L'Adriatico: una questione europea

La situazione media delle acque in Croazia non è molto differente da quella dei paesi che la circondano, e non ci sono condizioni problematiche particolarmente diverse da quelle dell'Italia, della Slovenia o dell'Ungheria.
Chiaramente lo stato delle acque risente degli scarichi industriali scarsamente filtrati, ma il danno maggiore in assoluto proviene dai fiumi italiani come il Po o, in misura minore, l'Isonzo, e altri... Le industrie e ancor più l'agricultura della pianura padana si riversano infatti interamente nell'Adriatico, e colpiscono perciò anche le risorse marine croate. Quanto più aumenteranno il controllo e la protezione delle acque ''padane'', tanto più crescerà la qualità delle acque sulla costa croata.

07/11/2001 -  Lino Veljak

Fiumi e laghi

La Croazia però possiede anche risorse d'acqua dolce, divise in due zone rilevanti: le acque che appartengono al bacino idrografico adriatico e quelle del bacino del Mar nero. Del primo gruppo fanno parte in particolare tre fiumi dalmati, tutti senza carichi industriali inquinanti di rilievo, e la Neretva, che invece porta dalla Bosnia Erzegovina il pesante inquinamento dell'industria metallurgica e di quella chimica di Mostar scaricandolo nell'Adriatico centro-settentrionale.
Appartiene al contrario al bacino idrografico del Mar Nero il fiume Sava, nel quale affluisce l'80% delle acque croate e che a sua volta si immette nel Danubio. Il Danubio come tale lambisce solo parzialmente la Croazia, nei pressi di Vukovar al confine con la Vojvodina. Il suo inquinamento perciò dipende dalle industrie tedesche, austriache e ungheresi, non certo da quella croata che è rimasta distrutta durante l'assedio di Vukovar.
L'affluente Sava ha origine in Slovenia, ed il suo inquinamento proviene innanzitutto dalle cave slovene lungo le rive (Zagorje ed altre) e dalla centrale nucleare di Krsko che si trova presso la frontiera sloveno-croata ed è a proprietà mista. E' in particolare il riscaldamento dell'acqua causato dalla centrale nucleare a danneggiare il fiume. Un'altra fonte di inquinamento è poi storicamente quella dei fiumi bosniaci che si immettono nella Sava: Una, Vrbas e Bosna. Quest'ultimo specialmente raccoglie gli scarichi del gigantesco complesso metallurgico di Zenica, che ora però è fermo per via della guerra.

Il ruolo dei cittadini

Come abbiamo visto l'inquinamento da grande industria non è un problema rilevante per la Croazia di oggi. Restano invece i piccoli insediamenti produttivi e gli scarichi urbani. I primi adottano ancora tecnologie antiquate che non tengono conto degli standard minimi di protezione dell'ambiente (accade ad esempio a Slunj, a Ogulin, a Korenica ed in altri luoghi). Ma sono molte le organizzazioni locali ambientaliste che si impegnano in difesa delle acque, e che denunciano questo stato di cose. In generale infatti la coscienza ecologica che caraterizza la popolazione nel paese è uno dei rari segni di maturità croata verso l'integrazione europea.
Un valido alleato poi gli ambientalisti croati lo trovano nei movimenti ecologici italiani impegnati nella difesa del fiume Po: proteggendo il Po infatti si difende anche il bene marino più importante per la Croazia, che è l'Adriatico. A difesa delle acque dell'interno invece vi è una rete molto forte di organizzazioni e movimenti ambientalisti, che oggi si trovano in ogni comune se non in ogni villaggio del paese.
Ma come detto in complesso la qualità media delle acque croate non è molto problematica: grazie alla guerra e alla conseguente paralisi economica del paese, fiumi e laghi sono oggi in larga misura puliti. Paradossalmente si può dire che questo è l'unico effetto collaterale positivo della guerra...


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