Zoran Zaev e Johannes Hahn

Skopje rilancia la propria integrazione euro-atlantica, bloccata dal veto greco sulla questione del nome. Ieri incontro ad Atene tra i ministri degli Esteri di Macedonia e Grecia. Francesco Martino (OBCT) per il GR di Radio Capodistria [15 giugno 2017]

Dopo aver chiuso una lunga e violenta fase di instabilità politica con l'entrata in carica del nuovo governo, guidato dal socialdemocratico Zoran Zaev, la Macedonia tenta di rilanciare il proprio percorso di integrazione euro-atlantica.
Ieri, nella sua prima visita all'estero, il nuovo ministro degli esteri Nikola Dimitrov si è recato ad Atene per discutere col suo omologo greco Nikos Kotsias possibili soluzioni all'annosa questione del nome, che ha portato al boicottaggio greco alle ambizioni di Skopje di entrare a far parte di Unione europea e Nato.
Fin dalla dissoluzione della Jugoslavia, la Grecia rifiuta il nome “Macedonia” ritenuta una potenziale rivendicazione territoriale verso la sua regione settentrionale che porta lo stesso nome, ed accusa Skopje di appropriazione indebita di simboli ed eredità storica che considera suo appannaggio esclusivo.
Su queste basi, negli anni scorsi Atene ha bloccato l'ingresso della Macedonia nell'Ue, nonostante Skopje abbia ottenuto lo status di candidato ufficiale fin dal 2005, per poi boicottare il suo ingresso nella Nato nel 2008.
L'incontro di ieri tra Dimitrov e Kotsias, segnato da toni estremamente amichevoli, sembra però delineare un clima nuovo, che potrebbe facilitare un compromesso tra le parti.
Secondo voci di corridoio, la Grecia potrebbe consentire a Skopje di iniziare le trattative per l'ingresso nella Nato sotto il nome provvisorio di FYROM, cioè Ex-repubblica Jugoslava di Macedonia. Prima che l'adesione venga formalizzata, i due paesi si impegnerebbero però a trovare una soluzione definitiva, che potrebbe significare un cambiamento del nome costituzionale della Macedonia

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