Lorenzo Ferrari 16 maggio 2018

Il tasso di suicidio nei penitenziari del sud-est Europa è relativamente basso, in parte per la composizione della popolazione carceraria.  

Nei paesi del Sud-Est Europa, il tasso di suicidio in carcere è molto più basso rispetto alla media europea. Se si guarda al periodo 2011-2015 , nei Balcani ci sono stati ogni anno in media 53 casi di suicidio ogni 100.000 detenuti, mentre nel resto d'Europa la media è di 87 casi. I dati sono raccolti annualmente dal Consiglio d’Europa  e vengono pubblicati dopo un processo attento di verifica, per cui sono generalmente ritenuti affidabili; i dati relativi alla Bosnia Erzegovina e al Kosovo non sono attualmente disponibili.

Inoltre, nel Sud-Est Europa c'è una differenza relativamente contenuta tra il tasso di suicidio della popolazione carceraria e quello della popolazione generale (i detenuti sono circa 5 volte più propensi a commettere suicidio rispetto ai loro connazionali). In altri paesi europei, come la Francia, il Belgio o la Norvegia, la probabilità che un detenuto commetta suicidio è molto più alta – addirittura 10 volte maggiore rispetto a quella di un cittadino in libertà. Bisogna dunque concludere che il trattamento dei detenuti nei penitenziari balcanici è migliore rispetto al resto d'Europa?

A suggerire cautela nelle conclusioni sta la diversa composizione delle popolazioni carcerarie dei Balcani e del resto d'Europa, che aiuta a spiegare almeno in parte tali differenze di comportamento. Vari studi hanno infatti rilevato correlazioni significative  tra il profilo generale dei detenuti e il loro tasso di suicidio: le violenze auto-indotte tendono a essere più frequenti nei sistemi carcerari dove il tasso di imprigionamento è basso, cioè dove vengono incarcerate relativamente poche persone. In quei casi, coloro che si trovano nei penitenziari perché non riescono ad accedere a pene alternative sono spesso persone con seri problemi psichici o di marginalità sociale, e dunque particolarmente fragili. I suicidi in carcere tendono poi a essere più frequenti  laddove si fa ampio ricorso alla carcerazione preventiva: è accertato che le persone più a rischio sono quelle arrestate da poco tempo o in attesa di giudizio.

Nei paesi dei Balcani il tasso di imprigionamento è piuttosto alto – le carceri non sono dunque popolate da persone particolarmente fragili – ma allo stesso tempo il ricorso alla carcerazione preventiva è piuttosto limitato. La combinazione di questi due fattori rende la popolazione carceraria di questi paesi meno esposta al rischio di suicidio rispetto al resto d'Europa.

Nonostante questo quadro complessivamente positivo per la regione, esistono delle variazioni nazionali marcate. Ad esempio, il tasso di suicidio in carcere è estremamente basso in Croazia (19 casi annuali per 100.000 detenuti, perfettamente in linea col resto della popolazione – caso unico in Europa), mentre è più di cinque volte maggiore nella vicina Slovenia.

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