Memoriale di Potočari a Srebrenica - foto di Nicole Corritore

Memoriale di Potočari a Srebrenica - foto di Nicole Corritore

Per dare giustizia, riconoscimento e rispetto ai sopravvissuti e alle famiglie delle vittime del genocidio di Srebrenica occorre ripartire dalla scuola: sia in Bosnia Erzegovina che nell'intera regione si deve educare al passato, sfatare miti, educare alla giustizia e all'uguaglianza per tutti

11/07/2018 -  Dunja Mijatović *

Ogni 11 luglio dal 1995, migliaia di persone si riuniscono a Potočari per commemorare il genocidio di Srebrenica, il crimine più orribile commesso in Europa dalla Seconda guerra mondiale. I sopravvissuti e le famiglie delle vittime chiedono giustizia, riconoscimento e rispetto.

In pochi giorni di quel luglio di ventitré anni fa, più di 8.000 ragazzi e uomini sono stati giustiziati in modo sistematico e brutale e 30.000 persone sono state sfollate con la violenza. D’allora, i parenti delle vittime - e in particolare le madri che hanno perso mariti, figli, fratelli - hanno iniziato un lungo, coraggioso cammino per la giustizia e il riconoscimento.

Lungo questo cammino, hanno trovato una certa misura di entrambi. Il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia ha stabilito che a Srebrenica c’è stato genocidio e ha condannato alcuni dei criminali di guerra che l’hanno orchestrato o che vi hanno partecipato. E le organizzazioni di base stanno superando grandi ostacoli per iniziare il difficile processo di riconciliazione. Tutto ciò ha un forte significato, ma rimane poca consolazione per i sopravvissuti del genocidio e le famiglie delle vittime.

Esigono che i loro cari siano trovati, ma il lento processo d’identificazione infligge loro altra sofferenza. Chiedono assistenza sanitaria per curare il loro trauma e ottengono cure inferiori alle norme. Chiedono di trovare i responsabili del genocidio, ma molti criminali di guerra sono ancora liberi e impuniti. Chiedono riconoscimento, ma la loro sofferenza è ignorata, denigrata o negata.

Quest'ultimo è certamente una delle offese più oltraggiose che i sopravvissuti e le famiglie delle vittime sono stati costretti a sopportare dopo il genocidio. Eppure, hanno trovato la forza di continuare la loro lotta per la verità e la giustizia, nonostante la negazione e la minimizzazione del genocidio, che avviene anche nell'istruzione. Le scuole mono-etniche e il sistema "due scuole sotto un tetto", così come l'ignoranza del passato e la manipolazione dei fatti sulla recente guerra, ancora caratterizzano l'istruzione in Bosnia ed Erzegovina.

Una tale situazione perpetua le divisioni etniche che hanno reso possibili tensioni attuali e passate e ostacolano la riconciliazione e la pace. Dobbiamo cambiarla.

I sopravvissuti al genocidio di Srebrenica devono ricevere un'adeguata protezione sociale e una migliore assistenza legale per far valere i loro diritti e ottenere riparazione.

Le autorità politiche e giudiziarie in Bosnia ed Erzegovina e in Serbia devono migliorare la loro cooperazione per porre fine all'impunità, identificando e punendo i criminali di guerra. Devono anche investire di più nell'identificare tutte le vittime del genocidio e chiarire il destino dei dispersi. Devono intensificare la ricerca di fosse comuni e assicurare che i testimoni che possono rivelare le informazioni necessarie per identificare tutti gli altri luoghi in cui sono stati sepolti i cadaveri si sentano sicuri di farlo.

I governi e tutti coloro che prendono decisioni devono adottare politiche lungimiranti che stabiliscano le varie responsabilità. Devono anche concentrarsi sull'istruzione. Questa deve diventare una responsabilità condivisa, principalmente per la Bosnia ed Erzegovina e la Serbia, ma anche per altri paesi europei, non solo nell'ex Jugoslavia.

I sistemi educativi nella regione devono diventare più inclusivi. Devono condurre le giovani generazioni fuori dalle caverne del pregiudizio in cui la manipolazione della realtà offusca la verità e diffonde il seme dell'odio. I libri scolastici, non solo in Serbia e Bosnia-Erzegovina, ma in tutta Europa, devono includere una testimonianza obiettiva delle atrocità passate, incluso il genocidio di Srebrenica, ritraendolo senza connotazioni politiche o etniche. Devono educare al passato, educare per sfatare miti, educare alla giustizia e all'uguaglianza per tutti.

I paesi europei dovrebbero fornire maggiore sostegno alle iniziative di base per la riconciliazione. Dovrebbero inoltre esercitare maggiore pressione sui politici e altri personaggi pubblici in Serbia e Bosnia-Erzegovina affinché smettano di negare il passato e di costruire una società e un’istruzione più inclusive.

Come l'Olocausto e il genocidio in Ruanda, il genocidio di Srebrenica non è stato un incidente. È iniziato ben prima che accadesse. È iniziato quando degli esseri umani sono stati additati a causa della loro appartenenza etnica. È cresciuto con un discorso pubblico, fomentato da alcuni media, che li ha disumanizzati e ha emarginato voci critiche. Ha preso forma nello sterminio sistematico e industriale di un grande gruppo di persone, sotto gli occhi di una comunità internazionale passiva. E continua oggi, con la negazione e l'impunità.

Il genocidio di Srebrenica ha segnato una delle pagine più oscure della storia europea. Se vogliamo scrivere un futuro più luminoso, dobbiamo ricordare cosa è successo e trattare tutte le vittime come nostre vittime, senza connotazioni politiche o etniche. Dobbiamo riconoscere la sofferenza dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime. Dobbiamo fare della loro lotta per la giustizia il nostro obiettivo.

Come Commissaria per i diritti umani continuerò a chiedere giustizia per tutte le vittime dei crimini avvenuti durante le guerre nei Balcani. Servire la giustizia è l'unico modo in cui tutti possiamo confrontarci con il passato e impedire che si ripeta.

 

* Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa


I commenti, nel limite del possibile, vengono vagliati dal nostro staff prima di essere resi pubblici. Il tempo necessario per questa operazione può essere variabile. Vai alla nostra policy

blog comments powered by