Taiz, Yemen, 2018 (© anasalhajj/Shutterstock)

Taiz, Yemen, 2018 (© anasalhajj/Shutterstock)

La Croazia è tra i principali paesi Ue esportatori di armi, e dall'aeroporto di Fiume transitano anche forniture straniere verso l'Arabia Saudita. Ma fornendo armi alle parti in conflitto in Yemen, gli europei hanno delle responsabilità in una guerra che ha fatto più di diecimila vittime in quattro anni

20/06/2019 -  Ana KuzmanićIvana Perić Zagabria

(Questo articolo è stato pubblicato originariamente da H-Alter nell'ambito del progetto EDJNet )

Stando all'ultimo rapporto di Human Rights Watch , negli ultimi anni in Yemen sono stati colpiti migliaia di civili. Dall’inizio del conflitto fino al novembre 2018 risultano uccisi 6.872 civili, mentre 10.768 sono rimasti feriti – perlopiù durante gli attacchi aerei della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita. Secondo un recente rapporto pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), nel 2018 in Yemen sono stati uccisi o feriti circa 100 civili alla settimana . Un quinto delle vittime erano bambini: 410 morti e 542 feriti. Infine, secondo i dati raccolti dallo Yemen Data Project dal 2015 ad oggi il paese ha subito 19.652 attacchi aerei, in cui sono stati uccisi 8.419 civili e 9.616 sono rimasti feriti.

Il numero delle vittime civili è però probabilmente molto più alto rispetto a queste stime, anche perché dall’inizio del conflitto migliaia di yemeniti sono stati costretti a fuggire dalle loro case e milioni di persone soffrono per la mancanza di cibo (14 milioni sono a rischio malnutrizione) e di assistenza sanitaria. L’anno scorso Geert Cappelaere, direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha reso noto che in Yemen circa 7 milioni di bambini vanno a dormire affamati ogni notte. Inoltre, gli operatori impegnati nella distribuzione degli aiuti umanitari spesso vengono rapiti, torturati e uccisi.

Nessuna delle parti coinvolte nel conflitto in Yemen ha intrapreso alcuna indagine sui numerosi casi di violazione delle leggi e degli usi di guerra commessi dalle loro forze armate. Manca poi un’adeguata reazione della comunità internazionale ai crimini commessi: sembra che nessuno sia disposto ad alzare la voce contro questa guerra che dura ormai da anni. Le cifre sulle conseguenze del conflitto vengono citate dai media solo en passant, impacchettate dentro la narrazione della “catastrofe umanitaria”, che non viene mai accompagnata da informazioni sulle dinamiche politiche sottese al conflitto.

Leggendo le notizie sulla situazione in Yemen, si ha l’impressione che questo paese sia stato colpito da una catastrofe caduta dal cielo e contro la quale non si può fare nulla. È difficile percepire diversamente la guerra se non ci si rende conto del fatto che ognuno di noi ha delle responsabilità per quanto accade nel mondo, ma ha anche il potere di cambiare le cose. Con questo articolo vogliamo sollevare la questione delle responsabilità dell’Europa, e in particolare della Croazia, per la guerra in Yemen, nella speranza di suscitare una qualche reazione di protesta – per quanto contenuta e simbolica – contro questa catastrofe, che non può essere considerata una “guerra di nessuno” perché in realtà riguarda tutti.

L’Europa e la Croazia continuano a vendere armi all’Arabia Saudita

I politici croati finora non sono mai stati interpellati in merito alle conseguenze dell’esportazione di armi da parte della Croazia nei paesi coinvolti in conflitti armati in Medio Oriente che sistematicamente ignorano o violano le norme del diritto internazionale. Secondo dati raccolti delle Nazioni Unite, nel 2012 la Croazia ha esportato armi in Giordania per un ammontare complessivo di 36 milioni di dollari; la maggior parte di queste armi è finita sui campi di battaglia in Siria. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2016, l’Arabia Saudita ha importato dalla Croazia armi per un valore complessivo di 124 milioni di dollari.

Fino al 2012 la Croazia esportava in Giordania e in Arabia Saudita una quantità trascurabile di armi. La Croazia tradizionalmente esporta la maggiore quantità di armi negli Stati Uniti. Tuttavia, a partire dal 2016, oltre agli Stati Uniti – che in quell’anno hanno importato dalla Croazia armi per un valore complessivo pari a 110 milioni di dollari – la Croazia ha cominciato a esportare una grande quantità di armi (soprattutto quelle utilizzate nella cosiddetta guerra patriottica degli anni Novanta) anche all’Arabia Saudita, tanto che nel 2016 l’Arabia ha importato dalla Croazia armi per un importo complessivo di 78 milioni di dollari.

Man mano che cresceva l’interesse per la questione dell’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita, i giornalisti hanno iniziato ad analizzare alcuni documenti ufficiali dell'Ue , dai quali è emerso che la Croazia è tra i principali paesi Ue esportatori di armi – almeno per quanto riguarda il valore delle autorizzazioni all’esportazione. Il 2013 e il 2015 sono stati gli “anni d’oro”, in cui la Croazia è stata tra i primi paesi Ue per valore delle licenze all’esportazione di armi, preceduta solo da Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

La Croazia esporta i seguenti tipi di armi (riportati nell’Elenco comune delle attrezzature militari dell'Unione europea ): armi ad anima liscia di calibro inferiore e superiore a 20 mm; altre armi e armi automatiche di calibro uguale o superiore a 12,7 mm; munizioni e dispositivi di graduazione di spolette; bombe, siluri, razzi, missili, altri dispositivi esplosivi e cariche, nonché relative apparecchiature e accessori, e loro componenti appositamente progettati; corazzature ed equipaggiamenti di protezione e relativi componenti; apparecchiature di “produzione” e relativi componenti.

Le autorità saudite di solito non vendono agli altri paesi del Medio Oriente le armi di propria produzione, bensì quelle importate soprattutto dai paesi dell’Europa sud-orientale, tra cui anche la Croazia.

Un'inchiesta realizzata nel 2017 dai giornalisti di BIRN (Balkan Investigative Reporting Network) ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica croata e di altri paesi della regione. L’inchiesta ha dimostrato che dall’aeroporto di Fiume, situato sull’isola di Krk (Veglia) in Croazia, venivano trasportate con aerei cargo grandi quantità di armi verso il Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno deciso di usare l’aeroporto di Fiume per le proprie esportazioni di armi per evitare di passare attraverso la Germania, dove le autorità stavano iniziando a indagare su possibili violazioni relative all'esportazione di armi verso il Medio Oriente.

Nel 2017 la Croazia ha firmato 194 accordi per il trasferimento di armi verso 47 paesi, tra cui anche la Giordania, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Una parte di queste armi è sicuramente finita in Yemen, ma risulta quasi impossibile seguirne le tracce.

È importante inoltre sottolineare che l’ammontare delle risorse fornite dall’Ue per gli aiuti umanitari in Yemen è trascurabile rispetto al valore complessivo delle armi vendute dai paesi europei all’Arabia Saudita: solo le autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso l’Arabia Saudita rilasciate dal governo britannico a partire dal 2013 ammontano a circa 7,25 miliardi di euro.

Anche alcuni governi “progressisti”, come quello spagnolo , si sono rivelati ipocriti a questo riguardo. Così ad esempio l’attuale sindaco di Cadice, José María González (Podemos), che si definiva “attivista antimilitarista” e nel 2015 si era impegnato per la sospensione dei rapporti commerciali con l’Arabia Saudita, con il passare del tempo ha cambiato “prospettiva”, appoggiando un accordo stipulato tra il governo spagnolo e l’Arabia Saudita per la costruzione di navi militari nel cantiere navale di Cadice. Anche il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha appoggiato questo accordo. Mentre gli europarlamentari del suo partito votavano per la sospensione di tutte le forniture militari all’Arabia Saudita, Sánchez ha nuovamente autorizzato l’esportazione di bombe a guida laser a Riad. Il valore complessivo delle licenze all’esportazione di armi rilasciate dal governo spagnolo tra il 2013 e il 2016 è stato di 1,64 miliardi di euro, mentre il valore stimato delle esportazioni di armi è stato pari a 1,63 miliardi di euro.

L’autocensura dei media e il silenzio dell’opinione pubblica

I media croati, soprattutto quelli mainstream, si sono occupati della guerra in Yemen solo sporadicamente, limitandosi a riportare le informazioni diffuse dalle agenzie di stampa relative ai morti, ai tentativi di negoziati di pace, alla crisi umanitaria e alla fame patita dalla popolazione yemenita. L'attenzione verso le esportazioni di armi è cresciuta solo dopo l’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi: i media hanno citato alcuni rapporti di Amnesty International sulle esportazioni di armi statunitensi e britanniche, ma hanno evitato di menzionare altri paesi che fanno profitti grazie alla "campagna genocidaria condotta dall'Arabia Saudita" , come ha definito la guerra in Yemen una giornalista del settimanale Novosti.

Questo settimanale è stato il primo tra i media croati a citare anche altri paesi europei coinvolti nell’esportazione di armi in Medio Oriente, come la Germania e la Spagna che, nonostante gli annunci di sospensione della vendita di armi all’Arabia Saudita, hanno firmato nuovi accordi per la fornitura di armi con Riad. Deutsche Welle ha indicato anche la Francia come uno dei principali esportatori di armamenti verso l’Arabia Saudita, mentre il portale Telegram ha riportato la notizia che anche la Danimarca e la Finlandia vendono armi all’Arabia Saudita, stando a un rapporto pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute.

Solo dopo la pubblicazione di un'inchiesta realizzata nel 2016 dai giornalisti di BIRN e OCCRP, che ha dimostrato che la Croazia ha venduto armi all’Arabia Saudita per un valore complessivo di 302 milioni di euro, alcuni portali di informazione croati, tra cui 24 sata, hanno pubblicato articoli sulla vendita di armi croate in Medio Oriente. L’unico ad occuparsi più dettagliatamente di questo argomento è stato il portale Obris , specializzato sui temi legati alla sicurezza. Dall’altra parte, la Radiotelevisione croata (HRT) non ha riportato una sola notizia sulla vendita di armi croate. 

Abbiamo chiesto agli esperti del Centro studi per la pace di Zagabria un commento sul silenzio dei politici e dei media europei sulla guerra in Yemen. “Mentre i paesi europei fanno molto rumore quando si fingono vittime della crisi dei migranti che cercano di raggiungere l’Unione europea, restano in silenzio quando si parla delle responsabilità per la vendita di armi a paesi coinvolti in conflitti armati, come l’Arabia Saudita che interviene militarmente in Yemen”.

Dal Centro studi per la pace ricordano inoltre che la Croazia ha deciso di continuare a vendere armi all’Arabia Saudita nonostante l’invito rivolto dal Parlamento europeo agli stati membri affinché sospendano l’esportazione di armi a causa dei crimini commessi dalla coalizione saudita in Yemen. “Inoltre, vendendo armi all’Arabia Saudita la Croazia ha violato il trattato internazionale sul commercio delle armi, che stabilisce che ogni paese, prima di procedere all’esportazione di armi, deve fare una valutazione dei rischi di tali operazioni. Due anni fa, il ministero dell’economia, delle imprese e dell’artigianato, interpellato in merito, ci ha risposto di non disporre di alcun documento di valutazione della situazione relativa all’esportazione di armi all’Arabia Saudita. L’esportazione di armi all’Arabia Saudita non è stata preceduta da alcuna valutazione dei rischi e comporta la violazione delle convenzioni internazionali, ma anche della legislazione nazionale. Con mosse di questo tipo la Croazia si avvicina a quei paesi che contribuiscono all’aggravarsi dei conflitti armati e all’instabilità internazionale”, spiegano gli esperti del Centro studi per la pace.

La Croazia si è così piazzata nella lista dei paesi guerrafondai, ma ciononostante i cittadini croati sono rimasti indifferenti rispetto a quanto sta accadendo in Yemen. In alcuni paesi europei la società civile ha invece alzato la voce contro la guerra in Yemen. Nel marzo 2019 gli abitanti di Londra hanno protestato contro la vendita di armi all’Arabia Saudita, mettendo in guardia sul fatto che l’annunciata vendita di diversi aerei Eurofighter Typhoon all’Arabia Saudita avrebbe comportato una violazione delle norme del diritto internazionale e ricordando che dall’inizio della guerra in Yemen sono stati uccisi migliaia di civili.

In Bosnia Erzegovina sono state organizzate diverse raccolte di aiuti umanitari destinati alla popolazione yemenita, mentre i lavoratori del porto di Genova si sono rifiutati di caricare il materiale bellico su una nave saudita, in segno di protesta contro la guerra in Yemen. Gli operai portuali hanno iniziato uno sciopero, rifiutandosi di lavorare finché la nave non avesse lasciato il porto. La nave era partita carica di armi da un porto belga e, prima di arrivare a Genova, le era stato impedito di attraccare in un porto francese per caricare altre armi.

In Croazia, al contrario, negli ultimi quattro anni non è stata organizzata nessuna raccolta di aiuti umanitari né è stata indetta alcuna protesta contro la guerra in Yemen e contro il coinvolgimento del paese in questo conflitto. Non abbiamo reagito in alcun modo alla guerra in Yemen, ma non possiamo (più) fingere di non saperne nulla.

Questo articolo è pubblicato in associazione con lo European Data Journalism Network  ed è rilasciato con una licenza CC BY-SA 4.0

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