Coronavirus, anche l’Albania รจ in quarantena

Dopo i primi due casi dellโ€™8 marzo scorso, le autoritร  albanesi hanno messo in atto misure restrittive per contenere la diffusione di un contagio che rischia di far collassare il sistema sanitario nazionale. Dopo il violento sisma del novembre scorso, il paese non si puรฒ permettere unโ€™altra crisi

20/03/2020, Tsai Mali Tirana

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Tirana - foto di Nensi Bogdani/Reporter.al. (su sua gentile concessione)

Che la diffusione del nuovo coronavirus avrebbe toccato anche lโ€™Albania รจ diventata una certezza non appena sono stati individuati i primi focolai in Lombardia e in Veneto. I 19 voli che collegano giornalmente i due paesi avrebbero fatto il resto.

Lโ€™altra certezza riguardava invece i limiti del sistema sanitario albanese. Nel paese si contano appena 200 macchine respiratorie, tra istituti pubblici e privati, mentre le strutture ospedaliere non sono attrezzate per rispondere adeguatamente ad un rischio pandemico.

I pochi casi confermati (al momento siamo a soli 64 contagi, tutti circoscritti nellโ€™Albania centrale) fanno sperare che la diffusione si possa ancora tenere sotto controllo. Tuttavia, ci sono giร  due vittime e sono comunque speranze che i tempi di incubazione e trasmissione del COVID-19 potranno facilmente smentire. Secondo le autoritร , infatti, lโ€™ondata รจ prevista per i prossimi giorni.

La stretta sul modello italiano

Nelle due lunghe settimane che hanno preceduto il rilevamento dei primi due casi, sui media albanesi si sono sprecate teorie sulla qualitร  della ‘razza’ albanese, sulle peculiaritร  del clima e del terreno o comunque sullโ€™immunitร  della popolazione locale, rinvigorita da precedenti epidemie o da condizioni igieniche precarie. Mito che sarebbe stato sfatato a breve, quando le autoritร  hanno dichiarato di avere individuato i primi casi di contagio da coronavirus in due uomini rientrati di recente dallโ€™Italia.

Nei giorni successivi, lโ€™Albania ha annullato tutti gli eventi pubblici, ha chiuso le scuole e le attivitร  dei servizi di ristorazione, ha sospeso sia il trasporto pubblico che quello privato, ha cancellato tutti i collegamenti con lโ€™Italia e chiuso con anticipo sugli altri paesi della regione tutti i valichi di confine terrestri. Chi entra dai paesi colpiti dal COVID-19 ha lโ€™obbligo di isolamento di 14 giorni, pena 5 mila Euro di multa. Amministrazione pubblica e aziende sono tenute ad applicare lo smart working e i congedi retribuiti, mentre uscire di casa รจ permesso solo in due fasce orarie, quattro ore la mattina e due nel pomeriggio. Per i pensionati, invece, uscire รจ assolutamente proibito.

In una settimana, ancora prima della prevedibile ondata di contagi, il paese si รจ completamente isolato e fermato.

Perchรฉ aspettare tanto?

Sullโ€™onda dellโ€™Italia, lโ€™Albania รจ stata tra i primi paesi dโ€™Europa a scegliere la quarantena. Lโ€™escalation delle sanzioni รจ stata generalmente accolta positivamente dallโ€™opinione pubblica, ma con poca determinazione dai cittadini. Diversi pazienti affetti non hanno rivelato di essere stati di recente nelle zone maggiormente colpite dal virus, molti altri continuano a non osservare regole e divieti.

Di certo non sono mancate le polemiche sui tempi dโ€™azione. Vista la certezza che il virus avrebbe viaggiato attraverso due comunitร  in continuo spostamento tra i paesi, perchรฉ non chiudere per lo meno alcune tratte da subito?

"Nessun paese ha reagito prima di avere conferma dei primi casi", ha chiarito il premier socialista Edi Rama. Certo รจ che il presunto paziente zero รจ stato diagnosticato dieci giorni dopo il rientro del paese e sono in molti a sostenere che anticipare lโ€™obbligo della quarantena avrebbe contribuito a limitare la diffusione del virus.

Confusione e protagonismi

Senza particolari sorprese, il premier Rama ha assunto un ruolo di guida nella gestione della crisi. A livello mediatico, ogni provvedimento รจ stato anticipato, abbozzato, rivisto e poi approvato sui suoi canali social. Post seriali, video messaggi e continue dirette su Facebook sono stati lโ€™unico mezzo di informazione per i cittadini sui provvedimenti del governo. Una comunicazione a ciclo continuo che, sovrapposta alla severitร  delle multe e sanzioni e alla generale sfiducia nelle istituzioni, ha contribuito ad ampliare lโ€™ansia e lโ€™incertezza dei cittadini.

Inoltre, per diversi giorni, gli operatori di telefonia mobile hanno inviato SMS a tutti gli utenti e impostato un messaggio vocale su tutte le chiamate in uscita. Le parole e la voce sono quelle del premier. Il testo, piรน o meno, recita: "Sono Edi, lavati le mani, tieni aperte le finestre, non uscire di casa e diffida dei media".

Lโ€™ennesimo attacco alla stampa e una personalizzazione della battaglia comune rischia di essere controproducente e rende ancora piรน vaga la linea di separazione tra campagna di sensibilizzazione e strategia di promozione.

Unโ€™altra ferita

Lโ€™Albania si trova oggi ad affrontare lโ€™incubo contagio quando ancora deve fare i conti con il cosiddetto โ€œprocesso di ricostruzioneโ€ annunciato in seguito al violento sisma del 26 novembre scorso. A inizio anno, il governo albanese aveva stimato danni intorno al miliardo di Euro, ovvero il 6.4% del Pil, nonchรฉ un calo dellโ€™attivitร  economica di 1.1 punto percentuale.

A febbraio la conferenza dei donatori, tenutasi a Bruxelles sotto lโ€™egida della Commissione europea per aiutare il paese a ripartire, ha raggiunto quota 1.15 miliardi di Euro, andando oltre le piรน rosee attese del governo, anche se poi รจ stato chiarito che le donazioni ammontano soltanto a circa il 30% di quella somma. Il resto sono prestiti agevolati, seppure a condizioni favorevoli.

La ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma รจ stata perรฒ frenata dallโ€™avvento di un pericolo che ora rischia di dilatare ulteriormente i giร  incerti tempi dei lavori, o comunque di distogliere lโ€™attenzione da un processo che richiederร  massima trasparenza e uno scrupoloso rispetto delle regole: grandi assenti di questi ultimi anni di governo.

Oltre ai limiti congeniti e procedurali di un processo che si preannuncia lungo e delicato, si affaccia ora un nuovo stallo economico e lโ€™insofferenza dei cittadini albanesi, messi di nuovo alla prova a distanza di pochi mesi.

"Il terremoto ci ha lasciati fuori casa a oltranza, ora il virus ci ha chiusi dentro", lamentano molti cittadini che nel dramma del terremoto avevano ritrovato un senso di vicinanza e solidarietร  di altri tempi. Il vuoto delle istituzioni e il terrore delle scosse continue erano stati attutiti solo da una ritrovata dimensione di comunitร . Una vicinanza che dopo gli anni โ€™90 e soprattutto nelle grandi cittร  sembrava definitivamente perduta.

Quel ritrovarsi a parlare e conoscersi nelle strade sotto casa dopo essersi ignorati per anni nei pianerottoli dei propri condomini era diventato il timido risvolto positivo di una catastrofe costata la vita a 51 persone e che ha messo in ginocchio lโ€™economia del paese. Una dimensione speculare rispetto allโ€™isolamento che invece impongono le regole necessarie a fermare il contagio, e che richiede oggi un modo diverso di stare insieme. Di sostenerci con la distanza.

Qualunque sarร  la portata di questa nuova crisi ormai alle porte, per lโ€™Albania รจ giร  evidente che da domani, si tratterร  sia di โ€œricostruireโ€ che di โ€œrisanareโ€.

Mentre oggi รจ ancora il momento di dimostrare se siamo in grado di ritrovarci uniti, davanti allโ€™ennesima privazione.

Fotografie

Sono atmosfere rarefatte quelle che si respirano in centro a Tirana. Dove solitamente domina il traffico, risaltano, nel dramma, le fioriture primaverili. Il fotoracconto di Nensi Bogdani/Reporter.al.

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