Pubblicato il: 22/10/2026

CASE Italia scende in piazza contro il nuovo decreto italiano sulle SLAPP

Archivio personale - S. Kelner

Rappresentanti di CASE Italia – Archivio personale – S. Kelner

Rappresentanti di CASE Italia - Archivio personale - S. Kelner

Il decreto del Consiglio dei Ministri restringe la portata delle tutele previste dalla direttiva contro le SLAPP: CASE Italia chiede maggiori tutele contro le cosiddette “querele bavaglio” e lancia una petizione

Roma, 22 ottobre 2026 | Lo scorso 2 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che recepisce in Italia la direttiva europea (Ue) 2024/1069 contro le SLAPP – Strategic Lawsuits Against Public Participation – le cosiddette “cause bavaglio”. CASE Italia, il gruppo di lavoro italiano della Coalition Against SLAPPs in Europe, che riunisce 17 organizzazioni della società civile, è scesa oggi in piazza a Roma per denunciare le criticità del deludente decreto, il quale arriva addirittura a restringere la portata delle tutele previste dalla direttiva europea contro le SLAPP.

Le SLAPP sono tutte quelle azioni legali manifestamente infondate, o sproporzionate, avviate prevalentemente da politici, esponenti del mondo imprenditoriale e aziende, con il solo intento di intimidire, silenziare o scoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico di giornalisti, attiviste, ricercatrici, whistleblower e, più in generale, di chi esercita il diritto di informare o di esprimere opinioni su questioni di interesse collettivo.

Roma, 22 ottobre 2026 - foto S. Kelner

Roma, 22 ottobre 2026 – foto S. Kelner

Il decreto con cui l’Italia recepisce la direttiva europea contro le SLAPP offre protezioni solo ai bersagli di azioni legali temerarie con implicazioni transfrontaliere, escludendo di fatto le controversie domestiche, che rappresentano, invece, almeno il 90% dei casi registrati, lasciando  quindi senza tutele 9 casi su 10.

La norma approvata dal Governo introduce inoltre una nozione più restrittiva dei casi transfrontalieri rispetto a quella delineata dalla direttiva. Una scelta che rende l’applicazione delle protezioni legali contenute nel decreto ancora più marginale e che solleva dubbi in merito alla conformità della disciplina nazionale al diritto europeo.

In Italia si registra il numero più alto di SLAPP in tutta l’UE; ciononostante il provvedimento di ottobre si applica solo nei procedimenti civili, lasciando fuori quelli penali, inclusi i procedimenti per diffamazione, tra gli strumenti più usati contro chi informa o critica in Italia.

“Gli ombrelli bucati che abbiamo portato in piazza rappresentano perfettamente una legge che, invece di proteggere chi è sotto attacco, lascia quasi tutti esposti alla pioggia di azioni legali temerarie” – dichiara Martina Turola, responsabile comunicazione di The Good Lobby, organizzazione non profit parte della rete CASE Italia. “Per questo oggi lanciamo una petizione in cui chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa legge che non tutela quasi nessuno e non protegge davvero tutti i bersagli di SLAPP.”

Roma 22 ottobre - Daniele Fabbri, stand-up comedian bersaglio di SLAPP, e Sielke Kelner, OBCT - foto S.Kelner

Roma 22 ottobre – Daniele Fabbri, stand-up comedian bersaglio di SLAPP, e Sielke Kelner, OBCT – foto S.Kelner

Hanno partecipato, portando la loro testimonianza di bersagli di SLAPP Antonella Napoli, giornalista; Antonio Tricarico, program manager di ReCommon; Daniele Fabbri stand up comedian.

La manifestazione di oggi – che arriva proprio a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio ancora impunito della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuto il 16 ottobre 2017, vittima di una cinquantina di SLAPP – è la conseguenza di un processo di partecipazione e consultazione che CASE Italia ha condotto con l’invio di numerosi inviti volti a un confronto con il Ministero della Giustizia, rimasti tutti, però, inascoltati.

Sielke Kelner, portavoce di CASE Italia e ricercatrice di OBC Transeuropa, dichiara: “L’inadeguatezza della trasposizione italiana è anche il risultato dei ripetuti rifiuti del Governo agli inviti al dialogo rivolti da CASE Italia, sia durante la negoziazione della Direttiva sia dopo la sua adozione. L’esclusione della società civile dalla definizione di una politica pubblica che incide sulla qualità del dibattito pubblico rappresenta una cattiva pratica nel panorama europeo, con ricadute sulla libertà di espressione e sul diritto dei cittadini a essere informati. È per tutelare non solo i bersagli delle SLAPP, ma lo stesso dibattito pubblico, che abbiamo lanciato una raccolta firme per chiedere ai decisori politici di introdurre tutele effettive contro le SLAPP.”

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