Ivo Sanader

Sanader ordina la rimozione dei monumenti ai leaders ustasha Budak e Francetić. La Croazia deve guardare avanti, dichiara il Premier, determinato a proseguire sulla strada per Bruxelles. Intervento delle forze speciali

30/08/2004 -  Drago Hedl Osijek

 

Nella mattinata di venerdì scorso, 27 agosto, alcune centinaia di poliziotti delle forze speciali croate, con armi automatiche e giubbotti antiproiettile, hanno circondato il villaggio di Sveti Rok nella provincia della Lika, nel sud ovest della Croazia. I turisti che viaggiavano verso la costa adriatica, sulle vicine autostrade, devono aver pensato che una tale concentrazione di poliziotti fosse destinata a qualche spettacolare azione antiterrorismo.

La missione, invece, era di natura completamente diversa: i poliziotti dovevano proteggere i lavoratori edili incaricati di rimuovere il monumento che celebrava Mile Budak, alto esponente ustasha del passato regime filo nazista croato. Il monumento, nonostante le proteste di gran parte dell'opinione pubblica, era stato eretto una decina di giorni fa dai cittadini di Sveti Rok, ma il governo, nel corso di una sessione segreta tenutasi nella serata del 26 agosto, ne ha deciso la rimozione.

Circa 70 km più a nord, nella stessa giornata di venerdì, a Slunj, 40 agenti della polizia speciale hanno bloccato il centro città. Mentre la maggior parte delle persone stava ancora dormendo, una gru ha sollevato il monumento dedicato al leader ustasha della seconda guerra mondiale Jure Francetić, eretto circa 4 anni fa. Il monumento è stato posto su di un camion e trasportato a Zagabria. Alcune ore più tardi, anche il monumento di Mile Budak è stato portato nello stesso luogo di quello di Francetić. Il luogo è nascosto al pubblico.

"Quello che abbiamo deciso durante la sessione speciale cioè la rimozione del monumento è stato fatto - ha dichiarato brevemente venerdì mattina il Primo Ministro Ivo Sanader. Questo governo non permetterà che la Croazia indugi sui pericolosi temi del suo passato. Questo governo guarda avanti e anche la Croazia dovrebbe guardare avanti!"

Il Primo Ministro ha così dimostrato la propria fermezza nel prevenire la riabilitazione del movimento ustasha, riabilitazione che aveva conquistato seriamente terreno durante l'epoca del presidente Tuđman, e anche nel periodo successivo alla sua morte. La edificazione di un monumento a Mile Budak, uno dei più stretti collaboratori di Ante Pavelić, leader del movimento ustasha in Croazia, era ovviamente una provocazione troppo forte per passare inosservata. Budak, che era anche uno scrittore - la trasparente scusa utilizzata dai suoi ammiratori per la costruzione del monumento - è noto come sostenitore delle leggi razziali che avevano fornito la base per la esecuzione di migliaia di Ebrei, Serbi e Rom al tempo dello Stato Indipendente di Croazia (1941-1945). Una famosa dichiarazione di Budak affermava che la questione serba in Croazia avrebbe dovuto essere risolta uccidendo un terzo dei Serbi, esiliandone un altro terzo, e convertendo quelli rimasti al Cattolicesimo.

La edificazione di un monumento a Budak aveva causato la opposizione non solamente della opinione pubblica croata. C'erano state reazioni da parte del Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme, proteste del Governo di Serbia e Montenegro, e i più importanti media a livello mondiale -compresa la rete televisiva globale CNN - avevano commentato con orrore la notizia. La Croazia veniva vista ancora una volta come un Paese che celebrava le pagine nere della propria storia, vantando una ideologia da lungo tempo respinta dal mondo civilizzato.

La questione era divenuta ancora più seria quando, all'inizio della scorsa settimana, era stata resa pubblica una lettera aperta firmata da 120 intellettuali. Tra i firmatari c'erano membri della Accademia Croata delle Scienze, scrittori e giornalisti, che chiedevano al governo di rivedere il processo al termine del quale Budak, dopo la fine della seconda guerra mondiale, era stato condannato a morte per crimini di guerra.

Sanader, tuttavia, non si è fatto impressionare da tale richiesta, né dal fatto che anche funzionari - di gerarchia inferiore - della Chiesa avevano sostenuto la edificazione del monumento a Budak. Il Primo Ministro ha agito con grande decisione, diversamente dal proprio predecessore Ivica Račan, a capo della coalizione di centro sinistra al governo fino al novembre 2003, che aveva tollerato per 4 anni il monumento eretto a Slunj in onore di Jure Francetić.

Tutti i partiti rappresentati in Parlamento - con la eccezione del Partito Croato dei Diritti (HSP) - hanno sostenuto la decisa azione del governo di rimozione dei monumenti a Budak e Francetić. Solo Anto Đapić, presidente dell'HSP, ha richiesto la rimozione del monumento di Josip Broz Tito, il presidente della Jugoslavia, il cui monumento si trova nella nativa Kumrovec, in Croazia.

La rimozione dei monumenti di Budak e Francetić ha avuto luogo senza incidenti, malgrado Josip Vidaković, un Croato di cittadinanza canadese, la persona che aveva avviato l'iniziativa della costruzione del monumento di Sveti Rok, abbia reagito con rabbia: "Questo è un atto criminale. Hanno portato via il monumento come ladri, senza neppure notificarmelo. Chi gli dà il diritto di rimuovere un monumento per il quale abbiamo speso 17.500 dollari? Si comportano proprio come quelli che hanno ucciso Budak."

Sanader ha ricevuto sostegno dall'estero per la sua azione determinata. Il primo a congratularsi è stato Ephraim Zuroff, direttore del Centro Simon Wiesenthal. "Mi congratulo con il governo croato per aver fatto la cosa giusta, dimostrando in questo modo che comprende la importanza di tali eventi ed è sensibile a tali questioni."

Una delle priorità della politica del presidente Sanader è quella di rispettare le condizioni che permetteranno alla Croazia, recentemente divenuta Paese candidato alla Unione Europea, di diventarne membro a pieno titolo nel 2007. Sanader sa bene che sarebbe impossibile proseguire per questa via con monumenti a leaders nazisti sulla strada.

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