Marina Mimoza a Mostar (foto Una Čilić)

Marina Mimoza a Mostar (foto Una Čilić)

Cambiare una città distrutta dalla guerra, trasformarne l'animo con l'arte di strada. Da sei anni a questa parte - e quest'anno con una doppia edizione - si tiene a Mostar il Festival della Street Art

02/11/2017 -  Una Čilić Mostar

Sono ormai sei anni consecutivi che Mostar, città al sud della Bosnia Erzegovina, ospita lo Street Arts Festival. Il gruppo di persone che organizza questo festival è riuscito a trasformare una città che molto spesso sui media compare sotto l’etichetta di “caso speciale”, in una galleria d’arte di strada. Esprimendosi artisticamente con colori e disegni, queste persone stanno lentamente trasformando la narrativa dei palazzi distrutti e mai ristrutturati, dando loro un nuovo valore e significato.

I lavori eseguiti dai numerosi artisti internazionali, dal lontano Uruguay fino ai più vicini artisti regionali, e locali sono visibili ovunque: sulle facciate distrutte, l’intero palazzo della Banca di Vetro, l’ex caserma militare Konak, fino ai palazzi ristrutturati di Via Šantić.

"La nostra attività e il lavoro al festival sono stati fatti con grande passione ed entusiasmo e ciò è stato riconosciuto dagli artisti di tutto il mondo. Lo Street Arts Festival è un’energia speciale che da un anno con l’altro si espande sempre più e unisce autori eccezionali", sottolinea Marina Mimoza, l’organizzatrice del festival.

Ad ogni nuova edizione gli organizzatori cercano di superare quella precedente, includendo ulteriori palazzi distrutti ai quali cambieranno l’aspetto e quindi anche l’identità; nuove attività e artisti desiderosi di cambiare la narrazione di Mostar con colori e pennelli. Durante l’edizione primaverile di quest’anno, l’ex caserma militare Konak è stata ribattezzata dagli organizzatori e dagli artisti "distretto artistico": il luogo dove vengono tenute le mostre e i laboratori, dove vengono creati i nuovi murales.

E che l’arte di strada stia diventando una espressione artistica particolarmente benvista a Mostar, lo dice anche il fatto che per l’edizione primaverile di quest’anno i cittadini di Mostar hanno spontaneamente offerto le facciate dei loro palazzi per i murales. "Se parliamo di cultura urbana, i graffiti e i murales hanno dato una nuova identità a questa città. E tenendo presente che al momento in città ci sono oltre un centinaio di murales, possiamo dire che la città stessa è diventata una galleria dell’arte di strada", dice Marina.

Mostar (foto Una Čilić)

Nuova edizione autunnale

A differenza degli anni passati, oltre al tradizionale festival che si tiene ogni primavera, con l’aiuto dell’ambasciata degli Stati Uniti, dell’Agenzia della Democrazia Locale di Mostar e dell’immancabile Consiglio dei giovani della Città di Mostar e del Centro giovanile culturale Abrašević, gli organizzatori sono riusciti a mettere in piedi una doppia edizione del 6° Street Arts Festival e dei programmi StreetArtur di intervento urbano.

L’edizione autunnale del festival, che è iniziata alla fine dell’estate e terminerà col mese di novembre, ha introdotto anche nuove attività come laboratori per i giovani dell’Orfanotrofio di Mostar, la collaborazione con l’artista di Sarajevo Rikardo Druškić e concerti.

"Dall’inizio del festival stiamo organizzando le mostre in diversi spazi e gallerie della città. Andiamo fieri della mostra di Alija Kamber (Tuzla), di Semir Avdić (Sarajevo), di Vildana Hrnjić (Banja Luka) e di Isabella Randolph di Los Angeles, come anche del concerto della band InTheRoom", spiega Mimoza.

"Abbiamo rinnovato la collaborazione con l’artista di Lubiana Lo Milo e abbiamo inoltre ospitato Erik Burke dal Nevada. A noi si sono uniti anche giovani artisti come Dino Primorac, Marko Zadro Zakky, Antonije Zlatić Tonka e Luka Tomić. Abbiamo ospitato poi un gruppo di artisti di Zagabria composta da Nikolina Majdak, Mane Mei e Chezz, e poi Srđana Dimić di Belgrado. Ci sono inoltre i giovani artisti di Sarajevo Smirna Kulenović, Vedran Poročanin e Armin Zimić, poi Nikola Karadaglić di Trebinje, Darko e Adna di Tuzla", continua Mimoza.

Mostar (foto Una Čilić)

Artisti e giovani da tutto il mondo

E che Mostar e il festival attirino anche artisti di paesi lontani lo testimonia il fatto che uno dei murales di primavera, che si trova in via Šantić, è stato fatto dall’artista di strada Jorge Pomar proveniente dall’Argentina. Il fatto che Jorge sia arrivato a Mostar su invito di un suo amico dell’Uruguay, anch’egli tra gli artisti che hanno dipinto i murales di via Šantić, indica che la scena urbana di Mostar pian piano inizia a prendere corpo.

"In una piccola città come questa, serve molto tempo prima che questa forma di espressione inizi a svilupparsi. Ho visto molti graffiti, messaggi politici. E credo che questa attività di strada sia più che sufficiente per una piccola società come la vostra", spiega Jorge.

Anche se il fenomeno dell’arte di strada non è completamente sviluppato e nemmeno riconosciuto in Bosnia Erzegovina, il lavoro del festival di Mostar inizia a cambiare lentamente anche questo. Mimoza sottolinea che i murales e i graffiti hanno un significato di gran lunga superiore a quello puramente estetico: "Noi in un modo sottile e non convenzionale offriamo un contributo alla scena culturale della città e costruiamo una piattaforma urbana che ha come base lo spazio pubblico, perché anche se di primo acchito non sembra è il riflesso della libertà e come tale è d’ispirazione per un’attività artistica". Mimoza poi aggiunge che anche lei stessa si meraviglia ogni volta di quante persone giovani e talentuose vi siano in Bosnia Erzegovina.

Numerosi turisti oggi visitano i palazzi distrutti, ad esempio la Banca di Vetro, e si fanno fotografare davanti alle opere artistiche. "Solitamente passeggiamo per la città e basta, ma quando vediamo qualcosa che ci interessa ci fermiamo per osservare meglio. E così è stato per i palazzi con i graffiti, ora sembrano molto più belli di quando erano solo rovine”, sottolineano due turiste norvegesi davanti alla Banca di Vetro.

"Abbiamo ancora molte idee. Questa energia creativa a volte sembra non finire mai. Questo festival è una forza motrice speciale e lo si sente. Molte cose sono sorte in modo spontaneo e per caso: perché quando fai una cosa in modo sincero e con molto amore i pezzi si incastrano da soli", conclude Mimoza.


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