Il Sarajevo Resort Osenik, nella municipalità di Hadžići  

In Bosnia Erzegovina, la vendita a cittadini stranieri di terreni e immobili porta pochi benefici al paese e desta preoccupazione per la corruzione crescente che vi è legata. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

02/11/2016 -  Željana Grubišić

L'economia della Bosnia Erzegovina nel dopoguerra è stata caratterizzata da forte instabilità e sistematica corruzione. Un fenomeno emerso di recente che si somma a quanto fin qui registrato è la proliferazione di investimenti esteri su larga scala, che causano più preoccupazioni che prospettive di sviluppo per il paese.

La crescita economica registrata nel paese a partire dal 2011 (con un aumento del Pil del 3,2% nel 2015, secondo quanto registrato dalla Banca Mondiale ) è segnata da massicce acquisizioni immobiliari da parte di capitali stranieri e investimenti esteri nelle aziende del paese. Questi fenomeni sono stati accompagnati dalla presenza crescente di abbienti cittadini stranieri provenienti dal Medio Oriente e dalla Turchia, che si concentrano soprattutto nella capitale Sarajevo, nei suoi dintorni e in Bosnia centrale.

Le speculazioni dei magnati stranieri in Bosnia Erzegovina trovano un valido alleato nelle ambizioni dei partiti politici locali, nei loro leader e nei potentati locali, che il più delle volte danno priorità al proprio profitto personale rispetto ai doveri connessi all'esercizio della loro carica pubblica.

L'ipertrofico e inefficiente apparato burocratico, sommato ai ritardi nelle riforme, costituisce infatti uno spazio favorevole per i politici locali affinché possano beneficiare personalmente degli investimenti provenienti dall'estero attraverso pratiche corruttive.

Investimenti ad ogni costo

Benestanti cittadini turchi, sauditi e medio orientali stanno comprando immobili nel paese a un ritmo allarmante. Arrivano come investitori o turisti per lunghi periodi, in cerca di rifugio dalle secche estati del Golfo - secondo quanto affermano - ma finiscono per acquistare immobili e investire in aziende che hanno per unico scopo di fare da copertura per ulteriori acquisti di terreni e immobili.

Finora gli investimenti esteri in BiH, in particolare dal Medio Oriente e dalla Turchia, si sono concentrati nel settore immobiliare nell'area della capitale Sarajevo, dove un numero significativo di edifici – tra i quali l'hotel Bristol - sono stati ristrutturati con fondi di investitori arabi. Il Sarajevo City Mall – che include un albergo a cinque stelle, un centro commerciale e spazi per uffici - è stato costruito dalla compagnia saudita Al Shiddi Trading Establishment.

I sindaci di tre diverse municipalità di Sarajevo - Trnovo, Hadžići e Ilidža - del Partito bosniaco di Azione Democratica (SDA), si definiscono entusiasti del potenziale derivante dagli investimenti esteri.

"Il nostro introito dal progetto non sarà del 10%, ma del 30% [...] Ci aspettiamo che la municipalità di Trnovo incassi dai 500 ai 600 milioni nel giro di 10 anni; per non parlare del potenziale di creazione di posti di lavoro", ha commentato ad esempio il sindaco Ibro Barilo in merito al progetto della costruzione del complesso turistico Buroj Ozone a Trnovo, a 20 chilometri da Sarajevo. La posa della prima pietra del complesso è stata salutata positivamente da numerosi personaggi pubblici in una cerimonia ufficiale tenutasi a settembre di quest'anno.

La società Buroj, con sede negli Emirati Arabi, starebbe investendo 2,3 miliardi di euro (secondo la stessa azienda il più grande investimento straniero mai realizzato in un'unica tranche nel sud-est Europa) per la costruzione di questo complesso. Il complesso turistico dovrebbe offrire migliaia di unità abitative, diversi alberghi e centri commerciali disseminati nella zona fra i monti Igman e Bjelasnica.

Ad Hadžići, la compagnia kuwaitiana Gulf real Estate ha inaugurato lo scorso ottobre  il Sarajevo Resort Osenik, resort di lusso del valore stimato di oltre 200 milioni di euro, che include piscine interne e all'aperto, campi sportivi, un lago artificiale e un albergo.

Il sindaco di Ilidža, Senaid Memić, è a sua volta un entusiasta rispetto agli investimenti dei magnati arabi. Ha infatti premiato gli investitori con sconti per l'acquisto di infrastrutture, concordato l'affitto di terreni demaniali a tariffe minime e preso parte alla vendita di un terreno che dovrebbe servire da base operativa per nuovi progetti di sviluppo di infrastrutture turistiche.

Il villaggio di Pazarić, nei pressi di Sarajevo, è oggi una comunità di lusso. Prezzi altissimi sono stati pagati per le piccole case del villaggio che ricchi investitori di Dubai hanno trasformato in ville. Incaricati locali e intermediari ben pagati, responsabili per gli acquisti, si assicurano che gli accordi vengano raggiunti in silenzio e con discrezione.

Di recente, la vendita di una porzione di terreno situata nelle vicinanze del monumento naturale "Vrelo Bosne", nel comune Ilidža, ha provocato proteste pubbliche diffuse che si sono unite attorno allo slogan "Ne Damo Vrelo Bosne" [Non cediamo Vrelo Bosne]. La vicenda riguarda in particolare tre particelle catastali, che rientrano in un'area protetta in quanto collocata in prossimità di una delle sorgenti del fiume Bosna. Ad inizio agosto, l'area è stata ceduta dalla municipalità alla Kuwait Investment Company ad un prezzo (38 euro al metro quadro secondo quanto riporta Al Jazeera Balkans ) da molti ritenuto troppo basso.

Le proteste pubbliche scatenatesi in reazione alla vendita sono dovute principalmente alla vicinanza dei terreni ad una zona protetta e al basso prezzo di vendita al metro quadro. I funzionari della municipalità di Ilidža respingono le accuse al mittente sostenendo che l'operazione è stata condotta in maniera giuridicamente corretta e trasparente e che le critiche sarebbero politicamente motivate e fomentate dall'opposizione.

Mancanza di trasparenza, società fittizie, accuse di corruzione

Secondo l'Agenzia per la Promozione degli Investimenti Esteri, gli investitori stranieri godono dello stesso status, diritti e doveri delle società bosniache. Eppure dall'estero si ricorre spesso ad aziende e agenzie immobiliari registrate ma di fatto inesistenti. Secondo il Ministero della Sicurezza, i cittadini kuwaitiani finora possiedono 232 società registrate nel paese, ma tra queste molte risultano inattive, destando il sospetto che si tratti di coperture per acquisti immobiliari non del tutto lineari.

Rubina Cengić, giornalista del magazine bosniaco Start, mette in guardia circa l'andamento della presenza di risorse provenienti da investitori arabi nel mercato immobiliare. La giornalista in particolare richiama l'attenzione sulle difficoltà oggettive per ottenere informazioni precise sulla quantità esatta di acquisizioni effettuate da questi investitori immobiliari.

Commentando il fenomeno e l'attenzione crescente che negli ultimi mesi vi è stata dedicata dai media bosniaci per il network N1 , Esad Duraković, docente di letteratura e filologia araba, esprime preoccupazione: "Il processo in corso va inquadrato come una strategia deliberata i cui effetti finali si vedranno nel lungo periodo, e c'è il rischio che si vedano quando sarà troppo tardi [...] Non si tratta di investimenti produttivi, né di turismo, bensì della cessione a lungo termine, a beneficio di cittadini stranieri, delle risorse migliori di questo paese [...] Il tornaconto a breve termine derivante dai flussi di turismo non può oscurare le conseguenze di lungo periodo: non si tratta solo di turisti che visitano il paese per pochi giorni, ma di cittadini stranieri che stabiliscono una presenza permanente su terreni di loro proprietà in Bosnia Erzegovina."


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