Gorizia

Gorizia, una città sul confine che finalmente si ferma per riflettere di migranti, immigrati e dello sconfinare.

08/10/2001 -  Davide Sighele

La Transalpina è uno degli hotel più antichi di Gorizia e si trova in un punto della città dove difficilmente si possono chiudere gli occhi sul passato e sul presente. A pochi metri dall'entrata dell'albergo uno spiazzo asfaltato. Lo attraversa per tutta la sua lunghezza un muro ed un reticolato verde, alto poco più di due metri. E' il confine che dopo la seconda guerra mondiale ha dilaniato in due questa parte della città. Ed è una ferita ancora aperta. Prima l'irreale personificazione della cortina di ferro, ora sofferenza di immigrati clandestini che ogni notte tentano il passaggio. E la Transalpina resta il simbolo di una città che ha stentato a guardare se stessa, ed ancor' più ha stentato a guardare oltre il reticolato troppo impegnata in festeggiamenti al milite ignoto. Da una parte sempre l'Italia, dall'altra la Jugoslavia prima, la Slovenia poi.
E' qui che il No Border Social Forum ha deciso di concludere le "Giornate costituenti per una cultura dei confini e delle migrazioni", settimana di iniziative per promuovere la riflessione sul confine, su migranti ed immigrati e sulle nuove e possibili strade per guardare oltre la situazione attuale.

Venerdì scorso confronto stimolante sulla "Pratica del confinare e l'arte dello sconfinare". Con le riflessioni di chi si occupa di cose filosofiche come Pier Aldo Rovatti, che poneva quesiti su cui meditare: "Ma noi siamo davvero collocati al di qua del confine? In che confinamento siamo messi da sempre?". Con l'esperienza dello psichiatra Renzo Bonn, anche sviluppata durante anni di lavoro nei Balcani, che ha parlato della privazione dei "confini sani" come la propria casa, il proprio abito, la propria famiglia. Con il pensiero dell'antropologo Gian Paolo Gri sulla relatività (e necessità) dei confini, "da trattare come manufatti e da sottoporre a manutenzione e revisione costante e attenta". Con l'impegno di don Pierluigi Di Piazza al Centro Balducci di Zugliano, nella constatazione che "ci sono confini come quelli di giustizia ed equità che vanno fatti rispettare".

Sabato mattina poi discussione sulla nuova legge sull'immigrazione. Ospiti anche alcuni avvocati e il magistrato Luigi Dainotti, che ha messo in luce le criticità del testo. Peggiorativo, è stato detto, della legge già esistente, caratterizzata da lacune ed errori concettuali. E' stato rilevato, infatti, come la legge Bossi-Fini vada verso una inattuabile "tolleranza zero" sugli ingressi irregolari con implicazioni che rischiano di paralizzare il sistema giudiziario italiano.
Ma vi è anche stata l'opportunità di portare all'attenzione il caso Macedonia, con i suoi nuovi profughi e il tragico e colpevole ripetersi dei destini già conosciuti da altre terre balcaniche. Quest'ultimo incontro è stato poi l'occasione per presentare anche a Gorizia l'Appello 'L'Europa oltre i confini' promosso dall'Osservatorio sui Balcani e da pochi giorni consegnato nella mani del Presidente della Commissione Europea Romano Prodi.

"Oltre i confini" è andata poi la musica della Banda degli Ottoni a Scoppio che ha simbolicamente suonato camminando dalla Transalpina alla stazione ferroviaria di Nova Gorica, che si trova proprio li di fronte a meno di un centinaio di metri. Non si è scavalcato la rete però, è ancora vietato, ma è stato concesso fino alla mezzanotte il passaggio da un valico vicino con l'uso della sola carta d'identità. Ma questi limiti poco importano se si ha la sensazione che pian piano anche sul piazzale della Transalpina, come scrive il No Border Social Forum, si "..inizi a girare noi, insieme, un film completamente diverso. Un film che non abbia bisogno di sottotitoli, anche se è parlato in tante lingue differenti. Un film dove la rete del confine viene spazzata via dalla musica e dal sorriso della gente, e siamo liberi finalmente, in uno spazio aperto, senza occhi elettronici, senza reticolati per imprigionare "lo straniero"".


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