Pubblicato il: 15/10/2026

Italia: MFRR esprime preoccupazione per il procedimento contro i giornalisti di Domani

© Massimo Todaro / Shutterstock

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Guido Crosetto, Ministro della Difesa © Massimo Todaro / Shutterstock

Italia: i partner del consorzio MFRR esprimono preoccupazione per le implicazioni per la libertà dei media del procedimento contro i giornalisti di Domani

I partner del consorzio MFRR esprimono preoccupazione per il procedimento penale a carico di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, giornalisti di Domani, dinanzi al Tribunale penale di Roma. I due giornalisti sono accusati di concorso ad accesso abusivo ad un sistema informatico e di rivelazione di segreti d’ufficio. Secondo quanto riportato, le accuse sono aggravate dall’ipotesi che i giornalisti abbiano cercato un vantaggio economico attraverso la pubblicazione delle informazioni.

Il procedimento solleva serie preoccupazioni in merito alla tutela delle fonti giornalistiche e rischia di creare un pericoloso precedente per il giornalismo d’inchiesta nell’interesse pubblico.

Nell’ottobre 2022, poco dopo la sua nomina a ministro della Difesa, Guido Crosetto aveva annunciato di aver incaricato uno studio legale di intraprendere un’azione legale contro Domani in relazione a un articolo che esaminava i potenziali conflitti di interesse legati ai suoi rapporti con l’industria degli armamenti. L’articolo esaminava l’attività svolta da Crosetto, a partire dal 2014, come lobbista e consulente dell’industria italiana degli armamenti, evidenziando come i suoi legami professionali e le relazioni personali con figure chiave del settore sollevassero interrogativi in merito a potenziali conflitti di interesse. Alla fine, Crosetto non ha sporto querela né avviato una causa civile, ma ha presentato un esposto che ha spinto la Procura della Repubblica ad aprire un’indagine preliminare sulla redazione di Domani.

Secondo le accuse, i giornalisti avrebbero ricevuto documenti da un tenente della Guardia di Finanza, anch’egli oggetto di procedimenti nel caso. I documenti riguarderebbero, secondo quanto riportato, i patrimoni finanziari di politici, imprenditori e membri di organizzazioni criminali, nonché di partiti politici. Tra questi vi erano documenti relativi alle dichiarazioni fiscali di Crosetto, che avrebbero potuto consentire a Domani di riferire sul reddito dell’allora Ministro della Difesa nell’ottobre 2022.

In base alle accuse mosse contro di loro, Tizian e Vergine rischiano pene detentive fino a otto anni per presunto concorso ad accesso abusivo ad un sistema informatico, e fino a tre anni per la presunta rivelazione di segreti d’ufficio.

Il 13 ottobre si è tenuta davanti al Tribunale di Roma la prima udienza preliminare; la prossima è fissata per gennaio 2027.

Il consorzio MFRR ha costantemente espresso preoccupazione per il deterioramento della libertà dei media in Italia negli ultimi anni, come documentato durante le sue missioni di advocacy condotte a Roma nel 2024 e nel 2026. La redazione di Domani, nota per la sua attenzione al giornalismo d’inchiesta, ha subito una serie di attacchi, tra attacchi verbali da parte di esponenti politici, minacce di violenza fisica da parte di organizzazioni criminali e ripetute azioni legali intimidatorie, spesso promosse da politici e alti funzionari pubblici. Il procedimento contro Domani conferma la crescente pressione sul giornalismo d’inchiesta indipendente in Italia.

La protezione delle fonti giornalistiche è un pilastro della libertà di stampa e una condizione essenziale perché i media possano svolgere la loro funzione di controllo sul potere. Ai sensi dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le autorità devono rispettare il diritto dei giornalisti a proteggere l’identità delle loro fonti. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito più volte l’importanza di tutelare il ruolo dei giornalisti come “cani da guardia” della democrazia. Nel caso Dupuis e altri c. Francia, la Corte ha sottolineato che particolare attenzione deve essere prestata nel valutare se punire giornalisti per la pubblicazione di informazioni ottenute in violazione del segreto istruttorio o del segreto professionale, soprattutto quando il loro lavoro giornalistico contribuisce a un dibattito di significativo interesse pubblico. Infatti, le tutele dell’articolo 10 includono «il diritto dei giornalisti di divulgare informazioni su questioni di interesse generale, purché agiscano in buona fede e su una base fattuale accurata».

Le organizzazioni firmatarie richiamano l’attenzione delle autorità italiane sugli impegni assunti ai sensi della Raccomandazione n. R (2000) 7 del Consiglio d’Europa, che stabilisce che la protezione delle fonti dei giornalisti è una condizione fondamentale per il lavoro giornalistico e la libertà dei media. È essenziale per garantire un’informazione libera e indipendente, per il pluralismo mediatico e, di conseguenza, per il buon funzionamento di una società democratica. E richiamano inoltre agli obblighi previsti dall’articolo 4 dello European Media Freedom Act (EMFA), che stabilisce che gli Stati membri non devono arrestare, sanzionare, intercettare o ispezionare i professionisti dei media né alcuna persona che, a causa della propria relazione con un fornitore di servizi mediali o con il suo personale editoriale, potrebbe avere informazioni relative a fonti giornalistiche o comunicazioni riservate, o capaci di identificarle.

Firmato

Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT)
European Federation of Journalists (EFJ)
Free Press Unlimited (FPU)
International Press Institute (IPI)
European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF)

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Questo comunicato è stato prodotto all'interno del progetto Media Freedom Rapid Response (MFRR), un meccanismo a livello europeo che traccia, monitora e risponde alle violazioni della libertà di stampa e dei media negli Stati membri dell'UE e nei Paesi candidati.

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