L'amministratore Holkeri ed il Premier kossovaro Rexhepi

Quasi un mantra. Standard vs. status. Ma quando si va a definire nel concreto il percorso che porterà al raggiungimento degli standard richiesti sorgono immediatamente le prime dure contrapposizioni.

11/12/2003 -  Davide Sighele

E' stata presentata ieri a Pristina una piattaforma programmatica che definisce il percorso che il Kossovo deve compiere prima si possa iniziare a discutere sullo status giuridico finale della provincia. Standard prima dello status è la frase che la Comunità Internazionale - l'UNMIK in particolare - va continuamente ripetendo mentre tenta di individuare la strada per uscire da questo pericoloso rompicapo balcanico: il futuro giuridico del Kossovo.

Ma il raggiungimento degli standard non è certo politicamente neutro e sembra difficile possa prescindere dalla definizione dello status. Quest'ultimo rimane sullo sfondo, che lo si voglia o meno guardare. Quando allora si va a definire nei dettagli gli standard e soprattutto a definire quel percorso che dovrà portare il Kossovo ad essere "tollerante ed europeo" emergono subito le contraddizioni tra le differenti visioni in campo.

Un no secco al piano di Holkeri, amministratore del Kossovo, è subito arrivato sia da Belgrado che dai serbi kossovari. Al fermo rifiuto serbo - i membri serbi del governo kossovaro hanno rispedito al mittente l'invito a partecipare, lo scorso 9 dicembre, ad un incontro tra i rappresentanti politici dei Paesi dei Balcani ed i loro colleghi dell'Unione - non è corrisposto inoltre l'entusiasmo dei leader kossovari. Anch'essi delusi dal piano dell'amministratore UNMIK.

"Un documento inaccettabile se si ritiene possa contribuire a risolvere la crisi del Kossovo-Metohija senza gli emendamenti ed i cambiamenti proposti dal Governo serbo", si afferma senza mezzi termini in un comunicato stampa rilasciato dalla compagine governativa serba immediatamente dopo aver ricevuto dall'UNMIK la proposta sull'implementazione degli standard. "L'UNMIK non ha preso in considerazione nessuna delle obiezioni e dei suggerimenti proposti dal governo serbo lo scorso 27 novembre", si scrive.

Secondo Nebojsa Covic, vice-premier e responsabile della politica di Belgrado sul Kossovo, il documento rappresenterebbe "un'autostrada che porta diritta all'indipendenza del Kossovo-Metohija". Secondo Milorad Todorovic, ministro serbo del governo kossovaro che si occupa dei rientri delle minoranze, il piano di Holkeri attribuisce sovranità alle istituzioni kossovare senza che sia parimente tutelato il diritto al rientro delle minoranze. Vi è però chi, all'interno della comunità serba del Kossovo, pur non appoggiando Holkeri ha alzato la voce nei confronti di Belgrado.

Secondo Rada Trajkovic, politica serbo-kosovara e Marko Jaksic, presidente dell'Unione delle municipalità serbe del Kossovo, "Covic ha 'privatizzato' i negoziati lavorando in un circolo molto ristretto di amici di partito. Se i leader kossovari informano regolarmente la propria comunità su tutto quanto avviene, operando con un consensus molto ampio, i rappresentanti statali di Belgrado lavorano in segretezza, lasciando disinformata sia la comunità serba del Kossovo che i suoi leader".

In particolare Belgrado e la comunità serba del Kossovo contestano all'UNMIK di non aver pienamente rispettato i contenuti della risoluzione 1244 delle Nazioni Unite e di non aver recepito i suggerimenti espressi dalla Serbia, fra cui il ritorno incondizionato dei profughi serbi nel Kossovo, la restituzione dei beni serbi passati nelle mani degli albanesi, una riorganizzazione basilare del Corpo di protezione kosovaro, i diritti di Belgrado nei processi di privatizzazione.

Ed anche nello stesso Kossovo, seppur in modo più moderato, non è trapelato grande entusiasmo nei confronti della proposta di Holkeri. In particolare non è piaciuto che, rispetto ad una bozza presentata ai leader kossovari a fine novembre, siano state introdotte alcune novità che questi ultimi ritengono frutto delle pressioni di Belgrado. Il Primo ministro Rexhepi ha notato come sia stata ad esempio introdotta la specifica che la piattaforma programmatica per il raggiungimento degli standard debba essere coerente con la risoluzione 1244, con la struttura costituzionale del Kossovo e con le leggi applicabili. "Quest'ultimo termine si riferisce alle leggi serbe vigenti in Kossovo" ha ricordato il premier kossovaro "e questo rende ancora più difficile il raggiungimento in Kossovo degli standard richiesti". Ed in un articolo pubblicato lo scorso 9 dicembre sul quotidiano kossovaro Zeri si esprime la sensazione che sembra condivisa da molti politici kossovari: "Il documento proposto da Holkeri sembra quasi complicare un processo che, seppur più lentamente di quanto previsto all'inizio di novembre, sta comunque procedendo".

Augustin Palokaj, corrispondente del quotidiano Koha Ditore, in un proprio editoriale inquadra la questione del piano di Holkeri nel contesto più ampio del processo di verità e riconciliazione necessario tra Serbia e Kossovo. Palokaj sottolinea come nessun politico serbo, reagendo al piano Holkeri, ha ritenuto opportuno scusarsi con gli albanesi per quanto commesso. "L'opinione pubblica della Serbia dovrebbe rendersi conto dei crimini atroci commessi in Kossovo a suo nome. Devono comprendere che vi sono fosse comuni di madri e bambini albanesi nei loro giardini. Devono dimenticare la propaganda che afferma che la Turchia ha portato gli albanesi in Kossovo per colonizzare le terre serbe, devono liberarsi una volta per tutte delle teorie degli albanesi sottosviluppati ed incivili ....". "A loro volta - scrive Palokaj - i kossovari non devono cadere nell'errore di collegare la tolleranza nei confronti dei serbi con le prese di posizione di Belgrado e con il fatto che qualcuno si scusi o meno con loro. Devono garantire tutti i diritti ai serbi, e tollerare che abbiano una vita normale".

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