(dal film "For Those Who Can't Tell No Tales")

Con due opere molto diverse, una commedia leggera su un triangolo amoroso e un dramma ambientato a Višegrad, la giovane cineasta bosniaca Jasmila Žbanić torna alla regia mostrando grande versatilità, senza mai perdere di vista l'impegno

09/01/2015 -  Nicola Falcinella

La commedia che non ti aspetti e il dramma, minimalista ma molto intenso, più nelle sue corde. Una Jasmila Žbanić con due film, presentati la scorsa estate tra i festival di Locarno e Sarajevo e poi circolati in altre rassegne, realizzati quasi in parallelo, anche se "Za one koji ne mogu da govore - For Those Who Can’t Tell No Tales” era già stato proposto a settembre 2013 al Festival di Toronto, senza aver poi adeguata risonanza nelle rassegne europee. Con questi lavori la quarantenne regista di “Grbavica – Il segreto di Esma” (Orso d’oro al Festival di Berlino 2007) e “Na putu – Il sentiero” (2010) è tornata al centro dell’attenzione come una dei principali cineasti dell’area, affermando anche una versatilità che non le si conosceva.

Love Island

La commedia “Love Island”, scritta con Aleksandar Hemon, è una coproduzione Croazia, Germania, Svizzera e Bosnia e Erzegovina ambientata a Porec. Grebo (Ermin Bravo) sta trascorrendo una vacanza in un villaggio turistico con la giovane moglie francese Liliane (Ariane Labed, premiata a Venezia per la migliore interpretazione femminile), incinta del primo figlio. Vivono a Sarajevo, la città di lui, e sono una coppia come tante altre, che vuole rilassarsi e divertirsi tra la spiaggia e le serate nella località. Tra giovani e famiglie che vengono da tutta Europa e dai vari paesi della vecchia Jugoslavia ci sono anche vecchie glorie, come il sempre fascinoso “Principe” interpretato da Franco Nero. Durante una festa, Grebo e Liliane conoscono la fascinosa e carismatica Flora (l’attrice romena Ada Condeescu), che travolge il loro equilibrio. Mentre l’uomo crede di poter rinverdire i fasti di gioventù come cantante sul palco della località, la sua vita e la sua visione delle cose cambiano all’improvviso. Il racconto di un triangolo amoroso, con bambino in grembo a complicare le cose, che potrebbe cedere in continuazione ma che sta insieme per miracolo. Forse la commedia non è il genere d’elezione della Žbanić, “Love Island” è un’opera piacevole ma non indimenticabile, ma questa incursione ne rivela un aspetto che nei film precedenti non era affiorato e che, se non verso altre commedie, può sfociare in un tocco più comico nei suoi drammi sociali. Anche in questo caso, pur tra le risate e soprattutto i numeri musicali che rappresentano il clou della pellicola, l’impegno non manca: l’orgoglio machista dell’uomo balcanico esce un po’ ammaccato da alcune situazioni del film.

For Those Who Can't Tell No Tales

“For Those Who Can’t Tell No Tales” è stato invece scritto insieme all'attrice e performer australiana Kym Vercoe, a partire da un testo teatrale di quest’ultima. La Vercoe è anche la protagonista di un piccolo film che cerca di raccontare qualcosa di ancora difficile da dire, soprattutto nei luoghi dove sono accaduti i fatti. Una turista arriva in Bosnia da Sydney, con la generica curiosità per la guerra che diventa più concreta quando la guida che consulta la induce a visitare Višegrad. Nella città de “Il ponte sulla Drina” di Andrić prende alloggio in un albergo consigliato, l’Hotel Vilina Vlas, non troppo lontano dal ponte. Le descrizione dell’albergo raccoglie tutti i servizi forniti ma non accenna alla funzione che ebbe negli anni del conflitto e i crimini che vi furono compiuti. Un luogo panoramico che nasconde alla donna un mistero, che si svela nella notte insonne, tormentata da presenze indefinibili. La mattina la protagonista inizia a indagare ma la sua presenza non è più ben accetta dai locali. Un dramma che si insinua a poco a poco, proprio come la protagonista inizia a essere avvolta in quella ragnatela di misteri e fantasmi, che prima ha la forma di una polvere che si è depositata ovunque e diventa poi una rete che stringe sempre di più e soffoca. E la protagonista si trova in un ambiente sempre più ostile, progressivamente meno turista e più coinvolta, a sua volta paranoica. La regista riesce a rendere lo spaesamento della donna e la sequenza dell’insonnia è costruita senza effetti, come uno sprofondare senza possibilità di salvezza dentro la storia degli altri. Un lungometraggio in apparenza semplice, ma che va a toccare un aspetto tra i più dolorosi e complessi del post-conflitto che il cinema ha finora faticato ad affrontare. Nella parte di un uomo incontrato da Kym nel suo cercare di comprendere Višegrad c’è Leon Lucev, sempre presente nei film della Žbanić.


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