,09% dei voti al primo turno) che nel frattempo è stato nominato ministro degli Esteri al posto del social-democratico Titus Corlățean, affossato dallo scandalo sui voti all'estero.

Il primo ministro ha poi nominato anche due nuovi segretari di stato (per turismo e fondi europei), sono membri del Partito del Popolo Dan Diaconescu (PP-DD). A seguito delle nomine Dan Diaconescu (4,03% al primo turno), giornalista e uomo d’affari, ha annunciato che anche i suoi voti andranno verso Ponta. Al liberale Călin Popescu Tăriceanu (5,36%) è stato invece promesso il futuro posto di premier della Romania, se Ponta sarà eletto capo dello stato. Anche la minoranza ungherese (l’UDMR), al governo, ha annunciato di sostenerlo al secondo turno.

Giovedì sera è volato a Bucarest anche il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi, per un incontro (alla sede del partito social democratico) con l’amico Ponta e in serata Renzi è interventuo assieme al premier rumeno su Antena 3, il canale di notizie più seguito nel paese, dove si è detto sicuro che Ponta sarà un buon presidente per la Romania e poi, rispondendo ad una domanda, ha aggiunto che i romeni quando andranno a votare dovranno considerare non solo quello che un candidato può fare in Romania ma anche in Europa, sottoliendo che Ponta ha qualità e da anni fa parte di diversi gruppi di lavoro a livello europeo.

Alla stessa trasmissione hanno inviato loro video messaggi vari altri primi ministri tra cui quello albanese Edi Rama, mentre Iurie Leancă, primo ministro moldavo, è intervenuto in diretta.

Lo stesso giorno Iohannis ha invece incassato una lettera di sostegno da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Fattore croce

La Chiesa ortodossa romena non è mai stata coinvolta in una campagna elettorale come questa volta. E questo è stato sottolineato da molti analisti che hanno iniziato a parlare di chiesa come „agente elettorale”. Non pochi sono stati i casi in cui durante le messe i sacerdoti hanno invitato i fedeli a votare “il nostro”, cioé Victor Ponta, “nostro” in quanto fedele ortodosso mentre Klaus Iohannis è luterano.

Durante la campagna elettorale inoltre il governo ha assegnato fondi alla chiesa ortodossa e secondo un disegno di legge presentato di recente dal governo il Vescovato ortodosso di Maramureș e Satmar dovrebbero ricevere gratuitamente alcuni immobili in proprietà.

La questione nazionalità

Ponta, con lo slogan che ha guidato la sua campagna elettorale "Orgoglioso di essere romeno” ha ricordato in continuazione agli elettori la questione della nazionalità: Iohannis appartiene infatti alla minoranza tedesca.

Paradossalmente le radici della famiglia di Ponta nel paese sono più corte di quelle di Iohannis. Ponta infatti ha origini italo-albanesi e i suoi antenati sarebbero arrivati in romania circa 100 anni fa. Gli antenati sassoni di Klaus Iohannis – classe 1954, professore di fisica - arrivarono in Transilvania nel sedicesimo secolo.

Chiaramente non ha senso basare la scelta di un buon presidente sul "pedigree nazionale” ma quest'ultimo è divenuto un fattore elettorale del ballottaggio.

Il fattore sociale

Secondo l’Istituto per le Politiche Pubbliche (IPP) oltre sette milioni di romeni godrebbero di aiuti sociali. La maggior parte di loro vota a sinistra. In queste settimane del resto Ponta non ha lesinato promesse su aumenti di pensioni e stipendi.

Iohannis è invece sostenuto dal canto suo da molti intelettuali, dalla diaspora e da chi non intende votare Ponta, considerandolo il leader di un partito (PSD) mai riformato ed erede del partito comunista.

In tivù

Sono stati due i dibattiti televisivi tra i due candidati al ballottaggio. Il primo è andato in onda su Realitatea TV e Iohannis ne è uscito perdente, criticato per come si è mosso dai suoi stessi sostenitori. Nonostante infatti il suo slogan "La Romania delle cose ben fatte” si è presentato impreparato mentre Ponta era circondato da statistiche e dossier. Iohannis, considerato un ottimo amministratore di una città importante nel paese, Sibiu, non ha convinto ed a causa di un atteggiamento molto pacato nel parlare non è riuscito a dire molto nel tempo che gli era concesso.

Il secondo dibattito, tenutosi lo scorso mercoledì sera, è andato in onda su Tv B1. Questa volta il candidato dell’Alleanza Cristiano-liberale (ACL) si è presentato leggermente meglio, riuscendo a mettere in difficoltà il suo avversario, quando, ad esempio, gli ha chiesto di convocare il parlamento e far respingere il disegno di legge sull'amnistia, per scongiurare ogni sospetto su quello che viene da molti analisti ritenuto un tentativo di salvare i politici corrotti nel paese.

La proposta di legge di cui i Social-democratici sono promotori promuove la grazia per reati che prevedono una pena massima di 6 anni e la cancellazione per chi ha commesso questi reati del divieto di candidarsi ad incarichi pubblici. Per molti analisti, e per i detrattori di Ponta, una legge fatta a misura dei numerosi politici sotto inchiesta o incarcerati per atti di corruzione.

Nello steso dibattito però non sono mancati momenti difficili anche per Iohannis. Cristian Tudor Popescu, giornalista del quotidiano Gândul, si è dichiarato deluso dalla prestazione di Iohannis soprattutto dal punto di vista umano: una persona a suo avviso che non cita mai altre persone, che sembra correre da sola. Iohannis ha chiesto di essere votato per non lasciare la Romania in mano ad un solo partito di sinistra: al Partito Social-democratico. Ed è molto probabile che molti lo voterano anche solo per questo.

E il voto all'estero?

Inutili invece le proteste di strada in Romania e all’estero per aumentare i seggi elettorali nei paesi dove vivono comunità numerose di romeni, che nel primo turno a causa delle lunghe file createsi non hanno potuto votare. Per il secondo turno non sono stati aperti nuovi seggi anche se hanno votato all’estero circa il 70% in più degli aventi diritto rispetto alle elezioni del 2009.

E se molti romeni all'estero al primo turno non hanno potuto votare, anche dopo aver fatto file di ore, numerosi sono stati quelli che hanno votato in sperduti paesini della Romania, in liste supplementari pensati per turisti "di passaggio”, di qui anche il sospetto di frodi.

L'unica concessione fatta a chi vota all'estero è la possibilità di scaricarsi on-line l'autocertificazione in cui si dichiara che non si è votato altrove. La compilazione di questo specifico modulo aveva sicuramente aumentato le file nel corso del primo turno.

Nella campagna elettorale tra il primo e il secondo turno la questione del voto all'estero ha causato grandi polemiche. Nei confronti diretti tra i due candidati invece è rimasta marginale e si è messo l'accento più su temi che dovrebbero riguardare l'elezione di un primo ministro che non di un presidente.


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