Ritratto in fabbrica - Gughi Fassino

Licenziamenti facili, meno congedi pagati, contratti di lavoro più “flessibili”: la nuova legislazione sul lavoro, sostenuta da Fmi e Ue, mette a repentaglio i diritti dei lavoratori bosniaci

28/05/2015 -  Selma Boračić

(Pubblicato originariamente da Radio Free Europe , selezionato e tradotto da Le Courrier des Balkans e Osservatorio Balcani e Caucaso)

Tutti i mesi, almeno mille persone vengono licenziate in Bosnia Erzegovina. Nella sola Federazione di Bosnia Erzegovina (FbiH) sono state licenziate più di 5000 persone nei soli primi due mesi dell'anno e circa 12000 si sono registrate presso gli uffici di collocamento nello stesso lasso di tempo.

Jasenka Kremenjaš, di Sarajevo, è ingegnere ed ha un'esperienza di lavoro di quindici anni. E' stata licenziata nel marzo scorso. Un anno fa le è stato diagnosticato un tumore al seno ed ha domandato congedo per malattia all'azienda in cui lavorava, la SIK Croazia. Nel frattempo l'azienda ha però cambiato proprietà: la nuova amministrazione ha deciso di rinnovare il contratto di Jasenka, che nel frattempo aveva iniziato la chemioterapia, ma solo per un periodo di sei mesi. Secondo Jasenka le sarebbe però stato detto che il suo posto di lavoro l'avrebbe attesa.

“Sono il solo ingegnere civile nell'azienda, quindi non posso essere considerata un 'eccesso' di manodopera. Tutti gli altri sono o economisti o tecnici; ciononostante, il dicembre scorso – a metà della mia terapia - mi è stato detto che il mio contratto non sarebbe stato rinnovato. L'amministrazione mi ha esclusa dalla lista dei dipendenti”, racconta Jasenka.

Paura di perdere il lavoro

Sempre più persone stanno perdendo il lavoro, in particolare nella Federazione di Bosnia Erzegovina. Gli studi dell'ufficio per l'impiego della Federazione lo attestano: “Secondo le nostre analisi circa 5000 persone sono state licenziate in febbraio mentre altre 7300 persone hanno perso il lavoro per altre ragioni, come la scadenza dei loro contratti o dimissioni volontarie”, spiega Haris Čuljević, portavoce dell'ufficio.

Tutto questo fa oramai parte della vita dei lavoratori bosniaci, sommersi dai problemi e dalla paura di perdere il loro lavoro. In alcuni casi, la legge permette anche al datore di lavoro di sottoscrivere contratti che gli danno il diritto di licenziare i suoi dipendenti in qualsiasi momento.

Inoltre migliaia di lavoratori bosniaci, che avrebbero diritto alla pensione e che hanno lavorato presso i giganti industriali d'epoca jugoslava, non possono di fatto farlo perché spesso, i nuovi proprietari a seguito delle privatizzazioni, non hanno pagato loro i contributi. “Attendo da più di un anno che lo stato mi riconosca dieci anni di pagamenti di contributi per riuscire infine ad andare in pensione. Si vive ormai in condizioni inimmaginabili. E' catastrofico”, afferma Nada Mehić, ex dipendente della Krivaja di Zavidovići, vicino a Žepće.

Flessibilità e Fmi

Se i lavoratori manifestano ogni giorno per strada per difendere i loro diritti, i rappresentanti del governo, i sindacati e gli imprenditori si preoccupano soprattutto della nuova legge sul lavoro.

L'approvazione di una nuova legislazione sul lavoro nelle due Entità che costituiscono la Bosnia Erzegovina è sostenuta dal Fondo monetario internazionale, che l'ha posta come condizione necessaria per l'erogazione di nuovi crediti al paese.

Con la nuova legge i diritti dei lavoratori saranno drasticamente ridotti, il ruolo dei sindacati limitato e i congedi pagati rivisti al ribasso, senza contare l'introduzione di facilitazioni al licenziamento per i datori di lavoro.

“Il Fmi ci ha chiesto di aumentare la 'flessibilità' dei posti di lavoro e noi sappiamo bene cosa significhi. I contratti di lavoro sono già ora spesso di durata massima di cinque anni, un disastro per i lavoratori. Certo, per l'Fmi si tratterebbe solo di 'raccomandazioni' ma sono raccomandazioni che vengono prese molto seriamente dal legislatore”, afferma Ismet Bajramović, presidente dell'Unione dei sindacati indipendenti della Bosnia Erzegovina.

I governi delle due Entità, sino ad ora, hanno tentato di far passare la riforma senza consultazione o negoziazione tra le parti coinvolte. “Se il governo tenta di approvare la nuova legge forzando, noi, come sindacato, faremo tutto il possibile per impedire la sua entrata in vigore”, assicura Ranka Mišić, presidente dell'Unione dei sindacati della Republika Srpska.

La “nuova iniziativa europea”

L’adozione di questa nuova legge è una delle riforme che la Bosnia Erzegovina si è impegnata perseguire per rispettare l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione europea. Fa parte della “nuova iniziativa europea” ispirata da Londra e Berlino e dall'Accordo per la crescita e l'occupazione, accettato dalle autorità bosniache.

“La legge attuale non viene rispettata nel 50% delle aziende. Ciò significa che un lavoratore su due lavora già al di fuori delle previsioni legislative. La nuova legge è un attacco alla classe operaia. Rappresenterà un disastro per i lavoratori e per i sindacati dato che permetterà ai datori di lavoro di proporre contratti a tempo determinato, anche di pochi mesi, e se il lavoratore ha un qualsiasi problema, potrà essere licenziato in qualunque momento. In breve: non vi sarà più alcuna sicurezza sul posti di lavoro”, spiega Predrag Jorgić, presidente del sindacato di fabbrica della Trudbenik di Doboj.

Anche se non sono affatto soddisfatti della nuova proposta di legge sul lavoro, gli imprenditori si dicono perlomeno convinti che la legislazione attuale deve essere riformata. “Riteniamo che dei cambiamenti siano necessari. Ad esempio, un contratto di lavoro collettivo non può avere un durata indeterminata, deve essere rinegoziato ogni tre anni, come nella maggioranza dei paesi europei. Inoltre noi pensiamo che il periodo di vacanza annuale, che è attualmente almeno di quattro settimane, è troppo lungo e rappresenta un grosso limite per i datori di lavoro”, sottolinea Sefudin Čengić, Presidente dell'Associazione degli imprenditori della Federazione di Bosnia Erzegovina.


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