Un'immagine di una manifestazione promossa da STAR a Skopje il 17 dicembre 2020

Un'immagine di una manifestazione promossa da STAR a Skopje il 17 dicembre 2020

In Macedonia del Nord i lavoratori e le lavoratrici del sesso lottano per far valere il proprio diritto all’assistenza sanitaria e alla protezione sociale. Ne abbiamo parlato con Borče Božinov, uno dei fondatori di STAR, il primo collettivo dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso nei Balcani

11/09/2020 -  Dora Levačić

(Pubblicato originariamente da Bilten il 31 agosto 2020, selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e OBC Transeuropa)

Il collettivo STAR è nato nel 2007 come un movimento informale allo scopo di riunire e organizzare le persone impiegate nell’industria del sesso. Nel corso degli anni siete riusciti a coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici del sesso nelle attività del collettivo? Com’è strutturata oggi la vostra organizzazione?

Le nostre origini risalgono al 2007, ma il collettivo è stato registrato solo nel 2010 come “associazione a sostegno dei lavoratori marginalizzati” dopo un anno di lotta con le istituzioni statali che si rifiutavano di riconoscere i lavoratori e le lavoratrici sessuali come soggetti che hanno diritto di associarsi, impedendoci di includere i termini “lavoro sessuale” e “lavoratori del sesso” nel primo nome ufficiale dell’organizzazione.

Quindi, l’organizzazione è stata fondata nel 2010 da un gruppo di giovani lavoratori del sesso (uomini, donne e transgender) e oggi, a dieci anni dalla fondazione, STAR è riconosciuto come il primo collettivo del lavoratori e delle lavoratrici del sesso nei Balcani.

I nostri obiettivi principali sono quelli di tutelare e promuovere i diritti dei lavoratori del sesso, combattere la discriminazione e lo stigma a cui sono esposti quotidianamente, e incoraggiare l’introduzione di modifiche a un quadro normativo repressivo nei confronti dei lavoratori del sesso.

La nostra organizzazione ha sede a Skopje, ma cerchiamo di mobilitare la comunità dei lavoratori del sesso di tutta la Macedonia del Nord e a fornire sostegno ai lavoratori presenti in varie città, tra cui Strumica e Gostivar. Il collettivo STAR attualmente raccoglie oltre 250 lavoratori del sesso (uomini, donne e transgender) ed è aperto a tutte le persone impiegate nell’industria del sesso, a prescindere da genere, orientamento sessuale, appartenenza etnica, religione, posizione sociale e ambiente di lavoro. Collaboriamo strettamente con diverse organizzazioni non governative, ma anche con le istituzioni statali, allo scopo di garantire ai lavoratori del sesso l’accesso alla giustizia e al sistema sanitario.

Oltre ad essere membri attivi del nostro collettivo, i lavoratori e le lavoratrici del sesso ricoprono tutti gli incarichi negli organi dirigenziali, tra cui l’assemblea dei soci e il comitato esecutivo, ma anche gli incarichi di presidente, vicepresidente e segretario generale. Inoltre, tutti i portavoce dell’organizzazione sono lavoratori del sesso, o ex lavoratori del sesso, che rappresentano l’80% del personale, compresi i responsabili e gli assistenti di progetto, gli operatori di linea telefonica di sostegno, gli educatori, etc.

Nel sommario di una ricerca realizzata dal collettivo STAR, intitolata “Analisi dei bisogni dei giovani lavoratori del sesso riguardo ai servizi sanitari, sociali e legali”, si legge, tra l’altro, che i giovani lavoratori del sesso, soprattutto le donne, hanno difficoltà ad accedere ai servizi sanitari, sociali e legali a causa delle discriminazioni a cui sono esposti. Cos’altro è emerso dalle vostre ricerche? Quali sono i principali problemi con cui si confrontano i lavoratori e le lavoratrici del sesso in Macedonia del Nord?

Basiamo tutte le nostre attività su analisi empiriche dei bisogni dei lavoratori del sesso. Le nostre ricerche dimostrano che in Macedonia del Nord i giovani lavoratori sessuali contano sull’aiuto della società civile per far valere il proprio diritto di accesso ai servizi sanitari, sociali e legali. Questa situazione è conseguenza della negligenza istituzionale, ma anche dello stigma e della discriminazione nei confronti delle persone impiegate nell’industria del sesso.

La ricerca che lei ha citato rivela inoltre che i lavoratori del sesso transgender non godono di alcuna protezione contro la discriminazione e la violenza di genere, per cui bisogna urgentemente apportare alcune modifiche al Codice penale allo scopo di vietare esplicitamente la violenza motivata dal genere e dall’orientamento sessuale. Inoltre, i lavoratori sessuali maschi sottolineano il bisogno di accedere alle visite urologiche, che attualmente non sono disponibili nei centri gestiti dalle organizzazioni della società civile nell’ambito del Programma nazionale contro l’AIDS sostenuto dal ministero della Salute.

Quindi, i risultati della ricerca suggeriscono la necessità di ampliare la gamma dei servizi offerti dalle organizzazioni della società civile, mentre le istituzioni statali dovrebbero impegnarsi di più per conquistare la fiducia dei lavoratori del sesso, che rappresentano un gruppo estremamente vulnerabile.

Cosa può essere fatto per migliorare la tutela sanitaria, sociale e legale dei lavoratori del sesso in un paese, come la Macedonia del Nord, dove il lavoro sessuale non è legalmente riconosciuto?

Nei paesi in cui il lavoro sessuale non è riconosciuto come lavoro, i lavoratori del sesso sono lasciati ai margini della società. Nonostante la Macedonia del Nord non disponga di un chiaro quadro normativo che regoli il lavoro sessuale, i termini “lavoro sessuale” e “lavoratori e lavoratrici del sesso” sono stati ufficialmente riconosciuti e utilizzati dal ministero della Salute nella Strategia per la protezione della popolazione dall’HIV/AIDS. Il ministero della Salute è la prima e unica istituzione statale ad aver riconosciuto i lavoratori e lavoratrici sessuali come lavoratori, e non come prostituti/te. STAR è la prima organizzazione in Macedonia del Nord ad aver implementato, a partire dal 2012, il programma di prevenzione dell’HIV/AIDS, promosso dal ministero della Salute, tra i lavoratori e le lavoratrici del sesso.

Nel dicembre 2019 i membri del collettivo STAR hanno organizzato una manifestazione di protesta per denunciare le violenze subite dai lavoratori e dalle lavoratrici del sesso. Nella maggior parte dei casi la violenza è perpetrata dai clienti o da altri soggetti? Quale sostegno offre il vostro collettivo alle vittime di violenza?

I lavoratori e le lavoratrici del sesso sono vittime di violenze da parte dei clienti e della polizia, ma anche di atti di tortura, sfruttamento sessuale, mancato pagamento delle prestazioni sessuali, e persino di stupro. Per noi il mancato pagamento della prestazione sessuale equivale allo stupro.

Nel tentativo di registrare il maggior numero possibile di casi di violenza nei confronti dei lavoratori sessuali, STAR ha lanciato un servizio di consulenza paralegale. I lavoratori sessuali che hanno subito violenza o qualsiasi altra violazione dei propri diritti possono rivolgersi al nostro servizio, che registrerà il caso nella nostra banca dati e, se ci sono i presupposti per avviare un’azione penale, contatterà una delle nostre organizzazioni partner che offrono assistenza legale gratuita per cercare di portare il caso in tribunale. Alcuni casi che abbiamo seguito sono stati risolti a favore dei lavoratori sessuali.

Come la pandemia di coronavirus ha inciso sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso in Macedonia del Nord? Lo stato ha adottato qualche misura a sostegno di questa categoria di lavoratori?

In Macedonia del Nord, come nel resto del mondo, i lavoratori e le lavoratrici del sesso sono stati gravemente colpiti dalla pandemia, che ha travolto la vita quotidiana, sociale e politica. Le restrizioni alla libertà di movimento, l’obbligo di distanziamento sociale e di autoisolamento, l’incoraggiamento dello smart working, nessuna di queste misure è compatibile con il lavoro sessuale. Non stupisce quindi che la pandemia abbia avuto effetti molto gravi sull’industria del sesso: un drastico calo di clienti, con conseguente diminuzione delle entrate e impoverimento della maggior parte dei lavoratori sessuali. E come se non bastasse, in Macedonia del Nord i lavoratori del sesso – proprio per il fatto che il lavoro sessuale non è regolato in alcun modo – non possono nemmeno fare richiesta di sostegno finanziario dello stato di cui possono beneficiare tutti i lavoratori la cui attività lavorativa è riconosciuta e regolata dalla legge.

L’unico sostegno che i lavoratori del sesso attualmente ricevono è quello fornito dalle organizzazioni della società civile. Nel tentativo di aiutare i lavoratori sessuali ad affrontare la crisi causata dalla pandemia, il collettivo STAR ha lanciato una campagna di raccolta fondi intitolata “Doniraj! Ne diskriminiraj!” [Dona! Non discriminare!]. Tutte le risorse raccolte saranno destinate all’acquisto di generi alimentari e di prima necessità per i lavoratori del sesso.

Quali sono i pregiudizi più diffusi nei confronti del lavoro sessuale in Macedonia del Nord? Quali gruppi sociali sono più propensi a sviluppare pregiudizi nei confronti dei lavoratori del sesso?

I lavoratori sessuali, in generale, sono sempre visti sotto una luce negativa. L’opinione pubblica, ma anche i rappresentanti delle istituzioni statali tendono a legare il lavoro sessuale al traffico di esseri umani, e questo è un ragionamento completamente sbagliato. Per lavoro sessuale si intende un lavoro volontario svolto da persone adulte, che non ha nulla a che fare con il traffico di esseri umani.

Molte volte ci siamo trovati nella situazione di dover difendere i diritti dei lavoratori sessuali accusati di aver disturbato l’ordine e la quiete pubblica o di essere coinvolti in attività criminali. Il problema è che il ministero dell’Interno non fa alcuna distinzione tra prostituzione e sfruttamento della prostituzione, per cui allo scopo di “eliminare la prostituzione” la polizia ricorre a tutta una serie di misure drastiche contro le vittime di sfruttamento, lasciando invece che quelli che sfruttano e abusano dei lavoratori sessuali rimangano impuniti.

Il collettivo STAR collabora con altre organizzazioni impegnate a difesa dei lavoratori del sesso in altri paesi dei Balcani e dell’Europa orientale? Vi contattano anche i lavoratori sessuali di altri paesi per chiedere aiuto?

STAR è registrato come il primo collettivo dei lavoratori e delle lavoratrici sessuali nei Balcani, ma non opera come una rete transnazionale. Date le limitate risorse di cui disponiamo, agiamo solo a livello nazionale, difendendo i diritti dei lavoratori sessuali in Macedonia del Nord. Comunque il nostro collettivo fa parte della rete SWAN (Sex Workers’ Advocacy Network) che opera in diversi paesi dell’Europa orientale e dell’Asia centrale. Come membro della rete SWAN, il nostro collettivo collabora con molte organizzazione dei lavoratori sessuali attive in queste regioni.


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