Georgia | | Diritti, Politica, Società civile
25 ottobre, Tbilisi torna in piazza
29/10/2026, Luna De Bartolo
Il 25 ottobre, circa duemila persone si sono radunate a Tbilisi per una manifestazione organizzata da diversi partiti di opposizione sotto lo slogan “Una Georgia senza Ivanishvili”. A riaccendere la protesta, la possibile messa fuorilegge di cinque partiti di opposizione. Un fotoracconto
Una mobilitazione che punta a inaugurare una nuova stagione di proteste in vista del 28 novembre, quando ricorreranno i due anni dall’annuncio con cui il partito al potere Sogno Georgiano, all’indomani di elezioni controverse, aveva sospeso il percorso di integrazione europea del Paese. Quel giorno del 2024, decine di migliaia di cittadini si erano ritrovati spontaneamente davanti al parlamento, su viale Rustaveli, dando il via a mesi di dimostrazioni di massa represse duramente dalla polizia.
Da allora sono state adottate numerose norme restrittive in materia di ordine pubblico, mentre si è intensificata al tempo stesso la pressione sui media e sulle organizzazioni della società civile, il cui accesso ai finanziamenti è stato radicalmente ridotto. In due anni la Georgia ha cambiato volto ma le proteste non si sono interrotte, sopravvivendo con piccoli presidi quotidiani e marce settimanali.
L’ultima drammatica fase si è aperta il 21 ottobre, quando la Corte costituzionale ha cominciato a esaminare il ricorso presentato da Sogno georgiano, che chiede di mettere fuori legge cinque partiti di opposizione: i quattro che hanno superato lo sbarramento nel 2024, rappresentativi di oltre un terzo dei voti totali, e una formazione nata successivamente.
Il governo utilizza l’espressione “UNM collettivo” per ricondurre in un’unica categoria forze diverse, accomunandole al partito dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, i cui anni al potere furono anch’essi segnati da una progressiva deriva autoritaria.
Il fronte antigovernativo resta diviso: due delle formazioni oggetto del ricorso, Lelo e Per la Georgia (quest’ultima entrata in parlamento alla fine del 2025, rompendo il boicottaggio post-elettorale), non erano presenti alla dimostrazione.
L’accusa mossa alle opposizioni si fonda sul divieto costituzionale per i partiti di sovvertire con la forza l’ordine dello Stato, minarne l’integrità territoriale o fomentare scontri etnici e sociali. La sentenza, inappellabile, dovrà essere pronunciata entro giugno 2027, a poco più di un anno dalle prossime elezioni parlamentari.
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